Quesito

Caro Padre Angelo,
dopo aver scoperto vostro sito ogni tanto mi affaccio per trovare qualche risposta sui problemi del quotidiano.
Le tematiche trattate sono molteplici ma non possono certo abbracciare tutti i problemi spirituali di tutti.
Le confesso che fino a poco più di dieci anni fa, il Vangelo mi sembrava più una narrazione di fatti accaduti e già realizzati. Gesù Cristo, che è Dio, è nato ed ha sofferto per le nostre iniquità ma tutto era compiuto. Ero convinto che potesse esserci veramente una pace duratura terrena (un po’ infantile lo ammetto) e continuando a commettere "allegramente" qualche peccatuccio (tanto Dio perdona tutto e tutti). Ma, ahimé, mi sbagliavo.
Non so nemmeno io come sia successo ma la Verità si è appalesata con tutto il suo orrore. Viviamo in un mondo di tenebre (quella dell’anticristo che "ora è già nel mondo") e le frasi del Vangelo sono diventate molto più concrete e terribilmente reali. Se il principe di questo mondo va in "giro per cercare chi divorare" ci va con piedi umani, persone in carne ed ossa e che magari una volta stimavamo addirittura.
Sta scritto: "Nessuna scrittura va interpretata in modo personale". Ci sono persone che mi hanno danneggiato e continuano a farlo perchè impuniti e non mi sono molto simpatici, anzi, e non mi viene spontaneo di pregare per loro come ci è stato comandato ("pregate per i vostri nemici e per chi vi perseguita"). Devo operare una forzatura per pregare per loro.
E quì nasce una questione:
E’ lecito per un cristiano evitare come la peste chi opera l’iniquità (fratelli di carne compresi)? Frequentare gli "scaltri figli delle tenebre" (per altro sempre meno scaltri) sapendo che tutto ciò che fanno è male?
Posso, da cristiano, tentare di servire Dio e contemporaneamente andare a spasso con queste persone o accettare regali da chi lo trafisse?
Le chiedo, in ultimo, di ricordarmi nelle sue preghiere perchè "ora il mare è in tempesta e sembra che Dio dorma tranquillo". Sembra.

Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. dobbiamo amare tutti e siamo tenuti ad amare anche quelli che continuano a trafiggere il Signore.
Li amiamo non perché continuino a trafiggere il Signore, ma perché cessino di farlo e lo accolgano nel loro cuore.
Sotto un certo aspetto queste persone ci devono essere particolarmente care, come lo erano a nostro Signore e a quelli che maggiormente si sono conformati a Lui, i Santi.

2. S. Tommaso distingue nei peccatori la persona umana dalla colpa commessa e dice che “nei peccatori vanno considerate due cose: la natura e la colpa.
Per la natura, che essi hanno ricevuto da Dio, i peccatori sono capaci della beatitudine, sulla cui partecipazione si fonda la carità. Perciò per la loro natura essi devono essere amati con amore di carità.
Invece la loro colpa è contraria a Dio, ed è un ostacolo alla beatitudine. Quindi per la colpa, con la quale si oppongono a Dio, tutti i peccatori devono essere odiati… Infatti nei peccatori dobbiamo odiare che siano peccatori e amare il fatto che sono uomini capaci della beatitudine. E questo significa amarli veramente per Dio con amore di carità” (Somma teologica, II-II, 25, 6).
E ancora: “Dobbiamo amare con la carità i peccatori, non già volendo ciò che essi vogliono, o godendo delle cose di cui essi godono, ma per far loro volere quello che noi vogliamo e godere le cose di cui noi godiamo” (Somma teologica, II-II, 25, 6, ad 4).

3. Amarli di carità significa senz’altro pregare per loro.
Ma significa anche donare la nostra vita per la loro redenzione.
Non è forse questo che facciamo quando andiamo a Messa, quando rispondiamo all’invito del sacerdote “Pregate, fratelli…” dicendo “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome per il bene nostro e di tutta la sua Santa Chiesa?”.
Di quale sacrificio si tratta se non del sacrificio della nostra vita in unione con il sacrificio ben più prezioso e che dà valore anche al nostro sacrificio perché lo rende universale ed eterno, quello di Gesù Cristo?

4. Ecco, caro Giuseppe, la risposta che ti dò.
È quella che deriva dalla Messa alla quale partecipiamo e dalla quale prendiamo il timbro che caratterizza tutta la nostra vita cristiana.

Ti saluto cordialmente nel Signore e ti benedico.
Padre Angelo