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Quesito

carissimo padre
volevo intimamente ringraziarla per questo servizio che ci offre, leggendo molte domande e risposte più di una volta il mio cuore si è allietato ed avvicinato ancora di più a nostro signore.
Dopo anni molto bui di totale confusione e perdizione un piccolissimo evento mi ha portato ad accogliere la parola di Dio nella mia vita, in passato sono certo di aver ricevuto una sua chiamata e di averla ignorata vivendo poi anni ed anni di sbagli. Oggi, non riesco nemmeno a descrivere la leggerezza ed il cambiamento, fisico morale spirituale che la vicinanza alla parola sta portando in me. è come se ci fosse un punto di svolta un preciso prima e dopo e non ho davvero parole per descrivere quanto pieno e bello sia tutto ció.
Volevo farle una domanda sul versetto del Vangelo secondo Matteo, quando Gesù rispondendo allo scriba dice "le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo". mi colpisce moltissimo ma non riesco a capirlo, sento che mi sfugge il suo significato.
In fede la ringrazio ancora, la ricordo al Signore nelle mie preghiere.
Giovanni

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. mi compiaccio anzitutto con te e con il Signore per la fede ritrovata.
Dopo il buio della lontananza da Dio – in cui forse ti ritenevi superiore a quelli che hanno fede e in cuor tuo li commiseravi come fanno tanti – adesso avverti un senso di leggerezza a motivo del cambiamento fisico, morale e spirituale.
Tutto è mutato in te.
Sottolineo il cambiamento fisico perché quando ci si avvicina a Dio e ci si nutre della sua parola si avverte anche un sollievo corporale, un senso di benessere che non è facile descrivere.

2. Ma adesso vengo alla domanda che mi hai fatto alla quale a tutta prima si darebbe una risposta benevola e scontata: Gesù direbbe a quello scriba che deve tenere presente che – se gli va dietro – dovrà sperimentare la povertà.
I Santi Padri hanno visto invece nella domanda di quello scriba delle motivazioni non rette.

3. Intanto il testo dice: “Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada».
Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»” (Mt 8,19-20).
Da notare quell’Allora.
Che cosa era successo prima?
Il testo sacro dice che “venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati” (Mt 8,6).
Dunque voleva andargli dietro perché aveva visto tutti quei prodigi.

4. San Tommaso dice che rispondendogli con quelle parole «Le volpi hanno le loro tane…» il Signore lo respinse.
Ma perché lo respinse se – come sembra – si è accostato con grande devozione?
«Poiché non aveva una fede buona», dice San Girolamo.
E ciò è chiaro perché “lo chiama soltanto maestro, mentre i veri discepoli lo chiamavano Signore, come si legge in Gv 13,13: «Voi mi chiamate maestro e Signore».

5. “Inoltre voleva seguirlo per una cattiva intenzione: poiché udiva che era stato fatto un segno, voleva seguirlo per fare anche lui dei segni, come si dice di Simon Mago. (…).
Voleva seguirlo, ma intendeva il guadagno. E il Signore contro ciò allega la povertà; per questo dice: Le volpi hanno le tane, e gli uccelli del cielo i nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo; come si legge in 2 Cor 8,9: «Da ricco che era si è fatto povero» ecc.” (Commento a Mt 8,20).

6. Altri commentano: come vuoi seguirmi per avere ricchezze mentre sono così privo anche di quel necessario di cui non mancano neanche gli animali perché le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo i nidi? (Ib.).

7. Da notare infine che Gesù per la prima vota definisce se stesso Figlio dell’uomo.
Nessuno gli dà questo titolo, ma se lo dà da se stesso, applicando a Sé la visione in cui il profeta Daniele vede il Messia come il Figlio dell’uomo al quale viene dato “potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto” (Dan 7,13-14).
Lo scriba pensava di andare dietro ad un uomo, per quanto si voglia grande.
In realtà Gesù non è semplicemente un uomo, ma è il Messia che deve patire per aprire quel regno nel quale tu sei entrato e che ti fa sentire benessere fisico, morale e spirituale, come anticipo e caparra di quello che vivrai quando in quel regno sarai entrato definitivamente, come ti auguro con tutto il cuore.

Per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo