Quesito

Buonasera Padre Angelo,
molti movimenti, uno in particolare (comunione e liberazione) proclamano che si trovi Dio solo nell’incontro con l’altro, a prescindere che l’altro si comporti bene o male: "tu nell’altro trovi Dio sempre e comunque quindi è importante stare con la gente e non soli."
Io e il mio fidanzato non siamo d’accordo perchè noi molto spesso Dio lo perdiamo quando incontriamo certe persone mentre lo troviamo se impegnati in attività come leggere, suonare, cantare, pregare da soli o in coppia, stare tra di noi abbracciati e a parlare, passeggiare, stare con gli animali.
Le faccio un esempio concreto: siamo andati a Lourdes con un’associazione di ispirazione cristiana a settembre di quest’anno, come facciamo ogni anno – da volontari; in treno e a Lourdes la compagnia di volontari non era il massimo: gente che faceva battute sconce e pesanti, che beveva alcoolici e poi andava al servizio, che diceva cose che con Lourdes e con la fede non c’entravano proprio niente, anzi erano l’opposto del credere e di quel che dicono i Comandamenti.
Ecco, gente così noi quando potevamo la evitavamo, eppure sembra che per certi movimenti sia importante, anzi fondamentale stare anche con questa gente, anche se danno il cattivo esempio e con loro puoi stare solo male.
Lei cosa ne pensa?
La saluto distintamente.
GM


Risposta del sacerdote

Carissima GM,
1. probabilmente all’inizio di tutto vi è un equivoco.
Comunione e liberazione dice che la vita cristiana è essenzialmente incontro con Gesù Cristo.
Il cristianesimo, se vogliamo usare quest’espressione, non è un codice morale o una filosofia ma è incontro, esperienza di vita con Gesù Cristo.
Forse i tuoi interlocutori non hanno capito bene l’essenza di Comunione e liberazione.
E non me ne meraviglio.
A questo movimento si avvicinano tanti giovani e non è strano che qualcuno scambi l’incontro con Gesù con l’incontro con gli altri.
È vero che l’incontro con Cristo lo si vive all’interno della comunità cristiana. È dalla Chiesa infatti che riceviamo la fede ed è dalla Chiesa che riceviamo i sacramenti e la guida pastorale.
Ma la vita cristiana non  si esaurisce semplicemente nell’incontro con l’altro.
Non è l’altro e neanche la comunità cristiana il mio Dio.
Il nostro Dio è solo Gesù Cristo, che incontriamo nella comunità.

2. Vi sono ancora altri equivoci circa l’espressione “trovare Dio negli altri”.
Ne è prova il fatto che voi nel pellegrinaggio che avete fatto siete rimasti scandalizzati e dispiaciuti per quello che avete visto e sentito.
Ora tutte le miserie di cui mi ha scritto non vengono da Dio né sono il riflesso del volto di Dio sulla sua Chiesa.

3. Dobbiamo invece vedere Dio nell’altro nel senso che l’altro è immagine di Dio, che Dio vuole abitare dentro di lui e che tutto quello che facciamo a lui Dio lo ritiene fatto a sé.
Ma può succedere che incontrando qualcuno avvertiamo solo il bisogno di pregare e fare penitenza perché in lui vediamo solo la casa o il tempio di Dio del tutto profanati.

4. Sicché si danno situazioni in cui siamo chiamati a fuggire determinate compagnie perché possono costituire per noi motivo di peccato, di distrazione, di pericolo per la nostra fede o per la nostra condotta.
Lo ricorda San Giovanni quando dice: “Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie” (1 Gv 1,10-11).
Peggio ancora se si tratta di essere perseguitati o uccisi. Come si fa a vedere Dio nell’incontro con l’altro?
Pur conservando nel nostro animo quella carità per la quale desideriamo Dio presente nel cuore dei nostri persecutori e i nostri persecutori viventi nel cuore di Dio, tuttavia bisognerà fuggire. Non ha detto nostro Signore: “Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra” (Mt 10,23)?

5. Circa quello che ti è capitato nel servizio di volontariato a Lourdes va fatta ancora una distinzione.
Talvolta in questi pellegrinaggi si invitano giovani che sono abbastanza lontani da Cristo, dalla Chiesa, dai sacramenti, dalla preghiera. Si invitano a fare volontariato perché si spera che stando accanto alla sofferenza e vivendo in un clima di preghiera possano fare esperienze che lascino qualcosa nel loro cuore.
Allora può capitare di trovare ragazzi che si esprimono nel modo che tu mi hai descritto. Sicché diventa un’opera di carità stare loro vicino per aiutarli, per neutralizzare che si abbandonino ad eccessi verbali o di altro tipo…
Ma questo non dipende dalle associazioni o dai movimenti.
Perché se quelli che si esprimono nel modo che mi hai detto fossero proprio del movimento o dell’associazione, bisognerebbe dire senza generalizzare che in quel gruppo c’é qualche carenza di formazione cristiana.
Imperfezioni e anche miserie si possono trovare dappertutto.

Ti auguro un buon prosieguo di itinerario quaresimale, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo