Quesito

Caro Padre Angelo,
mi scusi se torno su argomenti già toccati in passato ma mi sorgono nuovi dubbi, se la tedio non ha che da dirmelo.
Porrò il mio primo quesito in questi termini:
Se un religioso dice una bugia ad un nazista al fine di salvare la vita ad un ebreo non commette peccato, o almeno così sembra a me. Se un uomo di affari dice una bugia ad un suo collega al fine di ingannarlo commette peccato mortale.  Siccome fra questi due casi estremi c’è una infinità di situazioni e di sfaccettature intermedie, le chiedo: dove inizia il peccato veniale? dove inizia quello mortale?
La ringrazio del tempo che vorrà dedicarmi e la saluto cordialmente,
Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
1. nel caso del religioso che dice una bugia ad un nazista per salvare un ebreo non si invoca il principio che il fine giustifica i mezzi. Altrimenti un buon fine renderebbe lecita qualsiasi azione.
In teologia morale si ricorre alla cosiddetta restrizione mentale.
È il caso di un religioso interrogato da un nazista per sapere se in  convento vi sono ebrei. Il religioso dice di no, sottintendendo dentro di sé “per poterteli consegnare al fine di essere deportati o uccisi”.
È la stessa cosa della segretaria d’azienda che ha ricevuto l’ordine dal suo superiore di dire che egli è assente per chiunque, perché ha un impegno urgentissimo da sbrigare.
In questo caso la segretaria non mente. Il motivo è semplice: perché non essendo il suo superiore a disposizione di nessuno, è come se fosse assente.

2. Il caso invece dell’uomo d’affari che dice una bugia ad un collega per danneggiarlo è tutto diverso. Si tratta di una bugia, che di suo è mai lecita, e per di più anche il fine è perverso: il danno del collega.

3. Tu mi chiedi che cosa è lecito nelle situazioni intermedie.
Ti rispondo: l’azione per essere buone, deve essere buona in se stessa e nelle sue intenzioni.
Nel primo caso, la restrizione mentale non è un’azione intrinsecamente cattiva (non è una bugia). E il fine è buono.
Nel secondo caso l’azione è cattiva (è una bugia) e il fine è cattiva.
Quando invece  o l’azione o il fine sono cattivi si commette sempre peccato.
Il peccato poi è grave o lieve a seconda della materia: che sia grave o lieve.
Ad esempio: la moglie che dice al marito che i figli si sono comportati bene e hanno fatto i compiti, mentre è vero il contrario, dice certo una bugia. Ma la materia tutto sommato non è grave.
Quando invece si accusa una persona di omicidio o di furto, senza esserne certi o sapendo che è falso, siamo di fronte a materia grave.

4. Sulla restrizione mentale ecco quanto scrivo nelle mie dispense scolastiche:
Mentire non è mai lecito. Tuttavia vi sono situazioni in cui oc­cultare la verità non solo è lecito, ma addirittura doveroso. È il caso in cui si fa uso della cosiddetta “restrizione mentale” che consiste nel cambiare dentro di sé il significato che la frase ha presso l’interlocutore.
Si distingue tra restrizione mentale stretta (quando assolutamente non è possibile, da ciò che si dice, conoscere la verità) e restrizione mentale larga (quando è possibile conoscere la verità che rimane solo velata).
La restrizione mentale stretta non è lecita ed è stata condannata dal S. Ufficio (DS 2126-2128).
È lecita invece la restrizione mentale larga. Non essendoci altro modo per esprimersi, si appli­ca il principio del volontario indiretto: per un fine buono si tollera che dalla propria azione ne esca anche un effetto cattivo, inferiore all’effetto buono. Il Palazzini dice che in questo caso la restrizione mentale non è causa, ma occasione dell’in­ganno altrui.
I motivi della liceità sono i seguenti:
– la restrizione mentale larga non è una vera e propria bugia (ad esempio: la segretaria dice che il padrone non è in casa, sottintendendo che non può o non vuole ricevere);
– a volte è assolutamente obbligatorio celare la verità;
– sembra che Gesù Cristo abbia usato delle restrizioni mentali quando disse: “Nessuno, neanche il Figlio dell’uomo, conosce l’ora del giudizio” (Mc 13,22): qui è sottinteso che il Figlio non lo sa allo scopo di rivelarlo agli altri.
Perciò il confessore che viene interrogato su materia di confessione, deve rispondere di non sapere assolutamente niente. Intendendo dire che non sa nulla che possa rivelare. Così pure devono fare talvolta gli infermieri, i medici, gli avvocati…

Ti ringrazio, continua pure a scrivere, sono a tua disposizione ben volentieri.
Ti saluto, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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