Quesito

Caro Padre Angelo,
quali sono i segni visibili nella vita di un ragazzo da cui può capire di essere chiamato da Dio al sacerdozio?
Che Dio la benedica
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. parto da quello che ha detto un celebre domenicano, il padre Sertillanges: “la vocazione è quello che uno è”.
Porto un esempio banale: ogni chiave è fatta a suo modo ed è fatta per entrare in una determinata serratura. È tagliata per quella serratura.
Così anche per il sacerdozio.

2. A questo punto però nasce un altro problema: è necessario sapere che cosa sia il sacerdozio per verificarne la vocazione.

3. Il Signore stesso per bocca dell’Autore della lettera agli ebrei ha voluto dirci quale sia il compito o la missione principale del sacerdote.
È un prolungamento del compito stesso del Signore, il sommo e vero sacerdote dell’umanità.
E di Cristo l’Autore ispirato dice: “Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Ebr 5,1).

4. La vocazione al sacerdozio consiste in un’inclinazione a compiere un servizio sacro davanti a Dio per il bene degli uomini.
Questa inclinazione inizialmente si esprime attraverso un’attrazione e anche attraverso una certa compiacenza nel pensarsi a svolgere tale servizio.

5. Tuttavia non si tratta solo di un desiderio, ma anche di essere adatti a svolgere questo ministero.
A somiglianza di Gesù che si è reso “in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Ebr 2,17), chi ha la vocazione al sacerdozio è anzitutto una persona che sa comprendere le necessità della gente, soprattutto quelle più vere, sa stare accanto agli altri con sentimenti di accoglienza, di comprensione, di delicatezza e tratto umano.
In altre parole, l’essere adatti al sacerdozio presuppone un certo equilibrio psicologico e morale.
Ripeto, non basta solo il desiderio o il trasporto, ma è necessario anche essere adatti.

6. Certo, quando una vocazione comincia a germogliare e a manifestarsi non si richiede che il candidato sia maturo e perfetto. Il tempo preparatorio al seminario e soprattutto il tempo del seminario è il tempo dedicato ad un cammino di maturazione e di perfezionamento in tutti i sensi.
Ma la prima condizione, subito dopo il desiderio, consiste nell’essere adatti.
E questo giudizio non lo da semplicemente il soggetto che prova attrazione verso il sacerdozio, ma il vescovo e coloro che da lui sono preposti alla verifica delle vocazioni e alla loro formazione.

7. Oltre alla presenza di un certo equilibrio psichico, si richiede anche la presenza di una certa maturità morale, e cioè che uno sia adatto anche sotto il profilo delle virtù.
Dal momento che il servizio cui si è chiamati mediante il sacerdozio è un servizio santo, è necessaria almeno la santità iniziale che consiste nel vivere permanentemente in grazia di Dio.
Chi non sa conservare lo stato di grazia come potrà insegnare concretamente agli altri a vivere santamente secondo Dio?

8. Ho parlato di una santità iniziale.
Ma per il sacerdote non è sufficiente questo. San Pietro dice che i presbiteri devono essere modello del gregge (1 Pt 5,3).
Ai sacerdoti si richiedono pertanto le virtù esemplari.
Non sono sufficienti le virtù vissute in maniera ordinaria dalla gente comune, come l’onestà, la fedeltà ai propri doveri, la rettitudine, lo spirito di sacrificio. Come vedi, queste virtù sono già una grande cosa.
Ma per il sacerdozio, chiamato a santificare non solo con la celebrazione dei sacramenti, ma anche con una parola persuasiva accompagnata da una vita santa, si richiedono se non le virtù esemplari, almeno le virtù con una tensione viva verso la santità, verso l’esemplarità.

9. In particolare, oltre alla stabilità nel vivere in grazia, la vocazione si manifesta attraverso altri segni, come l’amare la vita di preghiera e quella consuetudine di vita con il Signore che si esprime nell’ascolto della sua parola e nello stare in Chiesa accanto al tabernacolo.
Se in un candidato al sacerdozio non vi è neanche il germe di tutto questo si potrà dire che non c’è la vocazione o, che se c’è, non viene assecondata.

10. L’Autore della lettera agli Ebrei dice che il sacerdote viene assunto per “le cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Ebr 2,17).
Questo significa che è segno di vocazione il desiderio della salvezza eterna dei propri fratelli, la volontà di liberarli dal peccato attraverso quell’intraprendenza pastorale che passa attraverso la celebrazione dei sacramenti, la predicazione,e anche il dedicarsi alle necessità della gente perché in maniera serena possa accogliere la vita santa di Dio dentro di sé.

11. I germi di vocazione al sacerdozio possono essere benissimo accompagnati dal desiderio di sposarsi e formarsi una famiglia.
C’è in noi una pluralità di vocazioni.
Ma sotto l’azione della grazia, chi è chiamato al sacerdozio sa compiere una rinuncia a se stesso per il bene degli altri.
In questa scelta è racchiuso il suo donarsi e il suo dedicarsi.
È una vita di amore anche quella del sacerdozio. Anzi, non solo di amore, ma di immolazione.

Potrei andare avanti, ma credo che i nostri visitatori non siano disposti a procedere ulteriormente nella lettura.
Penso che la tua domanda non sia stata posta solo per curiosità.
Forse tu stesso ti stai interrogando, magari da lungo tempo.
Ebbene, se ravvisi i germogli della vocazione o della chiamata, coltivala. È la stessa cosa che coltivare lo sguardo pieno di amore e di predilezione che Gesù ha posto sui primi chiamati e l’hanno seguito pieni di entusiasmo.
“Ti farò pescatore di uomini” e ti darò “il centuplo quaggiù e la vita eterna”.
La chiamata e la promessa sono grandi.
Sia grande anche la tua risposta!

Ti ringrazio del quesito, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo