Quesito
Caro Padre Angelo,
le scrivo con una domanda riguardo al “nuovo nome” menzionato nell’Apocalisse, che da tempo mi incuriosisce.
Mi chiedevo se questo nuovo nome debba essere inteso in senso letterale, ovvero come un vero e proprio cambiamento di nome (ad esempio: io mi chiamo Alessandro e non mi chiamerò più Alessandro), oppure se si tratti di un simbolo, un modo figurato per indicare una trasformazione spirituale o un’intimità particolare con Dio.
Inoltre, sempre nell’ambito dell’Apocalisse, si parla di scritte sulla fronte: anche queste vanno intese in modo letterale, come segni visibili, oppure sono anch’esse da comprendere come simboli di appartenenza e identità spirituale?
La ringrazio fin da ora per il tempo che vorrà dedicarmi e per la luce che vorrà offrirmi su questi temi così profondi.
Un cordiale saluto,
Alessandro
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. il testo in cui nell’Apocalisse si parla di nome nuovo è il seguente: “Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve» (Ap 2,17).
2. Marco Sales commenta: “L’apostolo allude agli antichi usi greci.
I greci infatti sollevano scrivere su piccole pietre bianche ben levigate i nomi dei candidati nelle elezioni, i titoli dei vincitori dei giochi olimpici, ecc.
Anche nei giudizi i giudici con una pietra bianca esprimevano la sentenza di assoluzione.
La pietra bianca promessa qui al vincitore indica quindi che egli sarà dichiarato santo, e perciò degno dell’eterna ricompensa, e sarà eletto ad essere cittadino del cielo.
Il nome nuovo è probabilmente il nome di cittadino celeste oppure il nome di Dio o di Gesù Cristo.
Nessuno può riconoscere il pregio del valore di tal nome se non colui che è stato degno di riceverlo, perché questo solo conoscere quanta sia la felicità che Dio ha preparato a coloro che lo amano e lo servono”.
3. Ignace de la Potterie, nel Dizionario di teologia biblica curato da Xavier Dufour, scrive: “Tale nome avrà questa volta un carattere specificamente cristiano: sarà il nome di Dio (“il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, dal mio Dio, insieme al mio nome nuovo” Ap 3,12), quello dell’Agnello e quello del Padre, che gli eletti porteranno in fronte (“E vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo” Ap 14,1; e “Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà” (Ap 22,3-5).
4. Come i dannati portano in fronte il nome della bestia” (Ap 13,17), così i cristiani portano a quello di Cristo (l’Agnello), che viene presentato come uguale al Padre.
5. A proposito di Ap 22,4 dove si legge “e porteranno il suo nome sulla fronte” si comprende dal contesto che questo nome è simbolo della definitiva appartenenza a Dio da parte degli eletti, che godono pienezza di vita e nello stesso tempo nessun male può toccarli.
6. Questo nome nuovo si identifica con il sigillo sulla fronte che riceveranno gli eletti (cfr Ap 7,3).
Giuseppe Girotti, commentando Is 44,5 scrive: “L’uso di scriversi nomi di divinità sulle mani o sul petto era frequente in ogni tempo in oriente”.
7. Pertanto in cielo ognuno conserverà il proprio nome.
Il nome nuovo è un nome simbolico. Come ricorda Ap 2,17, nessuno lo può conoscere all’infuori di chi lo possiede.
Davanti agli altri ognuno viene riconosciuto con il nome che ha ricevuto sulla terra.
Con l’augurio che tutti noi possiamo essere segnati sulla fronte con questo nome nuovo, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
