Quesito

Caro Padre Angelo,
Mi potrebbe dare qualche consiglio su come vivere sull’esempio di Maria.
Come poter imitarla e pensare nel suo modo?
La ringrazio.
Mi scusi per il disturbo. 
Mattia


Risposta del sacerdote

Caro Mattia,
Non è facile dire in due parole come si possa vivere sull’esempio di Maria che è modello insuperabile di vita cristiana.
Mi limito a darti solo alcune indicazioni prendendo come punto di riferimento le sette parole proferite da Maria, così come sono registrate nei Vangeli.
1. La prima parola: “Come è possibile questo dal momento che non conosco uomo? (Lc 1,34).
Questa domanda di Maria riguarda il proposito di verginità che aveva emesso. Era certa di averlo fatto per divina ispirazione. Poiché conosceva la natura divina del Messia, a motivo della sua umiltà, si è messa da parte. Ha lasciato fare a Dio e ha lasciato che altre corressero verso la maternità del Messia. Dio invece ha scelto proprio lei e precisamente perché si era messa da parte.
Ne fa cenno nel Magnificat quando dice: “Poiché ho guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48).
L’umiltà è il fondamento della vita cristiana. Non ne è l’essenza, ma il fondamento. L’essenza della vita cristiana consiste nella carità e cioè nella comunione con Dio e con il prossimo. Ma l’edificio della carità ha il suo fondamento nell’umiltà.

2. Questa prima parola ricorda anche il proposito di verginità di Maria. 
Se San Paolo esorta alla verginità per stare uniti a Dio senza distrazione ed essere santi nel corpo e nello spirito, molto di più me ha sentito questa esigenza la Beata Vergine Maria.
Eccoci, dunque, di fronte ad un’altra virtù nella quale possiamo imitare la Madonna: la purezza.
Tutti sono chiamati ad essere casti nei loro affetti, anche le persone sposate e fidanzate, ognuna secondo le esigenze del proprio stato.
Ma si può imitare la Madonna in maniera ancora più alta dedicando il proprio affetto esclusivamente a Gesù Cristo, scegliendo lo stato di vita voluto dalla Madonna, come avviene per quelli che hanno accolto la vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata.

3. La seconda parola registrata nei Vangeli è la seguente: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38).
Maria risponde subito, prontamente e senza esitazione alla chiamata di Dio e si mette al suo servizio, accettando di essere la Madre di Colui che dal profeta Isaia viene definito il servo sofferente (cf. Is, cap. 53).
La corrispondenza pronta e generosa alle divine ispirazioni è il segreto del progresso della propria vita spirituale. Si potrebbe dire che è il segreto del nostro amore per il Signore.
Quando si ama in maniera forte una persona, si è pronti, anzi, prontissimi a dedicarsi a lei nella buona e nella cattiva sorte.

4. La terza parola non viene registrata esplicitamente nel Vangelo, ma è implicita nel saluto che rivolse ad Elisabetta, la quale fa menzione nel saluto della Madonna: “Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi” (Lc 1,44).
Dobbiamo essere attenti al saluto della Madonna. Anzi dobbiamo provocarlo.
San Bernardo diceva che quando salutava la Madonna con le parole “Ave Maria” si sentiva replicare il saluto dalla Madonna che gli diceva: “Ave Bernarde!”.
Che cosa significa questo saluto “Ave Bernarde”?
Mi pare di poter dire che dobbiamo invocare la Madonna perché ci stia vicino e dica a ognuno di noi ciò che ha detto a Juanito nell’apparizione di Guadalupe: “Non sono forse io qui, tua madre?”. Come a dire: “Non temere, sono con te in questo momento, io ti aiuterò”.
Mi piace ricordare che San Tommaso dedicava ogni pagina dei suoi scritti alla Madonna. In alto le prime parole che scriveva che scriveva erano queste: “Ave Maria”. Invocava il suo aiuto mentre si accingeva a scrivere e la Madonna lo aiutava.
Stava alla presenza di Maria e quanto faceva era contento di farlo come un atto di amore per Lei.
Non sarebbe bello vivere così?
Mi piace ricordare che il Papa Onorio III quando si rivolse ai primi domenicani che predicavano nel tolosano si rivolse loro con questo indirizzo: “Ai frati predicatori (domenicani) che servono Dio e la Beata Vergine Maria”.

5. La quarta parola registrata dalla bocca di Maria è quella del Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1,46-47).
Qui la Madonna ci insegna a lodare Dio per tutti i suoi disegni salvifici per ciascuno di noi e per l’umanità intera.
Nella gioia e nel dolore Maria ha sempre ripetuto il suo Magnificat. Non si è mai lamentata delle disposizioni divine, anche se le costavano tantissimo.
Il Magnificat di Maria risuona nelle parole del prefazio di ogni Messa: “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore”.
È quella che qualcuno ha definito: “l’ascetica del ringraziamento”
Bisogna riconoscere che non è facile dire grazie sempre e in ogni luogo. In certe situazioni è sufficiente dire: “Sia fatta la tua volontà”.

6. La quinta parola registrata dalla bocca di Maria è rivolta a Gesù smarrito e ritrovato nel tempio: “Figlio, perché hai fatto così? Tuo padre e io angosciati ti cercavamo” (Lc 2,48).
Qui la Madonna ci insegna a vivere alla presenza di Dio e a porre a lui tutte le domande della nostra vita.
Non dobbiamo temere di rivolgerci a Cristo e dire: “Perché hai permesso o voluto questo?”.
Così si impara a non parlare a vuoto e a giudicare tutto nella prospettiva della volontà di Dio, alla luce del merito e dell’eternità.
Nei vari eventi della nostra vita, lieti o tristi, Dio ci parla e ci chiama a compiere un balzo in avanti nella via della santificazione affidandoci totalmente alle divine disposizioni. 
I pensieri più veri, più profondi e più salutari per la nostra vita sono quelli che ci vengono fuori quando poniamo le nostre domande a Gesù: “Perché c’è capitato questo?”. O anche: “Perché ci hai fatto così?”.

7. La sesta parola è quella proferita alle nozze di Cana quando rivolgendosi a Gesù disse: “Non hanno vino” (Gv 2,3).
È un invito a pregare Maria perché interceda per noi presso Gesù.
La sua preghiera è onnipotente e non solo perché è piena di grazia ma anche per quanto ha patito per Gesù. 
Sebbene Maria non abbia subito le doglie del parto, ciò nonostante quella spada che avrebbe trapassato la sua anima come le predisse il vecchio Simeone l’accompagnò per tutto il tragitto della vita mortale di Nostro Signore.
Noi sollecitiamo l’intercessione di Maria rivolgendosi a Lei con le preghiere tradizionali dell’Ave Maria, soprattutto quando diciamo: “Prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte” oppure anche della Salve Regina: “Orsù, dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi”. In una parola, con la preghiera del Santo Rosario.

8. L’ultima parola, che è come il suo testamento, è la seguente: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).
Che è come dire: “Fidatevi di Gesù, di quanto vi comanda. Comportatevi in tutto secondo il suo insegnamento, anche qualora vi sembrasse inutile o incomprensibile”.
La Madonna si è fidata quando ha detto: “Eccomi, sono la serva del Signore”.
Come pure si è fidata di San Giuseppe quando le disse che dovevano fuggire in Egitto. Non ha obiettato dicendo che avrebbero potuto obbedire anche senza andare tanto lontano. Avrebbero potuto nascondersi in un luogo più vicino.
È vero, avrebbero potuto nascondersi in un luogo più vicino, ma Dio, comandando di andare in Egitto, aveva dei progetti più grandi. Ha obbedito senza contrattare!
Il Signore ci comanda di fare quanto Egli vuole anche attraverso gli insegnamenti e i precetti della Chiesa. Non solo, ma anche attraverso i nostri legittimi superiori in famiglia e nella società, purché evidentemente i loro precetti non siano palesemente contrari alla legge di Dio.
Ecco, in breve, come la Madonna può essere di esempio.
Gesù, consegnandocela come madre, vuole che ci affidiamo a Lei. Ma vuole anche che ci comportiamo come Lei.
Con l’augurio di tenere sempre lo sguardo fisso sul suo comportamento, ti benedico e ti ricordo volentieri nella preghiera.
Padre Angelo