Quesito

Caro Padre Angelo
pur leggendo il catechismo della chiesa cattolica e altri testi teologici, non sono ancora riuscito ad afferrare un concetto:
Il problema riguarda la questione della trasmissione del peccato originale attraverso la generazione.
Cosa si intende con la parola generazione? Come si trasmette concretamente la Colpa Adamitica nel tempo e nella natura sino a raggiungere anche me?
Cosa ho a che fare io con una colpa non personalmente commessa?
Senza entrare nel merito se Adam rappresenti o meno la totalità dell’umanità oppure concretamente il nostro progenitore (la teologia moderna nel cercare di stare al passo coi tempi ha apportato tanta novità in tal senso che onestamente, se da un lato può cercare una coerenza con le linee di pensiero moderne, dall’altro può ingenerare disorientamento in quanti fanno riferimento al Magistero) vorrei capire come questo processo si propaga di persona in persona.
Ho notato che il Catechismo per gli Adulti (forse aggiustando il tiro?) sminuisce il concetto di generazione dal punto di vista biologico riportando il discorso su un piano più generale.
Ho ben compreso che il Peccato Originale, consiste nella privazione dello stato originale di Grazia di cui godeva l’uomo prima della Caduta. La natura corrotta è priva della Grazia che si può dire, esemplificando al massimo ed utilizzando forse parole non proprie, essere la misura della “vicinanza di Dio” che riempie il cuore umano che di null’altro ha bisogno che non di quella.
Ciò che però non riesco a comprendere è come si possa trasmettere lo stato di “colpa” non commessa personalmente.
Ritengo che il mio problema risieda nel male interpretare le terminologie utilizzate. Perché può capitare di pronunziare lo stesso termine ma intendere due cose diverse. La prego quindi di esplicitare quanto più le sarà possibile la terminologia utilizzata al fine di capirci senza ulteriore bisogno di repliche.
Grazie per la sua disponibilità e la prego di ricordarmi nelle sue preghiere; io faro altrettanto.
Un caro saluto
Francesco.


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. la propagazione del peccato avviene per mezzo della generazione.
Per generazione non s’intende l’atto generativo, come qualcuno in passato ha pensato, ma la discendenza.
Adamo ed Eva hanno trasmesso ai loro figli una natura corrotta e tale noi la ereditiamo.
Porto un esempio: supponiamo che le sorgenti del fiume Po siano inquinate. L’acqua che ne esce è inquinata. E chi attinge da quell’acqua, anche dopo 500 chilometri, attinge ancora acqua inquinata.

2. Il testo sacro fa comprendere qualcosa di questa trasmissione.
Dopo il peccato originale, Adamo ed Eva sono stati cacciati dal Paradiso terrestre.
I loro figli sono nati e cresciuti fuori del Paradiso terrestre. Non poteva essere diversamente, a meno che non fosse stata subito compiuta la Redenzione.

3. Paolo VI riassume così la dottrina sul peccato originale nella sua Professione di fede: “Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che tale stato non è più quello in cui si trovavano i nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. La natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato”.
Fin qui, caro Francesco, le cose sono abbastanza semplici ed evidenti.

4. Più difficile invece è l’interpretazione dell’affermazione di San Paolo, il quale attesta che “nel peccato di Adamo tutti hanno peccato” (Rm 5,12).
In che modo tutti gli uomini hanno peccati in Adamo?
La Bibbia di Gerusalemme scrive: “Perché tutti hanno peccato: senso controverso; sia: «tutti hanno peccato in Adamo» per una partecipazione al peccato di Adamo; sia «per i loro peccati personali» (cf. Rm 3,23); in questo caso, l’espressione greca si tradurrebbe molto bene: «per il fatto che…», introducendo la condizione realizzata che ha permesso alla morte (eterna) di raggiungere tutti gli uomini. Nel caso dell’adulto, il solo considerato, la potenza del peccato, entrata nel mondo con Adamo, produce l’effetto di morte eterna attraverso i peccati personali, che ratificano in qualche modo la rivolta di Adamo”.
S. Agostino dice: “A questo proposito preferisco stare in ascolto che parlare per non avere la presunzione di insegnare ciò che non conosco” (Libentius disco quam dico, ne audeam docere quod nescio; Contra Julian., 4,17).
C’ è dunque un margine di mistero.
Al mistero, e cioè a una verità mai del tutto compresa, si rifà anche San Paolo quando dice che “il mistero dell’iniquità è già in atto” (2 Ts 2,7).
Questo mistero è illuminato in parte dal mistero della Redenzione operata dal Figlio di Dio, il vero capo del genere umano.
Uno studioso ha scritto: “Bisogna parlare del mistero del peccato partendo dal mistero di Cristo e sotto la sua luce. Altrimenti non solo si urta lo spirito dei fedeli (e dei miscredenti), ma si falsa il piano divino. Dio non ha mai visto l’umanità fuori del Cristo, né il primo Adamo senza il secondo, né la caduta senza la sua mirabile riparazione” (Glorieux, Introduzione allo studio del dogma, p. 35).

5. Ecco, dunque, caro Francesco: non tutto è chiaro. E per ora non lo sarà mai, finché siamo in questo mondo.
Questo è anche il pensiero di San Paolo.
Ma ciò che è certo, la realtà della redenzione operata da Cristo, è infinitamente superiore a quanto rimane oscuro.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo