Quesito

Carissimo Padre Angelo,
sempre grato a lei e al Signore per le sue illuminanti risposte e per la grande opera che porta avanti in questo sito, le chiedo consiglio sulla comprensione di quei passi dei Vangeli (per es. S.Luca, 4,30) in cui gli interlocutori di Gesù, sdegnati a causa della Sua rivelazione come Messia, intendono farlo fuori ma non vi riescono perchè Gesù, passando in mezzo a loro, va via. Mi ha sempre colpito la semplicità e la naturalezza con cui è descritto l’allontanamento di Gesù da una situazione in cui rischiava seriamente la vita. Si tratta, come sembrerebbe desumersi implicitamente, di un allontanamento miracoloso che manifesta l’onnipotenza di Gesù o di una desistenza volontaria (ma non capirei per quale motivo) da parte dei malintenzionati interlocutori? Mi piacerebbe anche se potesse portarmi alcuni commenti per lei significativi di questi passi fra i tanti che certamente sono stati fatti.
La saluto nei Sacri Cuori di Maria e di Gesù e mi raccomando alle sue preghiere, in particolare le sarei grato se potesse ricordare al Signore alcune mie intenzioni in una Santa Messa che celebrerà. Anche io le prometto la mia preghiera.
Angelo C.


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. Gesù non fu arrestato e crocifisso per un incidente di percorso, ma perché lo volle.
Quando a Nazaret Gesù passò tranquillamente in mezzo a quelli che a viva forza lo avevano portato lassù per precipitarlo dal monte volle far capire che i suoi avversari non avrebbero potuto far nulla su di lui se non lo avesse permesso.
Quella volta non lo permise.
Quando arriverà la sua ora lo permetterà.

2. Questa sovrana potenza del Signore risplende anche nel momento dell’arresto nell’orto degli ulivi. Quando Gesù rispose “Sono io”, tutti quelli che erano venuti con spade e bastoni per catturarlo stramazzarono a terra.
Commenta San Tommaso: “Egli li interrogò di nuovo per due motivi: primo, perché nel mostrare la sua potenza gettando a terra i nemici venuti contro di lui, i suoi fedeli capissero che egli veniva catturato di propria volontà, come aveva predetto Isaia (53,7): «È stato immolato perché lo ha voluto».
Secondo, per offrire ai giudei, per quanto dipendeva da lui, un motivo di convertirsi alla vista di quel miracolo” (Commento al Vangelo di San Giovanni, n. 2283).

3. Anche in altri momenti Gesù manifesta la sua sovrana onnipotenza sopra i suoi nemici. Ad esempio: “Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,30).
Anche qui San Tommaso commenta:  “Il testo indica poi l’impedimento che ostacolò il proposito: «Nessuno riuscì a mettergli le mani addosso».
In maniera invisibile la loro rabbia venne frenata e repressa.
E da ciò risulta che la volontà di nuocere ciascuno la deve a se stesso, ma la facoltà di nuocere viene da Dio.
E ciò si mostra chiaramente nel caso di Giobbe (cfr. Gb cap.1 e 2), in cui Satana ottenne la facoltà di affliggere Giobbe solo per quel tanto che il Signore gli permise” (Commento al Vangelo di San Giovanni, n. 1068).

4. Isaia aveva detto: “È stato immolato perché lo ha voluto” (“Oblatus est quia ipse voluit”, traduzione della Volgata di Is 53,7).
La traduzione italiana, fatta dall’ebraico, dice: “Maltrattato, si lasciò umiliare”. Scrivendo “si lasciò umiliare” fa capire che poteva fare anche diversamente, ma si sottopose di sua volontà ai maltrattamenti.
Di qui si evince la libertà e la generosità con cui Cristo andò incontro al suo sacrificio.
Gli va incontro volontariamente solo quando giunge la sua ora, quando sarebbe stato eliminato non buttandolo giù dal precipizio o per lapidazione ma attraverso la croce.
La liturgia della Chiesa recita: “Egli offrendosi liberamente alla sua passione” (preghiera eucaristica II).

Ho fatto volentieri quanto mi hai richiesto: ho ricordato durante la Messa alcune tue intenzioni.
Ti ringrazio della preghiera che hai fatto per me. La ricambio con la mia.
Ti benedico.
Padre Angelo