Lucifero e il suo influsso sugli angeli ribelli

Lucifero e il suo influsso sugli angeli ribelli

Quesito

Trascriviamo il contenuto di una email pervenuta al nostro sito e la relativa risposta di Padre Angelo.

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Caro Padre Angelo,
le porgo questa domanda:
Lucifero, prima di essere espulso dal regno di Dio era un angelo, l’angelo più bello e splendente del Cielo. Ebbene, di quale dei 9 cori angelici apparteneva? Quando gli angeli sono caduti (sorvolo sui motivi) si sono ribellati un ugual numero di angeli nei diversi Cori o c’è stata una ripartizione squilibrata nella ribellione angelica. Ossia, i cori più vicini a Dio (serafini, cherubini, troni) ne hanno risentito di meno in quanto più legati e vicini a Dio.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
Renato


Risposta del sacerdote

Caro Renato,
rispondo per punti alla tua domanda.

1. È difficile dire a quale coro di angeli sia appartenuto Lucifero.
Noi dobbiamo attenerci strettamente ai dati rivelati, i quali su questo punto non dicono nulla.
Anzi, il nome Lucifero non viene direttamente applicato nella Sacra Scrittura ad un angelo in particolare.
Ecco che cosa scrive un dizionario biblico: “Lucifero, traduzione latina del gr. phosphoros, che significa «che porta la luce, o astro del mattino» (cfr. 2 Pt 1,19). Benché anche il Cristo sia paragonato all’astro del mattino (Ap 2,28; 22,16), il nome di Lucifero è strettamente associato a Satana, capo degli angeli ribelli. Ne ha dato motivo un passo dell’AT, che non riguarda direttamente il diavolo, ma che, per un accostamento con un testo del NT, è interpretato in questo senso. Un passaggio della celebre satira sul re di Babilonia (Is 14,12), dice in realtà: «Come mai sei caduto dai cieli, stella del mattino, figlio dell’aurora?»; questo testo venne accostato a quello in cui Gesù dichiara: «Vidi Satana cadere dal cielo come la folgore» (Lc 10,18). Lucifero è così divenuto uno dei nomi del principe dei demoni” (Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico, Massimo ed.).

2. Mi chiedi a quali cori siano appartenuti gli angeli ribelli.
Se appare giusto dire che fra i demoni vi sia una gerarchia (si parla infatti del principe dei demoni, Beelzebul: Lc 11,15), non si può dire con certezza a quale coro egli appartenesse.
San Tommaso (Somma teologica, III, 63, 7) accenna a due teorie.
La prima è quella riferita a san Giovanni Damasceno, il quale afferma che gli angeli ribelli appartengono all’ultimo coro, ossia a quello degli angeli, preposti al governo sulla terra. San Tommaso non esclude questa ipotesi.
Tuttavia, pensando che il peccato degli angeli fu un peccato di superbia, egli sembra propenso ad accettare il pensiero di san Gregorio Magno, secondo il quale l’Angelo che ha trascinato giù un terzo degli angeli (cfr. Ap 12,4) è stato un cherubino. E per questo si pensa a Ez 28,14, dove però il testo è direttamente riferito al re di Tiro: “Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa; io ti posi sul monte santo di Dio e camminavi in mezzo a pietre di fuoco” e “Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza, la tua saggezza si era corrotta a causa del tuo splendore: ti ho gettato a terra e ti ho posto davanti ai re che ti vedano” (Ez 28,17).

3. Circa l’influsso degli uni sugli altri, ecco ancora che cosa dice San Tommaso:
“Il peccato del primo angelo fu causa di peccato per gli altri non costringendoli, ma quasi inducendoli con una specie di esortazione. E ne abbiamo un indizio nel fatto che tutti i demoni sono sottomessi a quell’angelo supremo; come appare manifestamente dalle parole del Signore (Mt 25,41): «Andate, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli». L’ordine della giustizia divina vuole infatti che colui che acconsente con la colpa all’istigazione di un altro rimanga poi soggetto al potere di lui, in pena [del suo peccato), come sta scritto (2 Pt 2,19): «Uno è schiavo di colui che l’ha vinto»” (Somma teologica, III, 63, 8).
Inoltre “Sebbene gli angeli abbiano peccato simultaneamente, tuttavia il peccato dell’uno poté essere la causa del peccato degli altri. L’angelo infatti non ha bisogno di un certo tempo per scegliere, per esortare e per acconsentire; come invece accade per l’uomo, il quale ha bisogno di deliberare prima di scegliere e di acconsentire, e ha bisogno della parola per esortare: operazioni queste che si svolgono nel tempo…
Tolto quindi il tempo, indispensabile a noi per parlare e per deliberare, allorché il primo angelo espresse il suo desiderio con una locuzione intellettiva, anche gli altri poterono acconsentirvi nel medesimo istante” (Somma teologica, III, 63, 8, ad 1).

Ti ringrazio per la domanda, che probabilmente avrà incuriosito qualcuno dei nostri visitatori.
Ti benedico.
Padre Angelo

Di |2006-03-20T15:00:00+00:0020 marzo 2006|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|