Caro Padre Angelo,
Siano lodati Gesù e Maria.
La disturbo per avere delle indicazioni e dei consigli spirituali in merito a come bisogna comportarsi sessualmente nella vita matrimoniale secondo la fede cattolica.
Le faccio queste domande perché non le nascondo il dubbio che mi assale ogni qual volta faccio presente questa problematica al confessore, il quale mi tranquillizza dicendomi che “Non è da considerare atto impuro ciò che succede nell’atto matrimoniale anche se non aperto alla vita e che non vi è necessità di confessarlo quando ciò avviene”.
I miei dubbi sono questi: l’atto sessuale matrimoniale deve avere sempre un’apertura alla vita tollerando anche metodi anticoncezionali naturali (es. metodo Billings) o sono consentite anche altre forme tipo Petting ecc…. (lascio alla sua consolidata esperienza da Direttore Spirituale tutti gli altri tipi di approcci sessuali)?


Carissimo,
1. è necessario anzitutto chiarire i termini.
Per contraccezione s’intende ogni atto che all’interno del matrimonio alteri il disegno di Dio sulla sessualità e sull’amore umano.

2. Orbene, il metodo Billings non è un anticoncezionale perché non altera nulla, ma usa della sessualità secondo il disegno di Dio che include anche il dovere di ravvivare l’intimità coniugale.
Mentre all’interno del matrimonio le forme di petting che si concludono semplicemente con la masturbazione costituisono un’alterazione del disegno di Dio e sono equiparabili agli atti impuri.

3. Chiedi se sia “da considerarsi peccato mortale ogni qual volta si pratichino atti sessuali che non siano finalizzati all’apertura della vita?”.
La domanda non è chiara.
Se per “finalizzata all’apertura alla vita” s’intende che si debba cercare un bambino ogni volta che ci si esprime nell’intimità coniugale allora la risposta è no.
L’intimità coniugale infatti è ordinata anche a ravvivare la concordia e la donazione vicendevole.

4. La Chiesa nel suo insegnamento dice che l’intimità coniugale esprime autentico amore se è aperta alla vita, anche se si prevede che questa non fruttificherà.
Infatti solo in questo tipo di donazione non si falsifica l’intrinseco significato del gesto.
Giovanni Paolo II ha detto: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).
E ancora: “La contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (Familiaris consortio 32c).

6. Mi chiedi se tali atti qualora non siano finalizzati alla vita vadano confessati.
La risposta è sì, se si tratta di contraccezione e di atti impuri.
Scrive San Tommaso: “Sotto un certo aspetto il peccato di impurità è quello che più di ogni altro rende l’uomo indisposto a ricevere l’Eucaristia, poiché a motivo di questo peccato più che da ogni altro lo spirito viene assoggettato alla carne, per cui viene impedito il fervore della carità che è richiesto in questo sacramento” (Somma teologica, III, 80, 5, ad 2).
Sotto questo aspetto le parole che ti ha detto il parroco non sarebbero corrette, ma temo che tu abbia frainteso.

7. Se invece si tratta di atti compiuti secondo il disegno di Dio e che rimangono aperti alla vita non vanno confessati perché di per sé sono “lodevoli e degni” (Gaudium et spes n. 49) e non si tratta di peccato.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo