Quesito

Mi chiamo R., ho 46 anni la mia storia brevemente: ho avuto una adolescenza diciamo non proprio tranquilla (alcol, droga, cattive compagnie etc).
Ho avuto diversi incidenti in cui ho rischiato anche la vita, uno in particolar modo mi ha segnato in quanto ho visto o mi sembra di aver visto qualcosa, ma nonostante questo ho continuato ad autodistruggermi.
A 27 anni ennesimo grave incidente da sobrio e sul lavoro, parlavano di sedia a rotelle se ero fortunato.
Ho deciso la svolta, ho smesso di bere e per fare qualcosa di buono nella vita mi sono messo insieme ad una ragazza (incinta).
Ho passato 15 anni a lavorare senza risparmiarmi, le mie giornate le passavo tra lavoro e la mia famiglia.
Poi un giorno la mia ex compagna se ne va (tra famiglia e farsi gli affari suoi ha scelto la seconda).
Mio figlio ha scelto di stare con me (il male minore?); io nel frattempo ho perso il lavoro (ho chiesto solo di non farmi affogare nella …).
Io nella vita sono stato fortunato. Non l’ho mai negato.
Ora però sono in una situazione diciamo non proprio delle migliori. Quello che non capisco è che prima da sbandato mi andava tutto "bene" e senza pregare.
Ora che ho bisogno il Signore non mi sente.
Prima non gli chiedevo niente e Lui mi ha sempre aiutato; ora che gli chiedo un lavoro per crescere mio figlio (visto che sua madre in un anno gli ha dato 100 euro né un paio di calzoni né una maglietta, niente di niente) e avrei la maturità di apprezzare l’aiuto niente.
Per essere aiutato dovrei fregarmene altamente di tutto, cosa dovrei fare?
Ho una coscienza e ciò mi spinge a voler dare il massimo o è mancanza di fede? Ma da ragazzo io alla fede non è che ci pensavo.
Vorrei solo capire dove sbaglio con Lui.
Un grosso ciao


Risposta del sacerdote

Carissimo R.,
1. il Signore ti ha usato misericordia quando vivevi da sbandato e ti ha protetto da tante sventure.
Che ne sarebbe adesso di te se tu a quei tempi fossi morto?
Il Signore pazientava attendendo il tuo ritorno.

2. Adesso che vivi maggiormente con Lui hai l’impressione che il Signore non ti ascolti.
No, questo non è vero.
Il Signore ti usa misericordia anche in questo momento difficile.
Forse, permettendo quanto mi hai scritto, ti chiede di fare dei passi nuovi, anzi dei passi più lunghi in un cammino nuovo che prima non conoscevi: quello della tua santificazione e anche della santificazione di tuo figlio.

3. Aggràppati ancor più al Signore nell’Eucaristia, possibilmente quotidiana, nella recita giornaliera del Santo Rosario, vivendo in grazia e con la confessione frequente.
Forse il Signore attende questo ulteriore passo per mettere in atto con te quello che Egli stesso ha promesso: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33).

4. Vedrai che quando ti avrà dato i beni di ordine temporale che ora speri, non riuscirai a interrompere i passi nuovi che avrai iniziato a compiere nella tua vita cristiana.

5. A volte abbiamo l’impressione che il Signore non ci ascolti.
Ma a ben vedere, riceviamo quest’impressione perché noi non ascoltiamo lui.
Ascolta dunque quanto ti dice anche attraverso le mie indicazioni.
È per darti beni più grandi e duraturi che il Signore ha permesso questo.
La sua pedagogia è questa: mentre cerchiamo col suo aiuto di provvedere alle necessità della vita presente vuole che prepariamo sempre più grande e più bella la nostra vita eterna.
Siamo in questo mondo per questo.
Così mettiamo da parte un buon capitale per il futuro e acquistarci la vita vera (cfr 1 Tm 6,19).

Ti assicuro la mia preghiera e il mio ricordo nella Santa Messa.
Ti benedico.
Padre Angelo