Caro Padre Angelo,
… Ti chiedo inoltre se “Cristo era fisicamente bello o brutto”.
Si intitola così un paragrafo della monografia introduttiva alle Confessioni di Sant’Agostino (II edizione Bompiani).
L’autore opta per la seconda possibilità e porta due fonti “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi né splendore per poterci piacere” (Is 53) mentre contro “il più bello dei figli dell’uomo”(Sal 44,3). …
Mi scuso per essermi dilungato così tanto, ma questo servizio che offrite è come un’oasi nel deserto in cui si attinge tutta l’acqua possibile, che poi è la Sapienza di Dio.
Attendo impegnandomi nella preghiera con una intenzione particolare per te e il servizio offerto alla Chiesa.
Marco


Caro Marco,
1. Vi sono due passi nella Bibbia che dicono qualcosa sull’aspetto fisico di Gesù.
Il primo è il Sal 45,3: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre».
Il secondo è Is 52,14: «Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo».
Ad esso segue Is 53,2: «Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare diletto di lui».

2. Che dire?
Certamente facendosi uomo il Verbo ha voluto soggiacere alle infermità comportate dalla natura umana, ferita dal peccato originale. Cristo, infatti, si è fatto in tutto simile agli uomini, eccetto che nel peccato.
La partecipazione alle umane infermità, secondo san Tommaso avvenne per tre motivi:
Primo, perché il Figlio di Dio, assunta la carne, è venuto nel mondo, precisamente per espiare il peccato del genere umano. Ma uno espia per il peccato d’un altro quando si accolla la pena dovuta al peccato altrui… Era perciò conveniente al fine dell’incarnazione che Cristo nella nostra carne prendesse tali penalità in nostra vece, secondo le parole del profeta» «Veramente si è addossato i nostri mali» (Is 53,4).
Secondo, per facilitare la fede nell’incarnazione. Perché, non essendo la natura umana conosciuta dagli uomini se non come soggetta a questi difetti corporali, qualora il Figlio di Dio avesse assunto una natura priva di essi, si sarebbe dubitato che egli fosse vero uomo e avesse preso vera carne e non fantastica, come hanno detto i manichei. …
Terzo, per darci un esempio di pazienza, sopportando con fortezza le sofferenze e i difetti umani” (Somma teologica, III, 14,1).

3. Per necessità di natura Cristo si è assoggettato alla morte e ad altri difetti come il sentire le perforazioni dei chiodi e i colpi dei flagelli (Ib., III, 14,2).
Non assunse invece i difetti che avrebbero diminuito l’efficacia della redenzione, come “l’ignoranza, l’inclinazione al peccato e la difficoltà a praticare il bene” (Ib.).
Non assunse neanche certi difetti particolari, che sono conseguenza di colpe personali, di disordine nell’alimentazione o di vizi di generazione (Ib.).

4. Tuttavia non va dimenticato che una certa corrente di pensiero, soprattutto in Oriente, ha visto in Gesù “Colui che non ha apparenza né bellezza” (Is 53,2), Colui che dice di se stesso attraverso la bocca del salmista: «Ma io sono verme, non uomo” (Sal 21,7).

5. Per Giustino queste espressioni non sono dette soli in riferimento alla passione e alle sofferenze di Gesù, ma anche in senso materiale: “Generato secondo la carne da una vergine della loro (dei patriarchi) stirpe, volle anche divenire un uomo brutto, spregiato, passibile” (Dialogo con Trifone, 1000, 2).

6. Sempre secondo Giustino, Cristo era senza onore, senza bellezza e votato alla sofferenza e ritiene che la sua venuta nell’umiltà sia testimoniata non solo da Is 53 e da Sal 22, ma dall’insieme dell’Antico Testamento.
A causa dell’aspetto poco appariscente e deforme le potenze celesti non lo hanno riconosciuto e hanno potuto dire col salmista: “Chi è questo re della gloria?” (Sal 24,10).
Non l’hanno riconosciuto neanche le potenze di questo mondo, perché “se l’avessero riconosciuto, non avrebbe crocifisso il signore della gloria” (1 Cor 2,8) (Ib., 85, 1).

7. Anche in alcuni apocrifi, come negli Atti di Tommaso, ricorre il medesimo convincimento, e proprio per questo i demoni sarebbero stati tratti in inganno: “Non lo conoscevamo: ci ingannò con la sua forma abietta, con la sua miseria e la sua indigenza” (Atti di Tommaso, 45).

8. Ma in genere, anche in Oriente prevale il riferimento ad Is 53 come ad un testo che parla dell’umiliazione e della passione di Gesù, e si nega che se ne possa trarre argomentazioni circa il suo aspetto esterno.

9. Tuttavia già nella Chiesa primitiva prevale il convincimento che Cristo fosse straordinariamente bello.
Dal momento che Dio è la stessa Bellezza, ed essendo Cristo di natura divina, non può non possedere questo attributo divino.
Largamente diffusa è l’interpretazione messianica del Cantico dei Cantici. Cristo è lo sposo e a lui vengono riferite le espressioni: “Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!” (Ct 1,16) e anche tutte quelle che descrivono la sua bellezza di sposo (Ct 5,10-16).

10. Di fatto nella pietà e nell’arte cristiana prevarrà la figura di Cristo, il più bello tra i figli dell’uomo (Sal 45,3), come risulterebbe anche dall’esame scientifico anatomico della Sindone fatta da Giovanni Judica-Cordiglia: “Al di sopra e al di fuori di ogni tipo etnico (…) era un uomo di vigorosa e salda complessione, dall’aspetto maestoso, dal volto visibilmente bello in cui brillavano due occhi che trascinavano, che ferivano, che risanavano, piangevano e sorridevano e raggiungevano le vie del cuore: vero capolavoro della Sapienza divina” (Gesù Uomo fragli Uomini, p. 44).

11. Sentiamo infine che cosa dice San Tommaso.
Questi afferma che “l’uomo viene detto bello principalmente per due qualità: per la bellezza dello sguardo e per la parola piacevole all’udito.
Ebbene tutte e due queste qualità vi furono in Cristo perché si legge: «Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave e il tuo viso è leggiadro» (Ct 2,14)” (Commento al Salmo 44).

12. San Tommaso passa subito a descrivere la bellezza dello sguardo di Gesù e dice “che in Cristo vi fu la bellezza in quattro modi”.
Innanzitutto perché egli fu “in forma di Dio” (Fil 2,6) e secondo questo aspetto fu bello al di sopra di tutti i figli dell’uomo: infatti tutti hanno la bellezza per ridondanza e per partecipazione.
E l’ebbe di suo e pienamente come si evince dalla Scrittura: “questo Figlio che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1,3); “è un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà” (Sap 7,26).
In un secondo modo in Cristo vi fu la bellezza della giustizia e della verità.
Venne infatti in mezzo a noi “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).
In un terzo modo in Cristo vi fu la bellezza della vita santa.
La quarta bellezza è quella corporale: “Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso” (Ct 1,16). Questa bellezza Cristo l’ha avuta in maniera somma, come conveniva allo stato, alla riverenza e alla bellezza nell’aspetto, in modo che egli irradiava qualcosa di divino dal suo volto e per questo tutti lo onoravano (cfr., San Tommaso, Commento al Salmo 44).

Ti ringrazio per le parole di encomio troppo generose che hai avuto per il nostro sito definendolo “un’oasi nel deserto in cui si attinge tutta l’acqua possibile, che poi è la Sapienza di Dio”.
Ci incoraggiano ad andare avanti.
Grazie per la preghiera che contraccambio di cuore.
Ti benedico.
Padre Angelo