Salve Padre Angelo,
volevo porle una domanda che riguarda la cristologia e la soteriologia. La Santa Chiesa da sempre ci insegna che la Morte violenta del Signore appartiene al mistero del disegno salvifico eterno di Dio Padre che, nel suo ineffabile amore, ci dona il Figlio suo. In conseguenza di ciò si sostiene che il Signore Gesù “morì come vittima di espiazione per i nostri peccati”.
Ma non si dovrebbe piuttosto dire che Dio Padre ha realizzato la nostra salvezza nonostante la condanna a morte ed esecuzione del Signore?
Essa, in fin dei conti, è opera nostra, o perlomeno del Sinedrio e delle autorità romane che hanno eseguito la sentenza. Ciò che ci ha salvato è l’Amore del Signore e il Perdono (e Dono totale di se) che ci ha donato dalla Croce (e nonostante lo stessero uccidendo), non certo la sua uccisione violenta in se e per se. Pensare anche solo indirettamente che Dio Padre esigesse il sangue del suo Unigenito per cancellare i nostri peccati, a parer mio, è una orribile bestemmia perché fa di Lui un macellaio assetato di sangue. Non voglio sembrare impertinente, vorrei che mi chiarisse questo (forse apparente) equivoco.
Grazie per la risposta, auguri per il suo ministero e una preghiera reciproca.
Valentino


Caro Valentino,
1. vi sono diverse inesattezze nella tua mail e vi sono espressioni che fanno male al cuore solo all’udirle, come quella che hai scritto e che alcuni teologi (ma lo sono davvero?) dicono e ripetono e le fanno ripetere dai loro alunni e seminaristi: “Pensare anche solo indirettamente che Dio Padre esigesse il sangue del suo Unigenito per cancellare i nostri peccati, a parer mio, è una orribile bestemmia perché fa di Lui un macellaio assetato di sangue”.
Quest’espressione fa male solo al sentirla e fa piangere perché manifesta disprezzo per la santità di Dio e per il suo infinito amore per noi.

2. Intanto non è la Chiesa che dice che Cristo si è fatto vittima di espiazione per i nostri peccati, ma è Dio stesso: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10).
Quando si fa teologia si deve aprire dalla Divina Rivelazione e anzitutto dalla Sacra Scrittura.
Ora il passo che ti ho citato è chiarissimo. È Dio Padre che ha mandato il Figlio come vittima di espiazione.

3. È stata precisa volontà di Dio che il peccato venisse espiato con il sangue.
San Pietro scrive: “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia” (1Pt 1,18-19).
E San Paolo: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, facendosi maledizione lui stesso” (Gal 3,13)”.
E ancora: “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” (Rm 8,32).
E anche “Cristo si è fatto obbediente al Padre fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8).

4. Ed ecco che cosa dice San Tommaso: “Cristo ha patito volontariamente in obbedienza al Padre (Fil 2,8).
Perciò si può dire che il Padre ha consegnato Cristo alla sua passione in tre modi.
Primo, perché col suo eterno volere ha preordinato la passione di Cristo alla redenzione del genere umano, secondo le parole di Isaia: “Il Signore ha posto in lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53,6); “Il Signore ha voluto schiacciarlo nella infermità” (Is 53,10).
Secondo, perché ispirò in lui la volontà di soffrire per noi, infondendogli la carità. Di qui le parole del profeta: “È stato immolato perché lo ha voluto” (Is 53,7).
Terzo, perché non lo sottrasse alla passione, ma lo espose ai persecutori. Di qui la preghiera di Cristo sulla Croce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46); ossia, come spiega S. Agostino, perché mi hai esposto al potere dei miei persecutori? (Epist. 140,11)” (Somma teologica, III, 47, 3).

5. E poi soggiunge: “Consegnare alla passione e alla morte un innocente contro la sua volontà è cosa empia e crudele.
Ma Dio Padre non così consegnò Cristo, bensì infondendo in lui la volontà di patire per noi.
E in ciò si mostra da una parte “la severità di Dio” (Rm 11,22), il quale non volle rimettere il peccato senza un castigo, cosicché l’Apostolo scrive, che “Dio non risparmiò il suo proprio Figlio” (Rm 8,32); e dall’altra “la sua bontà” (Rm 11,22), poiché non potendo l’uomo soddisfare con qualsiasi sofferenza Dio gli provvide un redentore capace di soddisfare.
E quindi l’Apostolo ha potuto scrivere, che “per noi tutti l’ha consegnato alla morte”.
E altrove aggiunge: “Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue” (Rm 3,25)” (Ib., ad 1).

6. E dice anche: “In quanto Dio, Cristo consegnò se stesso alla morte col medesimo atto di volontà mediante il quale lo consegnò il Padre. Invece in quanto uomo egli consegnò se stesso con un volere che era ispirato dal Padre. Perciò non c’è incompatibilità tra la consegna fatta dal Padre e la consegna di Cristo fatta da se stesso” (Ib., ad 2).
E: “L’identico atto va giudicato diversamente per la sua bontà o malizia, secondo i diversi motivi da cui procede.
Il Padre infatti consegnò il Cristo alla morte mosso dalla carità, e così fece il Cristo medesimo (Gv 3,16; Ef 5,2): e per questo sono lodati.
Giuda invece lo consegnò per cupidigia (Mt 26,14ss), i giudei lo fecero per invidia (Mt 27,18), Pilato per un timore mondano, cioè per paura dell’imperatore (Gv 19,12ss): e per questo vengono biasimati” (Ib., ad 3).

7. Come si può dire che l’infinita carità con la quale volle espiare nel sangue i peccati faccia di Dio un macellaio assetato di sangue?
Questo sì che è blasfemo.
Cristo ha redento il mondo non nonostante la condanna a morte, ma perché l’ha voluta.
E per questo si è incarnato “nella pienezza dei tempi” e cioè al momento giusto quando sapeva che i sommi sacerdoti e Pilato l’avrebbero trattato così.

8. Concludo con alcuni passi di Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa e impareggiabile maestra in teologia.
Nel sacrificio di Cristo vede quanto sia detestabile il peccato e scrive: “Tanto dispiacque e dispiace a Dio (il peccato) che per punire il peccato di Adamo mandò il Verbo, suo Figlio unigenito, e volle castigarlo sopra il suo corpo, benché in lui non ci fosse veleno di peccato.
Per avere soddisfazione del peccato dell’uomo e non lasciarlo impunito, lo punì sopra il suo unigenito Figlio.
Sicché Cristo benedetto fu nostra giustizia (1 Cor 1,30), e la giustizia e la pena che doveva portare l’uomo la portò lui; e, come innamorato, per obbedire al Padre e compiere la nostra salvezza, corse all’obbrobriosa morte della santissima croce” (Lettera 287).

9. E ancora: “Nel sangue di Cristo si manifesta a noi la giustizia e la misericordia di Dio.
Se infatti a Dio non fosse tanto dispiaciuta la colpa e non fosse stata di grandissimo danno alla nostra salute, non ci avrebbe dato il Verbo, suo Figlio unigenito, facendo di lui come un’incudine, punendo le nostre colpe sopra il suo corpo (Ef 2,14-16): ma volle che così si facesse giustizia della colpa commessa.
E il Figlio non avrebbe dato per noi la vita, spargendo il suo sangue con tanto fuoco d’amore come prezzo della nostra salvezza, bagnandoci in esso e lavando la lebbra delle nostre colpe: e tutto questo gratuitamente e per misericordia e non per debito” (Lettera 76).

Penso che ti ho scritto sia sufficiente per stare davanti alla croce di Cristo con maggiore umiltà e con più grande amore verso il Signore.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore  ti benedico.
Padre Angelo