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Quesito

Carissimo Padre Angelo, buongiorno.
Mi sorge un dubbio e vorrei che lei mi aiutasse: nel libro della Rivelazione Giovanni di Patmos (forse l’apostolo, forse altra persona) ci fa sapere – se ho ben capito – che il messaggio apocalittico gli fu comunicato da Gesù non direttamente, mediante un angelo (Apocalisse 1,1; 17,7; 22,8-9.16).
Nei vv 13-18 del primo capitolo, Giovanni fa la descrizione della visione profetica avuta riguardo questo personaggio che pare essere proprio Gesù (Io divenni morto, ma ora vivo in eterno – v 18). Ha inoltre gli attributi della divinità (Primo, Ultimo, Vivente). Quindi fa mi pensare a Gesù vero Dio e vero uomo. È questo personaggio a parlare, a rivelare a Giovanni (v 19).
Ma fin dal v 1 viene detto che Gesù rivela a Giovanni il messaggio apocalittico mediante il suo angelo. Quindi quel personaggio era un angelo che prestava a Gesù la sua bocca (usando un antropomorfismo), oppure si trattava proprio di Gesù?
Se si tratta della prima, come si concilia con la descrizione del personaggio secondo cui ha in mano le sette stelle ecc? Se si tratta della seconda, come si concilia col fatto che Giovanni afferma che è un angelo di Gesù a rivelargli il messaggio apocalittico? O forse sono io che non ho bene inteso ciò che ho letto?
 Inoltre Giovanni, descrivendo questo personaggio, fa richiamo alla descrizione del personaggio visto da Daniele 10: La descrizione che Daniele fa del personaggio, è quella di un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufàz. Il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine.
Alla presenza di questo personaggio, Daniele cadde a terra privo di forze. Quello di Daniele è un angelo o il Logos (la seconda persona divina)?
E il personaggio di Giovanni di Patmos è Gesù o un angelo?
Grazie in anticipo per la risposta.
Ave Maria.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. gli autori non sono concordi nell’identificare quell’angelo.
Alcuni, come Marco Sales, affermano che Gesù Cristo si è rivelato attraverso un angelo.
E riporta l’annotazione classica di Antonio Martini, il grande biblista del secolo 18°, la cui traduzione della Bibbia in italiano rimase pressoché l’unica fino a quando non è giunta quella della Conferenza Episcopale Italiana nella seconda metà del secolo scorso: “Questa rivelazione dunque fu da Dio comunicata a Cristo come uomo, da Cristo all’angelo, dall’angelo a Giovanni, da Giovanni alla Chiesa. Da queste parole intendiamo quando egli dirà che Dio, ovvero Gesù Cristo gli apparve, e gli parlò, si intende che gli parlò per mezzo di uno o di altro angelo”.

2. La Bibbia di Gerusalemme invece scrive: “L’angelo o messaggero rappresenta probabilmente il Cristo stesso”.
E fa riferimento a quanto si legge in Ap 14,14-15: “E vidi: ecco una nube bianca, e sulla nube stava seduto uno simile a un Figlio d’uomo: aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura».
Fa riferimento anche a quanto si legge in Ap 1,13: “e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro”.

3. Marco Sales ad Ap 1,13 annota: “A Giovanni però non apparve il Messia umiliato, ma il Messia glorificato e trasfigurato.
Pensano alcuni che non si tratti però di Gesù Cristo in persona ma di un angelo che faceva le sue veci e parlava a nome di lui”.
Mentre ad Ap 14, 14:15 scrive: “Non vi è dubbio che qui si parli di Gesù Cristo, il quale ha predetto che sarebbe un giorno venuto sulla nubi del cielo con potestà grande”.
E poiché il versetto 15 parla di un altro angelo scrive: “Da queste parole non si può quindi concludere che il personaggio apparso nel versetto precedente fosse un angelo”.

4. Più verosimile sembra l’affermazione di Alfred Wikenhauser, il quale dice che Cristo comunicò la rivelazione a Giovanni “valendosi del ministero di un angelo.
Lo contempla in persona solo in 1,12-3,22; a partire da 4,1 invece lo vede sotto raffigurazione simboliche: sottoforma di agnello (56ss; 14,1), di figlio dell’uomo su una nube candida (14,14), di cavaliere su un cavallo bianco (19,11). Colui che comunica le visioni dell’avvenire vero e proprio è manifestamente questo angelo, che è detto angelo della rivelazione (22,6.8), in quanto con la sua apparizione ne è causa”.

Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo