Quesito

Caro Padre Angelo,
sono una donna di 41 anni e vivo un grande conflitto interiore con me stessa… arrivo al dunque.. desidero fortemente avere un figlio. Il punto è che non ho ancora trovato “la persona giusta” con la quale poter realizzare questo progetto. Vorrei sapere se, a fronte di un desiderio legittimamente ed umanamente molto forte, vi sia una qualche possibile alternativa, mi spiego meglio. E’ lecito pensare di farlo per esempio con una persona che conosco da anni e di cui sono fortemente innamorata ma senza avere un legame stabile? Anni fa ho pensato anche di fare un figlio in quei paesi dove è consentito fare bambini “in laboratorio”, ma poi dopo aver iniziato un cammino di fede ho istintivamente rimosso questa idea.. Però padre le confesso in tutta onestà di avere ancora l’idea di fare un figlio con questo uomo, ma come dire.. “senza impegno per lui”…
Aspetto una sua illuminante e gentile risposta.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. il desiderio di un figlio, soprattutto quando si desidera una persona da amare, alla quale dedicare il proprio affetto, le proprie attenzioni e le proprie risorse, è un buon desiderio.

2. Non basta però il buon desiderio perché quanto si vuole raggiungere sia anche lecito.
Soprattutto nel caso che mi hai presentato è necessario tenere presente il bene della persona interessata, e cioè il bene del bambino, del figlio.

3. Ora madre natura, e cioè Dio, ha disposto che il figlio sia il risultato della donazione totale di due persone che si sono promesse eternamente anche in vista dei figli da generare ed educare.
Il bambino per crescere bene ha bisogno non soltanto del cuore di una madre, ma anche di quello di un padre.
È necessaria dunque la presenza del padre. Ed è necessaria anche perché l’educazione materna sia integrata da quella paterna.
Come per venire al mondo non basta un gamete, ma sono necessari due gameti di sesso diverso, così per la buona crescita psicologica, morale e spirituale sono insostituibili i due apporti: quello materno e quello paterno.

4. Per un bambino non è sufficiente sapere che il padre esiste, che non è morto, ma è necessario che sia presente e che sia lo sposo della propria madre.
Sapere invece che il padre vive con un’altra donna e con un’altra famiglia diventa per lui motivo di sentirsi umiliato e depredato di un contesto (quello famigliare e che vede nei compagni) che gli è dovuto.

5. Peggio ancora quando il bambino è privato anche della possibilità di sapere chi sia il padre, chi siano i parenti di suo padre, chi siano stati i suoi genitori e i suoi avi.
Ognuno di noi porta con sé un albero genealogico, di cui il più delle volte non si interessa, ma sa che c’è stato.
Qui invece uno non sa niente della propria storia, è tagliato dalle sue radici, catapultato nel mondo per un vile interesse del donatore irresponsabile di gameti, che dà la possibilità di generare ma senza prendesi cura di chi dai suoi gameti è stato generato.

6. In conclusione: il tuo desiderio di avere un figlio è bello, ma di fatto non puoi garantire al bambino dei beni indispensabili di cui ha bisogno.
Ti consiglio di realizzare diversamente il tuo bisogno di dare affetto. Sono infinite le maniere in cui ci si può dedicare ai piccoli, agli ultimi: in parrocchia, nelle associazioni, nelle opere di assistenza, nel volontariato, negli ospedali, nei gruppi missionari…
Senza dire dei mezzi spirituali, a cominciare dalla preghiera con la quale puoi abbracciare ogni giorno i bambini di tutto il mondo.

7. Fidati delle indicazioni date dalla Chiesa in materia di bioetica.
La voce della Chiesa è prolungamento della voce di Cristo.
Per quanto concerne la sicurezza di dottrina è un prolungamento garantito.
Non c’è mai da pentirsi nell’obbedire alla Chiesa.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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