Quesito

Caro Padre,
parlando con un’amica quest’oggi si trattava dell’uso dei preservativi in casi particolari.
Entrambi siamo cattolici che frequentano l’ambiente ecclesiale ed entrambi siamo attivi nei vari ambiti parrocchiali e non; siamo, inoltre, tutti e due contrari all’uso dei preservativi nei rapporti sessuali.
Premesso ciò nel discorso è uscita la seguente questione:
Un cattolico che ha a che fare con una persona che non accetta minimamente il discorso della castità, che non è cattolica, che ha rapporti sessuali con persone diverse (incorrendo così in malattie varie e gravi), come si deve comportare?
La linea di questa mia amica è la seguente:
noi continuiamo a spingere sul discorso della castità, del sesso inteso in un senso più ampio etc, ma visti questi casi limite preferisco consigliare loro di usare almeno il preservativo.
Questo è solo un esempio. Si pensi, altro esempio, alle povere donne costrette a prostituirsi.
Queste, molte volte, sono obbligate ad avere rapporti non protetti con perfetti sconosciuti.
In casi simili, come ci si dovrebbe comportare?
E’ moralmente accettabile il consigliare questo "male minore" in vista di un bene maggiore, che è la salvaguardia della vita?

Che situazione difficile, padre…
Grazie della risposta.
F.


Risposta del sacerdote

Caro F.,
Ti porto il parere di Sant’Alfonso de’ Liguori, patrono dei moralisti cattolici.

1. Questo dottore della Chiesa, dopo aver detto che inter duobus malis nullum est eligendum, e cioè che tra due mali non se ne può scegliere nessuno, afferma che “è lecito persuadere a compiere il male minore se l’altro è già determinato a compierne uno più grande.
Il motivo è che chi consiglia così non cerca il male, ma di salvare quanto è salvabile".

2. Il male resta male. Ma almeno c’è un principio di responsabilizzazione, come ha detto Benedetto XVI  proprio a proposito delle prostitute che chiedono al partner l’uso del profilattico.
L’azione rimane sempre peccaminosa e mortalmente. Ma se desse adito alla procreazione si tratterebbe di un male ancora più grave.

3. È giusto ricordare che la Chiesa ha sempre condannato la contraccezione coniugale, affermando che la contraccezione toglie all’atto coniugale il significato di totale donazione.

4. Fuori del matrimonio non c’è alcuna vera donazione. L’atto è già pervertito in partenza.
La contraccezione in questo caso salva da conseguenze ancora più gravi.

5. Pertanto come primo consiglio devi dire: cerca di essere casto, perché diversamente non costruisci nulla né per il tempo né per l’eternità.
Ma se non vuoi ascoltare, cerca almeno di evitare mali più gravi.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo