Quesito

Caro Padre Angelo,
dopo aver ricevuto il suo prezioso consiglio riguardo la mia volontà di iniziare a praticare le arti marziali, vorrei ancora rivolgermi a lei per chiederle un parere su una questione decisamente meno rilevante, ma per la quale tuttavia si può rivelare utile una risposta.
Prima di questo però, le devo fare i complimenti per la sua rubrica che, da quando le scrissi la prima volta, sto seguendo con passione e interesse: è ortodossa nella Dottrina, pratica da leggere e, soprattutto, risponde a domande pertinenti, profonde e attuali. Mi auguro che il Signore le permetta di svolgere sempre al meglio questo prezioso servizio di apostolato, oggi più che mai necessario.
Venendo dunque a me: la questione riguarda le cosiddette "male parole", le parolacce per intendersi. Ho sempre pensato che per un cristiano come per un laico sia questione di garbo e di buongusto astenersene.
Purtroppo però, non si può evitare che qualche produzione musicale o film di notevole interesse ne contenga. Penso in questi casi sia utile usare il buonsenso, di volta in volta, per decidere di fruirne o meno, anche valutando la presenza di bambini.
D’altra parte però, la società di oggi ha come "depenalizzato" la parolaccia: si ricorderà del "celebre" aggettivo "anatomico" usato da Berlusconi in campagna elettorale, e successivamente riproposto in un qualsiasi TG…
Insomma, man mano che la società scende di livello, pure il linguaggio sembra adeguarsi agli "standard" culturali.
In un forum discussi di questo con un altro cattolico, appartenente al movimento ecclesiale…, che addirittura mi rispose con un beato "eh, ma sai Gesù quante ne avrà dette ai Farisei…"
Lei che ne pensa di tutto ciò?
Mi scuso se approfitto della sua disponibilità per questioni così banali; in ogni caso spero di mettere chiarezza anche su questo particolare della vita di tutti noi. In fondo, siamo chiamati alla perfezione, e perché non limare anche i più piccoli difetti, fermo restando l’attenzione soprattutto verso quelli più gravi?
La ringrazio per la generosa disponibilità, e le auguro una buon proseguimento di Quaresima in Cristo Gesù
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
ti ringrazio anzitutto dei complimenti per la rubrica il sacerdote risponde.
È un servizio prezioso e per questo lo svolgo con passione.
Vengo adesso alla tua domanda, che non è banale.

1. Per rispondere in maniera adeguata è necessario ricordare chi è il cristiano.
Gesù ha detto: “io sono la vite e voi i tralci” (Gv 15,1)
Con il Battesimo siamo stati innestati in lui.
Più concretamente, il cristiano ha la mente, il cuore e la bocca innestati nella mente, nel cuore  e nella bocca del Signore.
Come il tralcio trae la sua linfa vivificatrice dalla vite, così parimenti fa il cristiano col Signore.
Tutti dobbiamo dire insieme con san Paolo: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.
Quando non traiamo linfa vivificatrice da Cristo, è come se volessimo staccarci dalla nostra radice, dal Battesimo. E questo per un cristiano è un peccato.

2. Venendo al tema delle “male parole”, come tu le chiami, mi permetto di ricordare questo insegnamento del Signore: “la bocca parla dalla pienezza del cuore(Mt 12,34).
Se questo è vero, e io ne sono certissimo, allora non ci si può scusare dicendo: “queste parole mi scappano”. La realtà è che le volgarità scappano solo a chi ne ha il cuore pieno.
Senza che uno lo voglia, nel parlare in un modo o nell’altro, manifesta se stesso e quello che ha nella propria mente.
Vengono così svelati i pensieri di molti cuori. E, in alcuni casi, c’è davvero da arrossire!

3. Lo Spirito Santo dice per bocca di S. Paolo: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4,29).
“Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità, cose tutte sconvenienti” (Ef 5,3-4).

4. Anche per San Giacomo vale lo stesso discorso: “Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana” (Gc 1,26).
E ancora: “Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo” (Gc 3,2).
Allora chi è pulito e castigato nel parlare, è pulito e casto (casto deriva da castigato) anche nel resto della propria vita.

5. Se poi il mondo si abbassa nel suo modo di parlare, il criterio ispiratore del cristiano non può essere certo quello di omologarsi al mondo.
Il tuo amico, con una battuta, dice che Cristo deve aver parlato così!
Ma se vogliamo essere seri, Cristo ha sfidato gli uomini di tutti i tempi, compresi i suoi diretti interlocutori a rispondere a questa domanda: “Chi di voi può convincermi di peccato?” (Gv 8,46).
Se i suoi accusatori avessero trovato una sola parola fuori posto, non si sarebbero appigliati ad essa per trovare qualche pretesto?
Ma come nella mente del Signore non vi era alcuna immondezza, così ugualmente anche nel suo gestire e nel suo parlare.

6. Il tuo amico appartiene ad un movimento ecclesiale che certamente è molto attivo. Ma quanto al turpiloquio, mi spiace dirlo, non è battuto da nessuno.
Ricordo di un ragazzo che era sinceramente affascinato da questo movimento e mi faceva osservare con disgusto che lì tutti parlavano sporco, compresi quelli che per un incarico speciale hanno il dovere di essere esemplari in tutto.
Capisco il disgusto di quel ragazzo e gli do ragione. Perché quando uno cerca di custodire la presenza del Signore e cerca di essere come deve essere, certe parole gli provocano fastidio anche al solo sentirle.

Ti ringrazio, Lorenzo, di avermi dato l’opportunità di toccare questo tema che è così importante per tutti, ma soprattutto per un cristiano, chiamato a rendere testimonianza a Cristo con le opere e con le parole, come si addice a santi (Ef 5,3).
Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo