Quesito
Caro Padre Angelo,
è passato un po’ di tempo dalla mia ultima mail, ma vorrei tornare a rivolgermi a lei per un quesito che mi sta ronzando in testa da qualche giorno.
Dopo essermi limitato per buona parte della mia vita adulta a effettuare opere di beneficenza quasi solo tramite donazioni in denaro, sento sempre più vivo in me il bisogno di “scendere in campo” e agire in maniera più attiva, dedicando anche una porzione di tempo alle persone bisognose e in difficoltà.
È con questi sentimenti che sto seriamente considerando la strada del volontariato e a tal proposito sono in contatto da qualche giorno con un’associazione cattolica a cui dare la mia disponibilità.
Al pari di molti altri credenti e non, nei mesi scorsi ho avuto modo di leggere molto sui santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, che hanno notoriamente fatto tanto bene al prossimo senza che la cosa venisse pubblicizzata in alcun modo durante le rispettive vite.
Del resto, una delle frasi per me più affascinanti del Vangelo è quella con cui il Signore ci esorta a operare senza che la nostra mano sinistra sappia cosa fa la destra. Quanto può essere forte, tuttavia, la tentazione di rendere note le nostre opere per accattivarci le lodi altrui!
In questo contesto, vorrei chiederle concretamente entro quali limiti sarebbe opportuno o raccomandabile informare la cerchia di amici o parenti sulla mia attività di volontariato. Non è un qualcosa che vorrei fare attivamente, ma concretamente ritengo probabile che in qualche occasione capiterà di dover rinunciare a qualche uscita o incontro con gli amici per dedicarmi a tali attività. In un caso del genere dovrei evitare di dare spiegazioni sul vero motivo della mia assenza e magari rimanere sul vago? Allo stesso modo potrebbe capitarmi di effettuare un viaggio di qualche giorno che sarebbe difficile da motivare senza addurre la mia partecipazione alle attività proposte dall’associazione.
Mia madre inoltre mi ha confessato già un po’ di tempo fa di essere interessata all’idea di fare del volontariato e credo che venire a sapere della mia esperienza potrebbe darle una spinta e un aiuto in tal senso.
Vorrei ora allargare la prospettiva e farle un’ultima domanda in materia: non di rado capita di leggere di opere di beneficenza compiute da personaggi pubblici. Dinanzi a queste notizie ci si chiede sempre se la pubblicizzazione dell’atto sia da considerare come una ricerca di vanagloria o se invece la si possa legittimare alla luce dell’impatto che tali gesti possono avere sull’opinione pubblica, e in particolare sugli ammiratori del personaggio in questione, i quali potrebbero essere spinti a seguirne l’esempio.
Lei cosa ne pensa?
In attesa di una sua risposta la ringrazio come sempre per la sua preziosissima opera pastorale.
Cari saluti
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. se teniamo presente quanto dice la Sacra Scrittura che “è lui (Dio) che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13), io ti dico di corrispondere generosamente alla sua chiamata.
Fare del bene attraverso donazioni in denaro è certamente un’opera buona, ma “scendere in campo” e agire in maniera più attiva donando una porzione del proprio tempo è indubbiamente migliore.
2. Questo fare del bene in modo del tutto gratuito ai più disagiati viene chiamato volontariato.
Grazie a Dio la nostra società beneficia di molte e svariate opere di volontariato.
Il volontariato è una grande risorsa e stimola tutti ad andare aldilà della legge o dello strettamente dovuto.
È un modo di vivere che rende più carica di amore e pertanto più umana la nostra società.
3. Tuttavia per noi cristiani non si tratta soltanto di compiere un’opera buona che potremmo definire di solidarietà o di filantropia, ma di carità.
Ora la carità è quell’amore soprannaturale infuso da Dio in noi che porta ad amarlo in ogni cosa e sopra ogni cosa.
4. Amare è la stessa cosa che donare. Ma che cosa possiamo donare a Dio dal momento che egli è bene perfetto e sorgente di ogni dono?
Evidentemente non possiamo donargli nulla in maniera diretta.
Tuttavia possiamo donare e donare molto al nostro prossimo con il quale egli ha voluto identificarsi: “Tutto ciò che avrebbe fatto ho uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,49).
Dunque quando si ama con la carità si ama per amore di Dio, per far piacere a Dio.
Come si vede, si tratta di una cosa ben più grande del volontariato, che è già ottima cosa.
Quando si ama per amore di Dio ci si sente spinti a fare tutto al meglio.
5. Inoltre la carità non si limita ad amare il prossimo per far piacere a Dio, ma sollecita ad amare il prossimo per donargli il bene più grande che è Dio stesso.
E perché sia in grado di accoglierlo all’interno del proprio cuore, si comincia a dargli tutto ciò che gli è necessario per sostenere il suo corpo e la sua salute.
Ma glielo si dà in vista di Dio.
6. Non si tratta evidentemente di fargli la predica perché sarebbe fastidioso.
Ma volentieri si accompagna la propria prestazione con la preghiera perché il Signore apra il cuore del nostro prossimo ad accogliere anche il bene più grande.
Tutto questo viene riassunto in una bella affermazione di San Tommaso d’Aquino: “Il motivo di amare il prossimo è Dio: infatti nel prossimo dobbiamo amare il suo inserimento in Dio” (Somma teologica, II-II, 25, 1).
- Venendo infine alla domanda specifica che hai posto, non sei tenuto a dichiarare apertamente che fai volontariato o attività caritativa.
Puoi limitarti a dire che sei impegnato o anche che hai aderito ad un’associazione che per quella volta ti impedisce di essere presente.
È quanto ci ha insegnato Nostro Signore quando ha detto: “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3). Espressione che San Tommaso insieme con Sant’Agostino, commenta così: “Con la sinistra si designa l’intenzione perversa della vana gloria, con la destra l’intenzione santa di adempiere i precetti di Dio”.
Con l’augurio di agire sempre così, appagato che ti veda solo il Padre celeste che vede nel segreto, ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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