Quesito

approfitto nuovamente della sua disponibilità.
Ho letto alcuni scritti che parlano della sofferenza, ed alcuni sui interventi in merito su questo sito.
La mia domanda però è specifica e riguarda il valore purificatorio della sofferenza.
Intanto si può affermare che la sofferenza ha un valore di purificazione per l’anima?
In alcune religioni mi pare addirittura che la sofferenza sia legata al peccati di un’anima e che servano per redimerla e purificarla.
Certo se queste sofferenze sono vissute in carità, in atteggiamento eucaristico (di ringraziamento) e di offerta, allora assumono un valore soprannaturale.
Però a volte rimango molto perplesso di fronte a persone che soffrono e che vivono queste tribolazioni tutt’altro che in stato di grazia. Anzi se la prendono con Dio e lo bestemmiano.
Si può allora pensare che Dio nella sua infinità bontà dia a queste persone una possibilità di purificarsi nella sofferenza e far scontare con patimenti temporali la giusta pena eterna?
Io a volte cerco di giustificare e scusare queste persone davanti a Dio, se per me che sono un misero peccatore possono nascere sentimenti di compassione per queste anime che soffrono doppiamente sia nel corpo che nell’anima, sono portato a credere che il Signore abbia misericordia per queste persone ed arrivi a concepire come meritoria la loro sofferenza, magari concedendo loro una possibilità di conversione e di espiazione.
Le chiedo di offrire se può il sacrificio eucaristico per queste persone, poiché credo che Dio si sia fatto uomo in particolar modo per loro e per me peccatore.
Un saluto e un augurio di un Santo Natale pieno di doni celesti  


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. A proposito di quelli che vivono male la loro sofferenza imprecando e bestemmiando Dio, si possono distinguere due livelli.
Il primo è quello esteriore, visibile anche per noi. Qui possiamo dire che se uno bestemmia non dice certo una giaculatoria.
L’altro livello è quello interiore. E a questo livello vede pienamente solo Dio. E allora non è sbagliato augurarsi che il Signore tenga conto di tutto.
È illuminante, al proposito, quanto riferisce il vangelo circa i due ladroni crocifissi con Cristo.
Del buon ladrone, che si pente e dice “noi giustamente”, sappiamo che il Signore gli ha detto: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.
Dell’altro, che continuava a bestemmiare, il vangelo non dice nulla. Gesù non gli ha detto: “Oggi sarai all’inferno”. Come non gli ha neanche detto: “Oggi sarai con me nel paradiso”. Possiamo sperare in un suo ultimo pentimento, ma non abbiamo alcuna garanzia.

2. Tuttavia quelli che soffrono male ci chiedono almeno tacitamente di pregare per loro.
E questo lo dobbiamo fare. E possiamo sperare che, per i meriti dei buoni, anche quelli che soffrono imprecando contro Dio possano avere almeno in extremis la grazia del pentimento.

Ti ringrazio del quesito, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo