Quesito

La saluto.
Volevo chiedere un’informazione sulla carità.
Che cosa bisogna fare per metterla in pratica, e come si definisce?
Poi, la carità attiva verso il prossimo, in quali modi si opera?
La saluto, augurandole piena felicità.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. parlando di carità, molto spesso si cade in un equivoco. Si pensa che la carità consista nel fare del bene o l’elemosina.
Il concetto di carità invece è infinitamente più ricco.

2. Secondo la Sacra Scrittura la carità indica il modo proprio di amare di Dio.
Proprio perché è un amore infinitamente più alto e più santo di quello dell’uomo, a questo amore si è dato un nome nuovo. Lo si chiama carità.

3. Poiché però Dio ha voluto donare agli uomini questa sua maniera divina di amare infondendola nei cuori di chi lo accoglie, la carità, oltre ad indicare il modo proprio di amare di Dio, indica anche il modo proprio di amare di coloro che hanno ricevuto questo dono da parte di Dio.
Che Dio ci abbia donato il suo modo di amare è chiaro dalla Sacra Scrittura: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5). E anche: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché la carità è da Dio: chiunque ha la carità è generato da Dio e conosce Dio” (1 Gv 4,7).

4. Ecco pertanto una la bella definizione della carità, così come l’ha presentata un grande biblista del nostro tempo, il domenicano C. Spicq: “La carità indica il modo di amare tipico di Dio, e il modo di amare di coloro che sono stati gratificati di questo dono da parte di Dio”.

5. Per conoscere come sia fatta la carità bisognerebbe guardare come è fatto l’amore di Dio.
Dalla sacra Scrittura emerge che l’amore di Dio ha queste quattro caratteristiche:
Primo, è un amore di predilezione, preferenziale. Dio governa ciascuno di noi come fosse il preferito.
Secondo, diversamente dall’amore umano spesso basato sul sentimento e l’attrazione, la carità è un amore di libera scelta. Dio ci ama anche se non abbiamo nulla di affascinante.
Terzo, è un amore che non si contenta di essere nel cuore, ma è un amore che tende ad esprimersi con parole e azioni convenienti.
Quarto, trattandosi di un amore divino che proviene dal cielo (Rm 5,5), è accompagnato da un sentimento gioioso, che quasi pregusta la beatitudine.

6. Queste quattro caratteristiche dovrebbero essere presenti sempre in ognuno di noi, che ha ricevuto il dono della carità, il dono di amare col cuore di Dio, col cuore di Cristo.

7. Circa la seconda domanda (come si attivi di fatto la carità) va detto che si esprime secondo le necessità del prossimo, ma sapendo che il bene più grande che possiamo dargli è Dio.
Sarà necessario dargli anzitutto ciò che gli permette di stare in piedi e vivere una vita dignitosa: il pane materiale. Ma il nostro amore non si arresta qui, proprio perché amiamo il prossimo col cuore di Dio.
Proprio per questo San Tommaso dice: “Il prossimo viene amato d’amore di carità per il fatto che in lui vive Dio e perché in lui viva Dio. Di conseguenza è chiaro che con lo stesso abito di carità amiamo Dio e il prossimo. Però se amassimo il prossimo per se stesso e non per amore di Dio, il nostro amore apparterrebbe a un altro ordine: per esempio all’amore naturale o politico (e non sarebbe amore di carità)” (Quaest. disp. de caritate, a. 4).

Forse per la seconda risposta desideravi qualcosa di più pratico: ma il principio che ti ho espresso è sufficiente a illuminare e a dirigere i nostri rapporti col prossimo.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo