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Quesito

Caro Padre Angelo,
prima di tutto grazie per il bellissimo ed instancabile servizio e per le belle risposte che leggo sempre molto volentieri.
Sono sposata da qualche anno, dopo un breve fidanzamento. Io e mio marito avremmo voluto avere bambini, sia pure consapevoli di non essere proprio giovanissimi… purtroppo, anche dopo un aborto naturale, non sono arrivati. Si tende sempre, anche in ambiente cattolico, a discutere di metodi anticoncezionali, di procreazione assistita,… ma se la coppia non è riuscita a procreare? Io voglio "fidarmi" delle leggi della Chiesa e quindi, d’accordo con mio marito, non vogliamo utilizzare alcun metodo di fecondazione assistita (né omologa né eterologa). Purtroppo però trovo sempre più pesante trovare la dimensione "feconda" del e nel matrimonio. Ho provato a suggerire a mio marito le strade dell’affido di minori o dell’adozione. Mio marito, però, pur amandomi molto, non riesce a condividere fino in fondo queste strade. Caro Padre, come posso rendere non solo felice, ma anche fecondo il mio matrimonio? Quali strade posso percorrere per sentirmi sposa "come vite feconda" nell’intimità delle mura domestiche?
La ringrazio di cuore nuovamente ed invio una preghiera per Lei e la Sua comunità.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissima,
1. l’istruzione di bioetica Donum vitae (22.2.1987) della Congregazione per la dottrina della fede dice: “La sterilità, qualunque ne sia la causa e la prognosi, è certamente una dura prova.
La comunità dei credenti è chiamata a illuminare e sostenere la sofferenza di coloro che non possono realizzare una legittima aspirazione alla maternità e paternità.
Gli sposi che si trovano in queste dolorose situazioni sono chiamati a scoprire in esse l’occasione per una particolare partecipazione alla croce del Signore, fonte di fecondità spirituale.
Le coppie sterili non devono dimenticare che anche quando la procreazione non è possibile, non per questo la vita coniugale perde il suo valore.
La sterilità fisica infatti può essere occasione per gli sposi per rendere altri servizi importanti alla vita delle persone umane, quali ad esempio l’adozione, le varie forme di opere educative, l’aiuto ad altre famiglie, ai bambini poveri o handicappati” (DV II,8).

2. L’adozione è un’opera quanto mai benemerita e certamente benedetta dal Signore.
Nell’Istruzione menzionata la Chiesa la presenta come la prima forma di fecondità spirituale.
È superfluo ricordare però che i due coniugi devono essere di comune accordo.
Capisco le remore di tuo marito. Talvolta le difficoltà cui si va incontro sono molto e molto superiori a quelle di una normale paternità.
È necessario avere qualità non comuni, anche sotto il profilo psicologico.

3. Accanto alle opere menzionate dalla Donum vitae io aggiungo la partecipazione quotidiana alla Santa Messa.
Andando a Messa tutti i giorni spargete un bene immenso sull’umanità intera.
Aggiungo l’impegno in parrocchia e in altre organizzazioni.

4. Senza dire evidentemente dell’offerta della vostra vita quotidiana, come sono chiamati a fare tutti i buoni cristiani.
“Tutte le azioni, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza, diventano sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo (1 Pt 2,5)” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium 34) e cooperano per il bene spirituale e materiale di tutti.

Ti ringrazio per la preghiera.
Auguro a te e a tuo marito ogni bene, vi ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo