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Quesito

Egregio P. Angelo Bellon,
dopo aver letto a campione alcuni dei quesiti che tante persone le hanno posto, ho sentito il desiderio di scrivere qualcosa da sottoporre al suo autorevole giudizio per conoscerne la (eventuale) validità e che fosse (semmai) di aiuto ai ragazzi non più adolescenti.
Riflettendo da un po’ su quali potrebbero essere le variabili che nella loro co-azione determinano la decisione volontaria di realizzare il peccato, ne ho con l’occasione isolate alcune. Esse sono sia di ordine pratico che spirituale.
Potrebbe succedere che in questa fase della vita (ragazzo-adulto) si faccia esperienza di una mancanza di obiettivi degni o di un impedimento del loro raggiungimento indipendentemente dal proprio impegno. Potrebbe succedere inoltre che tale situazione spinga il soggetto a demoralizzarsi o angosciarsi perdendo la necessaria motivazione agli scopi prefissati. Allo stesso tempo, e grazie a Dio, il nostro corpo nella sua normale produzione ciclica di cellule germinali, potrebbe (e di fatto avviene) elevare eccessivamente la tensione per il desiderio sessuale (evidentemente possessivo nella fantasia), specialmente se l’attenzione interiore del soggetto è focalizzata su materiale che [egli] dispone in modo molto efficace nella memoria (per le precedenti visioni) rendendolo straordinariamente accessibile alla coscienza. Tutto questo favorisce in modo eccellente l’eccitazione sessuale. A questo punto si potrebbe cadere nell’errore di pensare che un’eventuale liberazione riporti a uno stato di tranquillità fisiologica senza che se ne paghi nessuna conseguenza morale. Sbagliato! Ma non è ancora arrivato il momento di preoccuparsi. Ancora “confidiamo in noi”. Ci si sente abbastanza intelligenti da non temere nessun pericolo imminente che non sia controllabile. Che fessi!
Continuo… purtroppo ci può essere anche il caso in cui la realtà che si esperisce faccia sentire affettivamente soli e per questo ancora immaturi. Le relazioni interpersonali extra-familiari (per i celibi), ritengo, abbiano una utilità catartica: è chiaro, non per sostituire la masturbazione con la fornicazione, ma proprio per creare con una lei quei significati importanti che attraverso la comunicazione (verbale e spirituale) è possibile realizzare: edificarsi ed aiutarsi vicendevolmente per il superamento delle difficoltà nella onestà d’intenzione. E’ utopia? Chissà! Speriamo di no. Ovvio, bisogna parlare la stessa “lingua” altrimenti è tutto inutile.
Nel frattempo però qualche cosa ci è sfuggita, forse non siamo stati tanto capaci di dominare completamente le attenzioni sbagliate o i pensieri persistenti abbandonandoci periodicamente a queste fluttuazioni. Il fatto è, che prima o dopo, si presentano quelle condizioni ambientali favorevoli, come ad esempio: lo stare soli a casa; il non essere psicologicamente o fisicamente impegnati ovvero trovarsi in ozio per inattività di studio o lavorativa; essere capitati, un po’ per caso, un po’ per volontà, nei siti sbagliati o in qualche rivista o trasmissione televisiva immonda, di quelle che oggi se ne trovano anche senza cercarle; ecc…
Purtroppo pare che, in questi momenti, non ci sia la forza necessaria per usare le armi della preghiera. Probabilmente perché non si ritengono utili, o forse perché ancora ci si sente capaci di usare la forza propria. In verità non si vuole pregare con sincerità: il Signore, infatti, non tarderebbe nemmeno un attimo a visitarci e soccorrerci; il fatto è che non lo si invoca sinceramente, proprio perché c’è la pregustazione di ciò che corporalmente susciterà l’atto sessuale illecito di autoerotismo, o di altro genere. Il più delle volte sapete cosa succede? Con la bocca si chiede aiuto al Signore, ma con il cuore, allo stesso tempo, gli si dice: aspetta, aspetta, non mi disturbare proprio adesso, non dicevo sul serio. Già, purtroppo. E così siamo arrivati al punto in cui le suggestioni diaboliche sul divertimento e l’appagamento di tali atti diventano troppo pressanti e frequenti, al punto di ritenere nel cuore che ciò che si sta facendo sia in qualche modo giustificato dalla propria debolezza e incapacità di resistervi o dalla eccessiva e incontrollabile eccitazione organica. In realtà lo vogliamo e basta! Il fatto è che lo spirito vi si diletta, condivide insieme al corpo tale stato eccitativo. Non c’è una risoluzione intenzionale tale da trovare la forza di sbattere la porta in faccia al tentatore. Povera anima, non ricorda mai in questi momenti, quali e quante conseguenze dovrà pagare ogni volta che il peccato è consumato.
Il diavolo ha un’intelligenza finissima e prima o poi ci presenterà una situazione, talmente ben organizzata in tutti i minimi particolari, tale da coglierci sprovvisti delle difese necessarie all’evitamento del danno. Egli può metterci nel sacco quando vuole, ma si ricordi: mai senza la nostra deliberata adesione; non può nulla infatti contro la nostra volontà. E’ proprio qui il problema: certe condizioni (intra ed extra-personali) sono così ben confezionate che proprio noi, invece di fare violenza alle sue proposte, diamo il nullaosta per la loro realizzazione.
Mi sono anche reso conto che se si comincia ad insidiare un piccolo pensiero di peccato nel quale, anche inconsciamente vi si aderisce, ben presto diventerà più grande e più forte delle nostre stesse forze, proprio perché ha il nostro consenso implicito. Al contrario se il nostro rifiuto è sincero, non accadrà nulla. E’ difficile capire quando si è stati sinceri nei confronti di qualche intenzione disordinata: non dipende, infatti, dalla intensità con cui si sopprime il pensiero, presto riemergerà ancora più suggestivo, ma dal sincero disinteresse che vi si prova nei suoi confronti, penso.
Poi riguardo a tante domande sulla legittimità o meno di certi comportamenti sessuali dico: gli organi sessuali dell’uomo e della donna sono fisiologicamente complementari, pertanto ogni altra forma di sesso al di fuori dell’esercizio sessuale ordinario e ordinato è evidentemente a-finalizzata e per questo contro-natura e immorale. D’altra parte è la perversione umana del soggetto che rende, l’atto sessuale illecito, lecito, appetibile e per questo di possibile realizzazione. Ogni tipo di atto sessuale è, infatti, plausibile (e ahimè giustificabile) per la capacità dell’uomo di prevederlo e anticiparne la gratificazione per mezzo della facoltà immaginativa, illudendosi in se stesso (almeno in quel momento) di non pagare lo scotto spirituale. E poiché il pensiero è il principio dell’azione, eccola là! Il danno è fatto: bisogna correre subito ai ripari. (A proposito dei quindici giorni per la frequenza al confessionale. Posso anche sbagliarmi, ma io, non aspetterei dieci giorni per confessarmi se mi capitasse di compiere un peccato mortale dopo cinque giorni dall’ultima confessione: mi ci tufferei subito). Cari sacerdoti, meno male che ci siete voi a far sì che Gesù ogni volta ricuci le ferite del peccato che fanno sanguinare l’anima. La cura è efficacissima e la cicatrizzazione immediata, adesso è il tempo della convalescenza della preghiera e dei sacramenti. Al tempo, non sarà mica l’ultima…e si ricomincia da subito col combattimento.
Quanto deve lavorare il Signore per rimettere tutto a posto, ma Lui ci riesce oltre ogni nostra aspettativa: passo dopo passo si raggiungerà la meta sospirata. Il bello è che questo avviene non impedendo in alcun modo la libertà della persona o applicando qualche tipo di restrizione, ma suscitando nell’anima quella consapevolezza che fa rendere conto di quanto deleterio sia il peccato e quando bella sia invece l’amicizia con Lui.
Padre, grazie per aver avuto la pazienza di leggere fin qui questi miei pensieri. Preghi affinché ognuno trovi la sua strada e faccia sempre le scelte giuste. Grazie. I miei migliori saluti a Lei e ai suoi affezionati lettori.
Un ragazzo di 36 anni.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. condivido in pieno le tue riflessioni che hanno il pregio di mettere su un piano psicologico tutto quello che io mi sforzo di dire sotto il profilo teologico.
Sono un sacerdote e, grazie a Dio, non manca giorno che confessi almeno una persona. E l’itinerario che conduce tanti giovani al peccato è proprio quello da te descritto.

2. Ti ringrazio anche perché hai descritto in maniera efficace il potere liberante e ricostruttivo della confessione. È una autentica risurrezione. Solo Cristo fa in un attimo quello che nessun psicologo può fare da solo.

3. Avrei altre considerazioni da fare, come ad esempio quella sulle conseguenze che si sperimentano dopo aver ceduto, oppure sul peccato che comincia a penetrare attraverso la mente. A questo proposito mi viene in mente quello che diceva quel grande maestro di vita spirituale che è Cassiano (VI secolo): “Bisogna badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (cassiano, Filocalia, I, p. 130).

4. Ti ringrazio anche per quanto hai scritto per i sacerdoti: Cari sacerdoti, meno male che ci siete voi a far sì che Gesù ogni volta ricuci le ferite del peccato che fanno sanguinare l’anima.
Abbiamo bisogno anche noi di essere incoraggiati.

Ti prometto un ricordo particolare nella preghiera e fin d’ora ti benedico.
Padre Angelo

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