Quesito

Caro padre Angelo,
grazie per aver risposto alla mia ultima mail. La pubblicazione spero possa aiutare quanti la leggeranno ad avvicinarsi alla fede cattolica.
Mi ha stupito e al contempo molto confortato che l’ordine domenicano è nato proprio per combattere l’eresia. Per evangelizzare, portare Cristo agli altri. Insomma richiamando il Vangelo, si potrebbe dire che sono i custodi della Parola seminata da Dio; strappano le erbacce dell’eresia che soffocano la piantina del regno dei cieli, seminata dal Padre. 
Il suo sottolineare le mie frasi mi ha fatto comprendere proprio che l’ordine domenicano ha nella sua spiritualità, l’evangelizzazione, il combattimento dell’eresia e la vita di preghiera e comunitaria. Mi viene da pensare appunto agli apostoli, e alle prime comunità cristiane di cui ci parlano gli Atti. Vivevano insieme, pregavano e lodavano e benedicevano Dio, evangelizzavano, e combattevano l’eresia e gli errori teologici di chi incontravano nel loro cammino. Non posso non pensare al povero Paolo, che insieme con Barnaba, ad Atene, cercando di spiegare che gli dei non esistono è stato scambiato per una divinità egli stesso: credo che sia il colmo per un predicatore. E qui non può non scapparmi una risata!
Leggo che in un approfondimento che ho trovato sul sito, riguardante l’ordine dei predicatori, che: Prima d’essere apostolo, il Frate Predicatore è dunque asceta e contemplativo
E’ proprio la vita di preghiera, l’unione con Dio che è propulsore alla vita apostolica e di missione. La parola asceta mi fa pensare ad una vita in costante ricerca della purificazione, della conversione continua che cerca e tende alla santità. La contemplazione è invece scoprirsi immersi in Dio, essere in costante comunione con Lui.
L’apostolato scaturisce, direi quasi, automaticamente dalla contemplazione. Quando si è a contatto col mistero di Dio dentro di sé non si può tacere. Direi anche quando si è innamorati. Si deve parlare agli altri. E’ una gioia che contenuta manderebbe il cuore in brandelli. 
Non conosco bene gli ordini religiosi. Ma dalla mia frase, da lei riportata sottolineata, intravedo che mi avvicino alla spiritualità domenicana; In effetti questa spiritualità insieme con quella della Compagnia di Gesù, la sento a me vicina.
Grazie per le preghiere al Sacro Cuore di Gesù. E la sua benedizione. Ricambio con la preghiera


Risposta del sacerdote

Caro Diego.
Sono contento di approfondire l’affermazione centrale della tua mail, che vale certamente per i domenicani ma anche per tutte le persone che intendono fare autentico apostolato.

1. Circa l’esercizio ascetico in ordine alla predicazione San Tommaso dice: “nessuno deve assumere l’ufficio della predicazione prima di essersi purificato e perfezionato nella virtù, come si legge anche di Cristo che "cominciò a fare e a insegnare" (At 1,1)” (“Nullus autem debet assumere praedicationis officium, nisi prius fuerit purgatus et in virtute perfectus”, S. Tommaso, Somma teologica, III, 41, 3, ad 1).
Ricordando le parole di San Paolo “Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù perché non succeda che dopo aver predicato agli altri io stesso venga squalificato” (1 Cor 9,27) San Tommaso dice ancora: “Bisogna darsi alla predicazione solo dopo aver soggiogato la propria carne” (Ib.).

2. Sicché il padre Mariano Cordovani, un grande domenicano del secolo scorso che è stato maestro del Sacro Palazzo (oggi viene chiamato teologo della casa pontificia) ha potuto scrivere che “la predicazione può fare a meno di molte regolette ma non può fare a meno dell’esemplarità e della vita interiore del predicatore, dal quale sgorga come una preghiera e un canto” (Corso di predicazione, p. 92).
È veramente bella la predicazione che “sgorga come una preghiera e un canto” dal cuore del predicatore.
Se è così, la predicazione non può non conquistare. Non può non toccare i cuori.
Quello che il vero predicatore dice è stampato nella sua vita, nel suo modo di esprimersi e di parlare.

3. La contemplazione richiede una certa quies animi, che possiamo tradurre con serenità dello spirito.
Questa serenità dello spirito è il più bel frutto delle virtù morali, soprattutto della temperanza.
San Tommaso dice che “la contemplazione viene impedita dalla violenza delle passioni e dai tumulti esteriori” (Somma Teologica, II-II, 180, 2) e che “le virtù morali predispongono alla vita contemplativa causando pace e purezza” (Ib., ad 2.).
E aggiunge: “Ed è per questo che la virtù della castità è quella che più di ogni altra rende idonei alla contemplazione: poiché i piaceri venerei sono quelli che più immergono l’anima nelle realtà sensibili, come insegna S. Agostino (Solil. 1,10)” (Somma Teologica, II-II, 180, 2, ad 3).

4. Mi piace ricordare che il Santo Padre Domenico sul letto di morte ha voluto pronunziare una parola in particolare sulla purezza, sulla castità.
Disse: “Figli miei, la misericordia di Dio mi conservò fino ad oggi una carne pura e una verginità senza macchia.
È la custodia di questa virtù che rende il servo di Dio gradito a Cristo e che gli dà gloria e credito davanti agli uomini”.
Se è vero, come ha detto Nostro Signore che “ognuno parla dall’abbondanza del proprio cuore” (Mt 12,24) la parola che esce da un’anima pura ha un timbro tutto particolare.
Magari gli ascoltatori non sapranno ricondurla subito alla purezza, ma certo la collegano alla virtuosità di chi parla e facilmente sono indotti a dire: colui che parla in questo modo è diverso dagli altri e talvolta dicono pure che è un santo.
Ecco il “credito davanti agli uomini” di cui parlava il santo Padre Domenico.

5. “Sgorga come una preghiera e un canto”.
Sgorga come una preghiera e come un canto perché quella predicazione eleva.
Ed eleva perché esce da un cuore che in quel momento è elevato, vive l’unione con  Dio.
Di san Domenico si legge che “parlava con Dio o di Dio e voleva che i frati facessero altrettanto”.
Non ci meravigliamo che la sua predicazione portasse così grandi frutti. Dicono che abbia convertito 100.000 eretici nella lingua d’Oca (Francia meridionale) e centomila anche nell’Italia settentrionale.
Non capita spesso di sentire prediche che sgorgano dal cuore del predicatore come una preghiera e come un canto.
Ma sarebbe bello se tu, assecondando la chiamata del Signore, fossi così buono da accrescere il numero di questi predicatori.
Il mondo ne ha bisogno.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo