Perché il Beato Angelico dipinge i dannati senza occhi

Perché il Beato Angelico dipinge i dannati senza occhi

Quesito

Rev. Padre
l’immagine dipinta dal beato Giovanni da Fiesole sull’inferno, corrisponde a un mistero grande che forse sfugge un pò alla nostra comprensione perché se il paradiso è il regno eterno dell’infinito amore di Dio in cui sono immerse le anime, l’inferno è l’esatto contrario: l’infinito ed eterno abisso di tutti i mali in cui sono tormentate incessantemente le anime.
Non so se il beato abbia avuto una visione a riguardo come l’ebbe per il paradiso, certamente corrisponde a quanto hanno visto altri mistici.
Per esempio suor Lucia di Fatima scrive: "(nostra signora) ancora una volta aprì le sue mani, come aveva fatto i due mesi precedenti. I raggi apparvero per penetrare la terra e noi vedemmo come un vasto mare di fuoco e vedemmo i demoni e le anime immersi in esso. Vi erano poi come tizzoni ardenti trasparenti, tutti anneriti e bruciati, con forma umana. Essi fluttuavano in questa grande conflagrazione, ora lanciati in aria dalle fiamme e poi risucchiati di nuovo, insieme a grandi nuvole di fumo. Talvolta ricadevano su ogni lato come scintille su fuochi enormi, senza peso o equilibrio, fra grida e lamenti di dolore e disperazione, che terrorizzavano e ci facevano tremare di paura (dev’essere stata questa visione a farmi piangere, come dice la gente che mi udì).
I demoni si distinguevano per il loro aspetto terrificante e repellente simile a quello di animali orrendi e sconosciuti, neri e trasparenti come tizzoni ardenti. Questa visione è durata solamente un attimo, grazie alla nostra buona Madre celeste, che nella sua prima apparizione aveva promesso di portarci in paradiso. Senza questa promessa, credo che saremmo morti di terrore e di spavento".
Suor Lucia scrive proprio ciò che ha dipinto il beato padre domenicano: i demoni si distinguevano per il loro aspetto terrificante e repellente simile a quello di animali orrendi e sconosciuti, neri e trasparenti come tizzoni ardenti.
I demoni essendo spiriti, cioè esseri privi di corpo, possono muoversi ad una velocità simile a quella della luce e il loro unico intento è quello di tentare le anime per poter acquistarne i diritti dinanzi a Dio di possesso eterno. Perciò mirano alle tre facoltà superiori dell’anima che sono intelletto, memoria e, in particolare, la volontà.
Per questo motivo, il beato Giovanni da Fiesole, ha dipinto le anime dei dannati senza occhi, senza sguardo: perché le tre facoltà superiori dell’anima sono prive di luce divina, e perciò tenebrose.
Questo corrisponde ad una realtà concreta anche qui sulla terra: il peccato deforma l’anima al punto tale che la rende incapace di donare una comunicazione trasparente, cioè con sincerità.
Esso rendendo l’anima schiava del demonio, principe delle tenebre, la priva della capacità di ricevere e dare la luce che Dio infonde nelle anime.
Sono senza Dio nell’anima.
Spero che la mia riflessione possa essere stata utile.
Chiedo una preghiera per me e imploro la sua benedizione sacerdotale. Assicuro le mie preghiere nella divina volontà.
Mario


Risposta del sacerdote

Caro Mario,
1. i dipinti del Beato Angelico sono prediche.
Il Beato Angelico ha predicato così e la sua predicazione dura tuttora.

2. Hai fatto bene a sottolineare come il Beato Angelico raffiguri i dannati.
Sono senza occhi, e cioè privi della visione di Dio e delle realtà del Paradiso.
Dici bene quando affermi che le tre facoltà superiori dell’anima sono prive di luce divina, e perciò tenebrose.
Conservano quella luce che è bastante per conoscere i loro peccati e la loro situazione. Ma sono prive di luce divina.

 3. Il Beato Angelico li rappresenta in diversi gironi a seconda della pena che soffrono secondo la legge del contrappasso menzionata nell’Antico Testamento “Perché capissero che con quelle stesse cose per cui uno pecca, con esse è poi castigato” (per quae peccavit, per haec et torquetur, Sap 11,16) e presa alla lettera da Dante nella Divina Commedia.

4. Così ad esempio gli accidiosi sono raffigurati dal Beato Angelico come immobilizzati da serpenti.
I lussuriosi hanno serpenti e rospi che mordono i genitali.
Gli iracondi si mordono e si feriscono a vicenda.
I golosi sono costretti ad astenersi dal cibo, nonostante le pietanze immonde.
Gli avari sono costretti a ingoiare oro fuso, ecc.
Il tutto è accompagnato ovunque da fiamme e da diavoli che trafiggono coi loro tridenti.
In ciascuno dei gruppi si trovano persone di tutte le classi sociali: re, papi, principi, vescovi, monaci, aristocratici o semplici popolani.

5. Mi piace aggiungere alla pena dei sensi raffigurata dal Beato Angelico quanto riferisce l’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena sulle pene dei dannati:
“Nell’inferno i dannati soffrono quattro principali tormenti, dai quali derivano tutti gli altri.
Il primo è che si vedono privati della mia visione.
Ciò è per loro di tanta pena che, se potessero, sceglierebbero d’essere eternamente torturati dal fuoco e dagli altri tormenti, ma vedere me, piuttosto che stare fuori delle pene e non vedermi.
Questa prima pena viene loro sempre rinverdita dalla seconda che è il verme della coscienza che sempre li rode, vedendosi privati di me e della conversazione degli angeli, per loro colpa, e resi degni della compagnia dei demoni e della loro orribile vista.
La vista del demonio, che è la terza pena dei dannati, raddoppia ogni loro travaglio. Infatti come nella visione di me i santi esultano e con allegrezza si rinnova incessantemente per essi il frutto delle fatiche sopportate per me – così, al contrario, per questi miseri rinverdisce senza sosta il patimento, perché vedendo i demoni conoscono meglio sé stessi, cioè la propria deformità che ha meritato loro tale orrenda visione. In tal modo il verme rode sempre di più e il fuoco della coscienza non cessa mai di ardere.
La loro pena si fa anche più grande perché lo vedono nel suo proprio aspetto, che è tanto orribile che non c’è cuore d’uomo che se lo possa figurare. E se ben ti ricordi, quando io te lo mostrai nella sua propria figura per un piccolissimo spazio di tempo, che fu come un punto, rientrata in te stessa dicesti di preferire andare per una strada di fuoco e camminarvi fino al giorno dell’ultimo giudizio, piuttosto che vederlo ancora. Ma per quanto tu l’abbia veduto, non puoi sapere quanto egli sia orribile, perché, per divina giustizia, si mostra assai più orribile all’anima che è privata di me; di più e di meno secondo la gravità delle colpe.
Il quarto tormento è il fuoco: un fuoco che arde e non consuma perché l’essere dell’anima non si può consumare: essa infatti non è cosa materiale ma incorporea. Ma io per divina giustizia ho disposto che il fuoco arda i dannati, affliggendoli ma non consumandoli, con grandissima sofferenza, in diversi modi secondo la diversità dei peccati, chi più e chi meno, secondo la gravità delle colpe.
Da questi quattro tormenti escono tutti gli altri” (Dialogo della Divina Provvidenza, 38).

Volentieri farò per te la preghiera che mi chiedi.
Ti auguro un Santo Natale ricco di grazia e di pace.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo