Quesito

Caro Padre Angelo,
mi è capitato di leggere su Internet del dono delle lacrime. Mi può spiegare di cosa si tratta di preciso e in quali circostanze si manifesta?
Cordiali saluti,
Giorgia

 


 

Risposta del sacerdote

Cara Giorgia,
1. secondo gli autori spirituali il dono delle lacrime corrisponde alla seconda beatitudine evangelica che suona così: Beati quelli che piangono, perché saranno consolati (Mt 5,4).
San Tommaso dice che queste lacrime sono di lutto. Ed è vero perché piangere in latino si dice flere.
Mentre la beatitudine evangelica riguarda il lugére: Beati qui lugent, e cioè beati quelli che piangono per il lutto.
San Tommaso spiega: “Se piangiamo quelli che sono morti fisicamente, tanto più piangiamo quelli che sono morti spiritualmente” (Cf. Commento al Vangelo di Matteo 5,4).
Si tratta dunque di lacrime che piangono il peccato e la morte spirituale.

2. Queste lacrime non sono necessariamente lacrime materiali.
Si legge del beato Bertrando di Garrigue che fu compagno di San Domenico  nei viaggi, nella santità e nel fervore che piangeva sempre i propri peccati.
Ad un certo punto San Domenico gli disse di non piangere più i propri peccati, perché li aveva espiati già abbastanza, ma quelli degli altri.
Ebbene, a proposito di questo pianto non si deve pensare necessariamente che avesse sempre le lacrime agli occhi.

3. Più verosimilmente si tratta di un modo di dire e che fa intendere quanto ha scritto di lui il beato Giordano di Sassonia: “Era un uomo di grande santità e di inesorabile rigore verso se stesso, severissimo com’era nel mortificare la propria carne e nell’imitare in molte cose, come modello ed esempio, il Maestro Domenico di cui era stato alle volte compagno di viaggio” (Libellus de initiis Ordinis fratrum Praedicatorum, n. 51).

4. Pertanto per dono delle lacrime s’intende piangere e mortificare la propria carne per i peccati.
Ed è così vero che nella Liturgia domenicana, che ha anche una Messa votiva per ottenere il dono delle lacrime, nella colletta si prega così: “Onnipotente e mitissimo Dio, che per il popolo assetato facesti sgorgare dalla roccia una fonte d’acqua viva, trai dalla durezza del nostro cuore lacrime di compunzione affinché possiamo piangere i nostri peccati e meritiamo per la tua misericordia di ottenerne il perdono”.

5. Ci dimentichiamo troppo presto che anche il dolore dei peccati è di natura soprannaturale.
È al di là delle nostre capacità, è grazia e dono di Dio.
Non possiamo procurarlo da noi stessi
Per cui va invocato, accolto e trattenuto non con vuoti sospiri, ma attraverso una vita penitente, come il Beato Bertrando.

6. Mi piace riflettere anche su quanto il Santo Padre Domenico gli ha detto quando gli ha chiesto di piangere i peccati degli altri.
In poche parole, gli chiedeva di domandare a Dio la grazia di avere dispiacere per i peccati degli uomini.
Anzi di avere un po’ di quel dispiacere che ha avuto Gesù quando vedendo i nostri peccati si è offerto volontariamente alla sua passione.

7. Sono le lacrime di cui parlava Santa Caterina da Siena quando nel Dialogo si sente dire dall’Eterno Padre: “L’anima ormai non pensa più a se stessa ma solo a dar gloria e lode al nome di Dio.
Con un assillante desiderio si diletta nel prendere alimento sulla mensa della santissima Croce, ossia a conformarsi all’Agnello paziente e immacolato, Figlio unigenito, di cui Dio ha fatto il Ponte tra la terra e il cielo…, e così quest’anima soffre con vera e dolce accettazione ogni fatica e ogni pena, come le è permesso dal Padre.
Soffre virilmente ogni cosa, senza far scelte che siano personali ma secondo il divino volere.
E non solo soffre con pazienza ma addirittura con allegrezza.
E del pari, tale classe di anime, considera una gloria l’essere perseguitate per il nome di Dio, anche a costo di grandi sofferenze. Ne sperimentano un tal diletto e tranquillità di spirito, che non v’è al mondo una lingua capace di descrivere ciò” (Dialogo, 88-89).
Come si vede, non sono lacrime materiali o emozioni sensibili, ma desiderio di essere perfettamente conformati a Cristo in croce per guadagnare anime.

8. Ma poi c’è anche un altro tipo di lacrime che solo alcuni giungono a sperimentare e sono intimamente legate ad un’intima unione con Dio.
Sono lacrime di dolcezza.
Santa Caterina si sente dire (perché è l’Eterno Padre che parla): “Queste lacrime sono come un odoroso unguento che spande attorno a sé un profumo di grande soavità.
Quanto è gloriosa l’anima che ha saputo passare dal mare tempestoso sino alla mia riva, al mar pacifico, riempiendo il vaso del proprio cuore con quest’acqua, di me eterna deità!
Perciò gli occhi, che sono come un canale, cercano di appagare il cuore versando lacrime d’amore. Questo è l’ultimo stadio in cui l’anima si ritrova beata e ancora in qualche modo addolorata.
Beata per l’unione realizzata e per gustare la divina presenza, ma insieme dolente per le offese che vede compiere contro la mia grande bontà, e le gusta nella conoscenza che di se stessa ha ottenuto, mediante cui ha potuto raggiungere l’ultimo grado della perfezione” (Dialogo, 89).

9. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere persone che si sono sentire liquefare il cuore di dolcezza e di riconoscenza per aver ottenuto la grazia di poter dire un Padre Nostro e un’Ave Maria.
Sentivano che era una grazia indicibilmente grande essere ammessi a pregare con la preghiera di Gesù, a pregare in Gesù, a pregare con Gesù.
E ugualmente sentivano che era una grazia indicibilmente grande poter salutare la Madonna come l’ha salutata il Cielo per mezzo di Gabriele e come l’ha salutata Elisabetta colma di Spirito Santo.
Per noi quelle che sto scrivendo sembrano solo parole.
Per costoro invece è come un passare dalla miseria più grande qual è quella di un uomo peccatore all’altissimo onore di poter lodare Dio con le parole stesse che ci state donate dal Cielo.

A me e a te e anche ai nostri visitatori auguro di cuore tutto questo.
Nel contempo ti auguro una fruttuosa quaresima, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo