Quesito

Rev.do Padre,
da molti anni seguo il suo link con piacere.
Sono sacerdote ….
Leggendo l’Enchiridion Simbolorum del Denzinger al n. 1743 nel decreto sul sacrificio della Messa ho letto: “… Placato da questa offerta, il Signore, concedendo la grazia e il dono della penitenza, perdona i peccati e le colpe, anche le più gravi …”.
San Giovanni Paolo II nell’Enc. Ecclesia de Eucharistia scrive: n. 36: “In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione». Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale».
Ora il Concilio di Trento nel decreto sul sacramento dell’Eucaristia ca. 7 afferma: “… La consuetudine della Chiesa dichiara che quell’esame è necessario perché nessuno, consapevole di essere in peccato mortale, per quanto possa ritenersi contrito, si accosti alla santa Eucaristia senza aver premesso la confessione sacramentale …” (DS 1647) e nel decreto sul sacramento della Penitenza afferma: Can. 11: “… E perché un così grande sacramento non sia ricevuto indegnamente e, quindi, per la morte e la condanna, lo stesso santo sinodo stabilisce e dichiara che quelli che sanno di essere in peccato mortale, per quanto si credano pentiti, devono accostarsi prima al sacramento della penitenza, se vi è un confessore …” (DS 1661).
Chiedo: se la S. Messa distrugge i peccati mortali (questo insegnamento non mi era mai stato insegnato) perché è necessaria la Confessione?
Grazie per l’apostolato che fate a favore dei Cattolici e di tutte le persone che vogliono formarsi alla scuola di Gesù.
La ricordo nelle mie umili preghiere.


Risposta del sacerdote

Carissimo confratello, 
1. la Messa rende presente sull’altare il sacrificio di Cristo che ha il potere di espiare i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi e infonde la grazia che elimina il peccato.
Questo dal punto di vista oggettivo.
Perché è necessario tenere presente anche la disposizione del soggetto.
Se il soggetto non è presente, non fruisce della grazia dell’eucarestia.
Inoltre, anche se è presente, la remissione dei peccati dipende dal grado del pentimento, perché se è imperfetto, come avviene nella cosiddetta attrizione o contrizione imperfetta, non viene cancellato nessun peccato.

2. Se invece il dolore suscitato per i nostri peccati è perfetto, rimette i peccati e include la volontà di essere guariti da parte di Nostro Signore.

3. Ora il sacramento della guarigione cristiana non è l’eucaristia, ma la confessione.
Infatti in questo sacramento viene infusa la grazia sacramentale che aggiunge alla grazia santificante tutti gli aiuti necessari per emendarsi dai propri peccati. 
Diversamente non si può parlare di guarigione.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice in proposito: “La «grazia sacramentale» è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore” (CCC 1129).

4. R. Garrigou-Lagrange, grande teologo, ricorda che “la grazia sacramentale non è un nuovo abito infuso, realmente distinto dalla grazia abituale, ma aggiunge alla grazia comune un certo diritto a ricevere le grazie attuali al momento opportuno e corrispondenti al fine speciale dei sacramenti. Questo diritto morale ha bisogno di un fondamento nella realtà; questo fondamento è la grazia sacramentale come qualcosa di reale che permane nell’anima. E più probabilmente è il modo speciale e lo speciale vigore della grazia santificante, che influisce negli atti delle virtù”.

5. La grazia sacramentale legata alla confessione consiste nel provare per i peccati che si vanno accusando gli stessi sentimenti di Cristo quando nell’orto degli olivi, alla cui vista ha sudato sangue, o quel medesimo sentimento che sulla croce gli faceva dire: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

6. È durante la contrizione e anche per mezzo della confessione che Dio lavora nella nostra anima purificandola, guarendola e santificandola.
Inoltre nel sacramento il Signore si serve del sacerdote per indicare gli opportuni rimedi e anche per dare quella penitenza sacramentale che va a combattere l’inclinazione al male che rimane anche dopo la confessione.

7. Nel frattempo, com’è ovvio, non si può fare la Santa Comunione perché non si è ancora pienamente guariti.
C’è la sincera volontà di essere guariti, ed è questa volontà che ci riconcilia con Cristo, ma non si è ancora perfettamente guariti perché non si è ancora passati dal sacramento della guarigione cristiana.

La ringrazio per le sue preziose preghiere che contraccambio di cuore.
Le auguro ogni bene per il suo prezioso ministero.
Padre Angelo