Quesito

Caro Padre Angelo.
le chiedo una precisazione sul paradiso…
Oggi mi sono trovato a fare una riflessione strana.
Mi sembra stranissimo un paradiso in cui non farei altro che lodare Dio per l’eternità, e quella sarebbe per me la gioia massima e unica… con un concetto un pò terreno le dico che così mi parrebbe quasi di perdere la mia umanità, anche nel senso positivo di vita, volontà (cioè so che in realtà quella sarà la mia unica volontà…è difficile spiegarmi)…
Le chiedo una precisazione per il mio bene perchè certi ragionamenti non mi piacciono per niente.
Lorenzo


Risposta del sacerdote

caro Lorenzo,
1. la tua domanda non è banale, anche perché riguarda il nostro futuro eterno.
È vero che in cielo loderemo Dio. Ma questo termine è troppo povero per indicare come passeremo la nostra eternità.

2. Mi pare che un’espressione dell’Apocalisse ci dia la pista per capire di più.
L’espressione la troviamo nel canto dei 24 vegliardi: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra» (Ap 25,9-10).
– “li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti” significa che il cielo avremo un grande potere di intercessione.
– “e regneranno sopra la terra” significa che eserciteremo una grande attività salvifica sul mondo e su alcuni in particolare.

3. Il Signore nel vangelo ha espressioni analoghe.
Nel Vangelo secondo Luca parla del padrone che affida delle mine ai suoi subalterni perché le traffichino in sua assenza.
Al ritorno, “si presentò il primo servo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città” (Lc 19,16-18).
Dunque in cielo svolgeremo un’attività salvifica e la svolgeremmo proprio lodando Dio e attraverso l’intercessione.

4. Nell’Apocalisse troviamo un concetto analogo: “Al vincitore che persevera sino alla fine nelle mie opere darò autorità sopra le nazioni” (Ap 2,26) e “Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono” (Ap 3,21).
La promessa è davvero grande e il Signore, che è veritiero al sommo, la adempirà fedelmente.

5. Ti vorrei portare la testimonianza di santa Teresina del Bambin Gesù, che all’età di tre anni era rimasta orfana di mamma. Una sorella maggiore le aveva fatto da mamma e a lei Teresa confidava tutti i suoi problemi e anche i suoi scrupoli.
Ma ad un certo momento questa sua sorella entrò in monastero per farsi suora di clausura. A Teresa parve di essere rimasta orfana per una seconda volta e allora si ricordò di quattro fratellini, morti in tenera età e che sapeva essere in paradiso e si rivolse a loro.
Ecco quanto scrive la nostra Santa: “Quando Maria entrò nel Carmelo ero ancora molto scrupolosa. Non potendo più confidarmi con lei, guardai verso il Cielo. Mi rivolsi ai quattro angeli che mi avevano preceduta lassù, perché pensavo che quelle anime innocenti non avendo mai conosciuto turbamenti né timori, dovevano aver pietà della loro sorellina la quale soffriva sulla terra. Parlai loro con semplicità di bambina, feci notare che, essendo l’ultima della famiglia, ero stata sempre la più amata, la più colmata di tenerezza da parte delle sorelle; che se fossero rimasti essi sulla terra, mi avrebbero certamente dato altrettante prove di affetto… La loro partenza per il Cielo non mi pareva una buona ragione per dimenticarmi, anzi, trovandosi essi a potere attingere dai tesori divini, dovevano prendere per me la pace, e dimostrarmi così che in Cielo si sa ancora amare! La risposta non si fece attendere, ben presto la pace inondo l’anima mia con le sue acque deliziose, e capii che, se ero amata sulla terra, lo ero anche nel Cielo… Da quel momento in poi la devozione crebbe verso i miei fratellini e sorelline, e mi piace di conversare spesso con loro parlando delle tristezze di questo esilio… del desiderio di raggiungerli presto nella Patria celeste!” (Storia di un’anima, 131).
Lei stessa dirà: “Passero il mio Paradiso a distribuire grazie sulla terra”.

6. In Paradiso la nostra libertà, e cioè il nostro potere di amare, sarà piena. Tutto verrà appagato. Diversamente non sarebbe paradiso.
Per ora è inimmaginabile per noi il gaudio del Paradiso. Scrive San Paolo: “Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2,7-9).
Se riuscissimo a immaginare il paradiso, dovremmo concludere che si tratterebbe ancora di una realtà finita.
Proprio perché il bene che Dio ci ha preparato è infinito, è per noi inimmaginabile e indicibile.

Con la promessa di un ricordo nella preghiera perché quanto Dio ha preparato per te possa essere da te raggiunto, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo