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Quesito

Buongiorno padre.
Potrebbe per cortesia aiutarmi in questa mia perplessità:
I credenti di tutto il mondo praticano una fede, non una certezza, ma quella fede la passano per verità assoluta.
Il passaggio da fede a verità però non si può fare, altrimenti per ogni fede religiosa ci dovrebbe essere una verità assoluta.
Mi son sentito dire che “la fede è certezza in cose non vedute”.
Quindi si deve credere per sentito dire. Ciò non ci espone forse a inganni, visto che non è un atteggiamento intelligente?
La ringrazio anticipatamente.


Risposta del sacerdote

Carissimo.
la parola fede può significare molte cose.

1. Può significare fiducia.
Questa ad esempio è la fede che noi abbiamo nel medico.
Abbiamo fiducia in lui perché sappiamo che è esperto e sa svolgere bene la sua professione  nostro vantaggio.
Evidentemente questa fede non è certezza che tutto si risolverà. È piuttosto speranza.
È una fede che parte esclusivamente dalla nostra buona volontà.
Pertanto si tratta di una fede umana.

2. C’è anche la fede che gli uomini hanno nelle loro religioni.
Questa fede è adesione totale della mente e della volontà a quanto viene loro detto.
Un’adesione così ferma talvolta è dovuta a motivi culturali, per tradizione.
Talvolta lo è per imposizione per cui ad esempio i figli di genitori che aderiscono ad una determinata religione devono volenti o nolenti sentirsi di quella religione, addirittura pena la morte.
Questa fede, che fa aderire fermissimamente a quanto viene passato per rivelazione è ancora una fede umana che nasce dall’adesione della propria mente e della propria volontà.
A questo punto è giusta la tua domanda: in forza di che cosa si passa a dire che questa è la verità assoluta? Non può trattarsi di inganno?

3. Ugualmente è vero quanto tu osservi: si crede per sentito dire. La fede è questo, è aderire realtà non evidenti.
Ed è giusta anche l’altra tua osservazione: non ci si espone così a inganni?
È un atteggiamento intelligente, razionale, questo? Evidentemente no.

4. Ma la fede cristiana non è così.
Non è così perché non è una fede umana, ma è una fede teologale.
Ciò significa che l’adesione non parte da noi perché si tratta di aderire a realtà di ordine soprannaturale e non evidenti.
La nostra intelligenza da sola non può aderire all’affermazione che Dio è Trinità di persone o che nell’eucaristia è presente il corpo, il sangue, l’anima e la divinità del nostro Signore Gesù Cristo.

5. Quando si dice che la nostra fede è una fede teologale si intende dire che è il suo punto di partenza è in Dio.
Nella fede teologale Dio è la causa efficiente della fede. A differenza della fede umana dove la causa efficiente è la buona volontà del soggetto che aderisce.
Gesù ha detto: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44).
I teologi spiegano come avviene questa attrazione da parte di Dio.
Dio muove la volontà (rispettando evidentemente la libertà umana) perché abbia la forza di far aderire la nostra mente a realtà soprannaturali e non evidenti
È per questo che la fede teologale è dono di Dio e nello stesso tempo è libera accoglienza nel suo dono.

6. In questa libera accoglienza del dono di Dio è incluso l’esercizio della nostra intelligenza perché non possiamo aderire ad affermazioni contraddittorie o assurde o indegne di una persona umana.
Per questo Gesù Cristo ha detto rivolgendosi ad ogni uomo di qualunque tempo: “Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (Gv 8,46).
Il che significa: chi di voi può dirmi che quanto vi sto proponendo è una cosa assurda o contraddittoria o che ripugna alle esigenze della vostra ragione?
Il compito della teologia è proprio questo: di mostrare che quanto Dio ci ha rivelato è assolutamente vero, che nella sua rivelazione, e cioè in Cristo, non c’è nessun errore, nessuna contraddizione, nessuna abdicazione dell’uso ella ragione. Anzi!
E che sebbene si tratti di verità di ordine soprannaturale che si può comprendere appieno a motivo della sproporzione tra l’ordine soprannaturale e quello naturale, tuttavia capisce che si tratta di affermazioni non contraddittorie e che pertanto sono credibili.

7. A conferma esteriore della verità di questa fede teologale c’è il miracolo.
Sottinteso, il  miracolo vero e pertanto non il semplice prodigio.
È prerogativa esclusiva della religione cristiana il  miracolo vero. Esso dà testimonianza e credibilità alla dottrina proposta.
Proprio come ha detto il Signore: “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre” (Gv 10,37-38).

8. Va aggiunto ancora che la fede teologale Dio infonde nella mente umana una luce soprannaturale per cui il credente avverte che non c’è nulla di più vero di quanto ha detto Dio.
Questa luce soprannaturale, che chiamiamo fede teologale, è accompagnata da un intervento di Dio nella nostra anima per cui siamo certissimi di quanto Dio ci ha rivelato. È una certezza di ordine soprannaturale, e corrisponde a quanto San Giovanni afferma quando dice che chi crede “Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé” (1 Gv 5,10).

9. Allora diventano comprensibili le parole di un dottore della Chiesa, San Giovanni d’Avila, che ha detto: “La fede che Dio infonde si poggia sulla verità divina, e fa credere ben più fermamente che non vedendo con i propri occhi e toccando con le proprie mani, e con certezza maggiore della nozione che quattro è più di tre, o altre cose consimili, le quali sono viste dall’intelletto con tale chiarezza da non avere la minima esitazione e da non poterne dubitare anche se volesse” (Audi, filia, c. 43).

10. Questa è la fede cristiana che, come si vede, è ben diversa nella sua origine, nella sua natura e nei suoi contenuti dalla credenza comune che vi è nelle altre religioni.
Ed è per questo che qualcuno giustamente ha osservato che quella cristiana non è semplicemente una religione.
Nelle religioni è l’uomo che cerca Dio.
Qui invece è Dio che cerca l’uomo e si comunica a lui elevandolo all’ordine soprannaturale della grazia.

Ti ringrazio del quesito e dei giustissimi dubbi che hai voluto rilevare.
Mentre ti auguro di accogliere Dio in maniera sempre più ampia, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo