Caro Padre Angelo
in risposta ad un visitatore lei ha detto che col peccato mortale perdiamo la grazia santificante e anche i meriti accumulati nella vita passata. Ciò mi ha un pò sconcertato.
Quindi se uno commette peccato mortale (ovviamente poi emendato in Confessione) la “scorta”, per così dire, dei meriti si azzera, come se in tutta la vita fino a quel momento non avesse fatto nulla di buono. È cosi? È un game over? Si riparte da capo, senza niente?
E se questa persona dopo la confessione, e quindi la riconciliazione, morisse? Si presenterebbe davanti a Dio senza meriti? Riconciliato ma senza merito?
Ecco, vorrei mi spiegasse meglio, padre.
Grazie anticipatamente per la risposta.
Dio la benedica.


Carissimo,
1. non è del tutto preciso quello che hai riportato delle mie affermazioni.
È vero che con il peccato grave si perde la grazia santificante e con essa anche si perdono anche i meriti.
Ma non è vero che pentiti, riconciliati e confessati si riparta da zero.
I meriti vengono ricuperati in proporzione al fervore del pentimento e alla quantità di grazia ricuperata.

2. Che col peccato grave si perdano anche le virtù soprannaturali e i meriti lo dice lo Spirito Santo per mezzo del profeta Ezechiele: “Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere?
Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà” (Ez 18,24).

3. San Tommaso afferma che con la grazia che accompagna la penitenza si ricuperano le virtù soprannaturali.
E a questo proposito ricorda la parabola evangelica nella quale il padre comanda che il figlio pentito sia rivestito “con la veste più preziosa” (Lc 15,22) che a detta di S. Ambrogio è “la veste della sapienza”, la quale è accompagnata da tutte le virtù, secondo le parole della Scrittura: “Essa insegna la temperanza e la giustizia, la prudenza e la fortezza, delle quali non c’è nulla di più utile in vita per gli uomini” (Sap 8,23).
Quindi dalla penitenza vengono restituite tutte le virtù” (Somma teologica, III, 89,1, sed contra).

4. E poiché si può cadere quando si è già giunti ad un certo grado nella vita spirituale, allora quando si ricomincia dopo il peccato si è sempre come degli incipienti e per questo “l’uomo anche nella virtù risorge sempre in un grado inferiore” (Somma teologica, III, 89,2, sed contra).

5. Tuttavia “a seconda che il moto del libero arbitrio nella penitenza sia più intenso o più debole, il penitente consegue una grazia maggiore o minore” di quella precedente. (…).
Perciò il penitente talora risorge con una grazia superiore a quella precedente; talora con una uguale; e talora con una grazia inferiore.
Lo stesso si dica delle virtù che accompagnano la grazia” (Somma teologica, III, 89,2).

6. Non solo, ma insieme alle virtù soprannaturali si possono ricuperare anche i meriti.
Qui San Tommaso fa riferimento al profeta Gioele, nel quale si legge: “Vi restituirò le annate che ha divorato la locusta” (Gl 2,25).
E cita la Glossa che afferma: “Non permetterò che perisca l’abbondanza che avete perduto per la perturbazione della vostra anima”.
E conclude: “Ma tale abbondanza è il merito delle opere buone, che fu perduto per il peccato.
Quindi con la penitenza reviviscono le opere meritorie compiute prima del peccato” (Somma teologica, III, 89,5, sed contra).

7. Ne porta poi la motivazione: “perché rimangono nell’accettazione di Dio.
E nell’accettazione di Dio vi rimangono anche dopo che sono state mortificate dal peccato: poiché tali opere in quanto furono fatte saranno sempre accette a Dio e i santi ne godranno, secondo le parole dell’Apocalisse: “Tieni saldo ciò che hai, perché altri non prenda la tua corona” (Ap 3,11).
Che poi esse non siano capaci di condurre alla vita eterna colui che le compì, deriva dall’impedimento del peccato successivo, che rese costui indegno della vita eterna.
Ma tale impedimento viene tolto dalla penitenza poiché con essa vengono rimessi i peccati.
Perciò ne segue che le opere già “mortificate” ricuperano con la penitenza l’efficacia di condurre alla vita eterna colui che le aveva compiute: e ciò significa che reviviscono.
Quindi è evidente che le opere mortificate reviviscono mediante la penitenza” (Somma teologica, III, 89,5).

8. Pertanto la persona che subito dopo la Confessione di un peccato grave morisse si porta dietro i meriti nella misura in cui li ha ricuperati mediante il fervore della carità.

9. Ma desidero anche dire che i meriti con cui noi ci presentiamo davanti a Dio sono soprattutto e principalmente i meriti di Gesù Cristo.
Perché quei meriti Egli li mette nelle nostre mani.
E diventano nostri nella misura in cui li facciamo nostri col fervore della carità.
Anche i nostri meriti personali, senza i suoi e senza essere appoggiati ai suoi, sono nulla.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di presentare la dottrina di san Tommaso che è la dottrina della Chiesa.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo