Quesito

Caro Padre,
Il quesito che vorrei porle ora riguarda un’azione intrapresa da varie multinazionali operanti nell’ambito di Internet (Google, Yahoo, Skype, Microsoft…); precisamente, è a proposito della loro espansione in territorio cinese.
Come purtroppo sappiamo, in quel paese vige una dispotica dittatura comunista, che ha il controllo totale sull’informazione e la distorce a suo piacimento.
Ebbene, queste Aziende che ho citato sopra sono scese a patti con tale regime. Hanno fornito i loro servizi alla Cina, pur censurando i contenuti dei propri motori di ricerca considerati scomodi dalla dittatura (ad esempio riguardanti il massacro di Tienanmen), e questo comunque in maniera trasparente (avvertendo cioè con un messaggio l’utente di essere sottoposto a restrizioni relative alle leggi vigenti nel paese).
D’altro canto, tali Aziende si giustificano affermando che è meglio avere queste restrizioni, per i cittadini cinesi, che non avere servizi utilizzati su Internet in tutto il resto del pianeta; inoltre, affermano che loro non possono imporre leggi ai paesi nei quali operano, e che la Cina non avrebbe mai accettato di avere servizi internet non controllati dal governo.
Personalmente però, avrei preferito che le multinazionali negassero il servizio alla Cina proprio come segno di protesta, pur non essendovi “legalmente” tenuti… lei cosa ne pensa, riguardo la moralità di questi comportamenti?

Yahoo, a differenza delle altre che si sono “limitate” alla censura, è quella che si è spinta più oltre: posizionando i propri server all’interno della Repubblica Popolare per offrire un servizio più efficiente in velocità, li ha messi sotto la giurisdizione del governo di Pechino; ciò significa che il Partito può, con pretesti basati sulla legge, richiedere l’accesso alle mail degli utenti.
  Cosa che è già avvenuta per un giornalista, che è stato accusato di “diffusione di segreto di stato” per aver fatto delle denunce contro il governo. Yahoo, avendo fatto un accordo in precedenza, pur sapendo che l’accusa di sopra viene regolarmente abusata dal regime per denunciare gli oppositori, è stata costretta a cedere i dati dell’utente. E adesso quel giornalista si trova in carcere ingiustamente.

Come può vedere dal dominio dell’indirizzo e-mail con il quale le sto scrivendo, la cosa mi tocca: già una volta ho boicottato un indirizzo e-mail (se si ricorda, prima le scrivevo da Libero) per via dei suoi contenuti. Le chiedo delucidazioni sulla moralità dei comportamenti che le ho descritto proprio per sapere se sarebbe opportuno un ulteriore boicottaggio…

Non nego che la cosa sarebbe faticosa. Già di per sé, ricambiare e-mail vorrebbe dire cambiare nuovamente gli indirizzi nei forum in cui sono registrato, dare un nuovo indirizzo ai miei amici, cambiarlo all’interno del sito dell’università…
  Poi avrei vari archivi di mail sparsi per internet, cosa non molto comoda.

Questo solo per la mail. Ma tecnicamente, nel caso di un boicottaggio anche degli altri servizi, mi toccherebbe rinunciare al servizio di messaggistica di Microsoft (con il quale sento un’amica lontana, che altrimenti non sentirei quasi mai), al servizio di telefonia su Internet offerto da Skype (che mi serve per sentire un mio compagno universitario che abitano lontano da me per continuare un progetto d’esame che facciamo insieme a distanza, senza spendere cifre inopportune di telefono, essendo il servizio gratuito) e al motore di ricerca più diffuso al mondo, Google…

Io sarei pronto anche a fare tutto ciò, se questa fosse la scelta moralmente ottima. Ma poi, di quale gestore internet fidarmi? Certo, potrei sceglierne uno nel quale non ci sono grandi scandali, sperando che non succedano in futuro…

Insomma, prima di agire, aspetto le sue sempre opportune considerazioni riguardo alla moralità degli atti delle multinazionali, e alla saggezza di un eventuale boicottaggio.

Nel caso non dovessi risentirla prima, le porgo i più calorosi auguri di Buon Natale e felice anno nuovo, pregando che il Signore rinasca nei nostri cuori e li renda sempre più puri e fervorosi.

L.


Risposta del webmaster del sito

Caro L.,
il web rappresenta oggi un aspetto importante della comunicazione mondiale ed è addirittura divenuto per molti una componente che influenza in maniera sostanziale le scelte di vita. (cfr. par. 3 Rapido Sviluppo, Giovanni Paolo II).
Oserei dire che il web rappresenta una finestra sul mondo, e ci dona la possibilità comunicare ciò che viviamo nell’incontro con Cristo, affinché possiamo rendere concreto questo invito del Signore: «Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10,27).
Tale passo scritturistico è stato richiamato anche da Giovanni Paolo II Lettera apostolica Rapido Sviluppo che ti invito a leggere.
Ti riporto il secondo capitolo:

II. Discernimento evangelico e impegno missionario

4. Anche il mondo dei media abbisogna della redenzione di Cristo. Per analizzare con gli occhi della fede i processi e il valore delle comunicazioni sociali può essere di indubbio aiuto l’approfondimento della Sacra Scrittura, la quale si presenta come un «grande codice» di comunicazione di un messaggio non effimero ed occasionale, ma fondamentale per la sua valenza salvifica.

La storia della salvezza racconta e documenta la comunicazione di Dio con l’uomo, comunicazione che utilizza tutte le forme e le modulazioni del comunicare. L’essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, per accogliere la rivelazione divina e per intessere un dialogo d’amore con Lui. A causa del peccato, questa capacità di dialogo a livello sia personale che sociale si è alterata, e gli uomini hanno fatto e continuano a fare l’amara esperienza dell’incomprensione e della lontananza. Dio però non li ha abbandonati e ha inviato loro il suo stesso Figlio (cfr Mc 12, 1-11). Nel Verbo fatto carne l’evento comunicativo assume il suo massimo spessore salvifico: è così donata all’uomo, nello Spirito Santo, la capacità di ricevere la salvezza e di annunciarla e testimoniarla ai fratelli.

5. La comunicazione tra Dio e l’umanità ha raggiunto dunque la sua perfezione nel Verbo fatto carne. L’atto d’amore attraverso il quale Dio si rivela, unito alla risposta di fede dell’umanità, genera un dialogo fecondo. Proprio per questo, facendo nostra, in un certo modo, la richiesta dei discepoli «insegnaci a pregare» (Lc 11,1), possiamo domandare al Signore di guidarci a capire come comunicare con Dio e con gli uomini attraverso i meravigliosi strumenti della comunicazione sociale. Ricondotti nell’orizzonte di tale comunicazione ultima e decisiva, i media si rivelano una provvidenziale opportunità per raggiungere gli uomini in ogni latitudine, superando barriere di tempo, di spazio e di lingua, formulando nelle modalità più diverse i contenuti della fede ed offrendo a chiunque è in ricerca approdi sicuri che permettano di entrare in dialogo con il mistero di Dio rivelato pienamente in Cristo Gesù.

Il Verbo incarnato ci ha lasciato l’esempio di come comunicare con il Padre e con gli uomini, sia vivendo momenti di silenzio e di raccoglimento, sia predicando in ogni luogo e con i vari linguaggi possibili. Egli spiega le Scritture, si esprime in parabole, dialoga nell’intimità delle case, parla nelle piazze, lungo le strade, sulle sponde del lago, sulle sommità dei monti. L’incontro personale con Lui non lascia indifferenti, anzi stimola ad imitarlo: «Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10,27).

Vi è poi un momento culminante in cui la comunicazione si fa comunione piena: è l’incontro eucaristico. Riconoscendo Gesù nella «frazione del pane» (cfr Lc 24,30-31), i credenti si sentono spinti ad annunciare la sua morte e risurrezione e a diventare coraggiosi e gioiosi testimoni del suo Regno (cfr Lc 24,35).

6. Grazie alla Redenzione, la capacità comunicativa dei credenti è sanata e rinnovata. L’incontro con Cristo li costituisce nuove creature, permette loro di entrare a far parte di quel popolo che Egli si è conquistato con il suo sangue morendo sulla Croce, e li introduce nella vita intima della Trinità, che è comunicazione continua e circolare di amore perfetto e infinito tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

La comunicazione permea le dimensioni essenziali della Chiesa, chiamata ad annunciare a tutti il lieto messaggio della salvezza. Per questo essa assume le opportunità offerte dagli strumenti della comunicazione sociale come percorsi dati provvidenzialmente da Dio ai nostri giorni per accrescere la comunione e rendere più incisivo l’annuncio.1 I media permettono di manifestare il carattere universale del Popolo di Dio, favorendo uno scambio più intenso e immediato tra le Chiese locali, alimentando la reciproca conoscenza e la collaborazione.

Rendiamo grazie a Dio per la presenza di questi potenti mezzi che, se usati dai credenti con il genio della fede e nella docilità alla luce dello Spirito Santo, possono contribuire a facilitare la diffusione del Vangelo e a rendere più efficaci i vincoli di comunione tra le comunità ecclesiali.

(fine citazione)

Occorre quindi fare un discernimento nelle comunicazioni sociali, in quanto esse necessitano della redenzione del Signore per essere epurate dai molti peccati che potrebbero cercare di corrompere la comunicazione della Buona Novella.
Credo che, nonostante tali mezzi informatici per ragioni di interesse politico ed economico possano essere distorti al punto di asservirsi alle forze di potenti malvagi, il Signore non mancherebbe di far giungere, a chi si pone nelle condizioni di riceverlo, il suo messaggio di salvezza.
Proprio in questi giorni il Vangelo ci presenta queste parole di Gesù: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i moti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11, 5-6).
Allora credo che nonostante le povertà e distorsioni di notizie che si realizzano in Cina il Signore porta a questi “poveri” di informazioni la buona Novella attraverso i canali della sua grazia e della sua misericordia.
Invece di passare da un gestore all’altro di posta elettronica, di servizi web, di messaggistica ti consiglio di considerare che essi sono strumenti e mezzi e quindi ti consiglio di considerarli come beni esteriori che secondo quanto presenta san Tommaso d’Aquino devono essere ordinati strumentalmente ai beni spirituali. “I beni esteriori sono veramente beni dell’uomo, ma non principali, bensì ordinati quasi strumentalmente al bene principale della persona, che è il bene spirituale” (Commento al libro di Giobbe, cap. 1 , San Tommaso d’Aquino).
Ti do comunque un consiglio, oltre alla tua preghiera giornaliera ed all’ascolto della Parola che rappresentano il tuo quotidiano dialogo con il Signore ed il respiro della tua anima, ti consiglio di soffermarti in preghiera ogni qualvolta ti devi apprestare ad utilizzare questi strumenti informatici, affidandoti soprattutto a Maria che è Colei che ti porge il Verbo, che è fonte di vera comunicazione. Ti propongo a tal fine parte un breve brano di una preghiera di Santa Caterina da Siena: “O Maria, dolcissimo amore mio, in te è scritto il Verbo dal quale noi abbiamo la dottrina della vita; tu sei la pagina che ci porge quella dottrina (Orazione 11).
Ricordati di guardare sempre le pagine web solo dopo aver riposto con umiltà gli occhi alla “pagina che ci porge quella dottrina” d’amore e di vita.

Un saluto, un sorriso e una preghiera
Pasquale (fra Pio Francesco op, terziario domenicano)

1Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 18-24: AAS 81 (1989), 421-435; cfr Pont. Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. Ætatis novæ (22 febbraio 1992), 10: AAS 84 (1992), 454-455.