Quesito

Caro padre,
Le scrivo nella speranza che possa aiutarmi rispondendomi,
Sono un ragazzo di 27 anni e in questi giorni sono tormentato da alcune domande alle quali, nonostante gli sforzi "intellettuali" profusi non riesco a dare una risposta.
Ho ricevuto un’educazione decisamente cattolica, la mia famiglia fa parte di un movimento della chiesa, movimento al quale anche io ho preso parte con felice dedizione fino a cinque anni fa circa, prima di allontanarmene per diversi motivi.
Da tempo in sostanza ho iniziato a trascurare Dio e la religione, non prendo più parte alla messa domenicale, e direi, con maggior franchezza che non santifico le feste e non onoro i comandamenti, se non quelli ritenuti giusti, da me.
Questo perché sono stato spinto da una convinzione che in un certo qual modo mi accompagna ancora. Ritengo infatti che Dio sia tutt’altro rispetto ai nostri schemi, che per quanto ammirevoli non possono, né potranno cogliere nulla della sua essenza, per cui ogni parola o pensiero su Dio ne sia solo un pallido riflesso. Da ciò inevitabilmente ha conseguito uno spiccato senso critico nei confronti della chiesa e della dottrina cattolica, fino anche a sospettare che la fede non sia, davvero, un oppio dei popoli.
Ho sempre ritenuto che credere o non credere non faccia differenza alcuna, quello che conta sono le opere, credo sia molto più importante aiutare i poveri che ascoltare la messa, lottare per una società più giusta che confessarsi, cercare di essere retti piuttosto che cercare dio, o meglio cercare dio fra gli umili piuttosto che nelle preghiere e nelle penitenze.
Il fatto che una persona non creda in Dio non vuol dire che Egli non creda in quella persona, il fatto che non ami Dio ma ami la giustizia, il rispetto e gli umili dovrebbe garantirmi ugualmente la possibilità di accedere i paradiso! (che poi diciamo che più che non amare dio, non tendo all’espressione contemplativa di quest’amore, così come molti preti ne sottolineano l’urgenza, preferendo ad essa una forma più concreta). Questo in breve il mio pensiero, che spinge a non interessarsi troppo di dogmi, che non riesco ad accettare come li accettavo prima!
Tutto questo fino ad ora! ho discusso molte volte con la mia ragazza (con la quale mi sto per sposare) che invece è rimasta molto più attaccata al senso del dovere cristiano nelle sue espressioni metafisiche.
Ritenendo che ogni idea, per quanto supportata da attente riflessioni debba essere costantemente vagliata e quindi rivalutata, ho iniziato a mettere in dubbio quanto ritenuto valido, cercando un ripasso, su internet, della dottrina. Sono arrivato così ad ascoltare due ore di catechismo sul magistero della chiesa circa l’inferno, e lì tra timore ed incomprensione sorge l’urgenza di queste mie domande.
Tolta l’antica diatriba sul fatto se l’inferno sia vuoto o no, dando per assodato che ci sia qualcuno (la prima ipotesi non costituirebbe un problema) si precisa ovunque che morire in peccato mortale significa essersi guadagnati un biglietto sola andata per l’inferno! e qui non ci capisco più nulla!
Capisco la gravità di alcuni peccati (meno la masturbazione, visto infatti, che è scientificamente provato che il 90% degli uomini compie di questi atti impuri, saremmo quasi tutti spacciati, dacché dovremmo confessarci ogni due giorni) ma mi chiedo se sia tutto qui!
mi spiego meglio: dio è infinitamente misericordioso, e si dice che l’inferno è la conseguenza della nostra libera scelta ( anche se, volendo parlare di libera scelta in senso assoluto, dovremmo avere una maggior consapevolezza rispetto a quella che si ha in questa vita) ma Dio quindi è schiavo delle leggi che esso stesso delibera? se volesse salvarci tutti, infatti, potrebbe farlo, nella misura in cui nessuno potrebbe impedirglielo! 
inoltre Dio non dovrebbe giustificarci? per giustificazione intendo considerare le circostanze che ci hanno spinto al peccato: rabbia, delusione, tristezza (si ha peccato però…). queste cose le facciamo persino noi umani (difronte al suicidio di un mio compagno, io  stesso ebbi commozione perché conoscevo le difficoltà che stava vivendo, non mi sentii, allora come ora,  di ritenerlo condannato, ammesso che il mio pensiero conti qualcosa). D’altronde c’è stato già Platone (rep) a dimostrarci che la sola giustizia non determina la felicità (e quindi finirebbe per essere ingiusta).

!!!!!!!!!!Le pongo un esempio che possa chiarire meglio e più brevemente cosa intendo, poniamo che ci sia un signore che abbia vissuto una vita retta, e che poco prima di morire, per un qualche motivo non meglio precisato si trovi deliberatamente a commettere un peccato mortale, dovrebbe andare all’inferno! Ma a cosa gli è valsa una vita retta allora? Pensiamo poi ad un altro tale, un disgraziato che, al modo del buon ladrone, in fin di vita si confessi e muoia…paradiso (non a caso, ironicamente, si dice di Disma che sia stato talmente da ladro da rubare anche il paradiso). Potrei ben capire il secondo caso, l’amore è questo, ma il primo mi suonerebbe di una gran bella fregatura!
Oppure pensiamo a quanti non hanno creduto in dio, per scelta o condizione, ma che si sono comportati in modo ammirevole, pensiamo a  Schindler, famoso per aver salvato 1.100 ebrei (ma che ha anche divorziato per i ripetuti tradimenti). Secondo un’applicazione ferrea della legge dovrebbe stare all’inferno, qual ora non si fosse confessato!!!!!!!!!!!!!

Per timore di dover finire all’inferno, potrei anche far cessare forzosamente tutti i miei ragionamenti che da sempre mi accompagnano, potrei anche rinunciare alla libertà di pensiero pur di salvarmi, ma per questa via, non potrò mai credere all’infinito amore, se è quello di un Dio che incurante delle intenzioni, dei propositi e delle buone azioni, aprirà il fascicolo dei peccati, e mi manderà all’inferno se dovesse trovarne uno mortale non confessato!
A pensarci bene ogni giorno camminiamo in bilico tra vita e morte e le possibilità che Dio ci trovi degni sono infinitamente piccole
Mi dica Lei padre cosa dovrei fare o in cosa dovrei credere perché io non lo so, e a questo punto, o ascolto me stesso, oppure, visto che le speranze di salvarsi sono così poche, abbandono tutto e almeno penso a questa vita, che è sicura!
Mi dica lei padre…


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è vero che le nostre parole su Dio e sulla vita futura potrebbero essere incerte, anzi molto incerte.
Ma se Dio ha scelto le nostre parole e i nostri concetti per rivelarsi significa che li ha ritenuti adatti a comunicare delle verità.
Le parole di Cristo, che è Dio fatto carne, non sono parole oscure.

2. Scrivi: “Ritengo infatti che Dio sia tutt’altro rispetto ai nostri schemi, che per quanto ammirevoli non possono, né potranno cogliere nulla della sua essenza, per cui ogni parola o pensiero su Dio ne sia solo un pallido riflesso”.
Sì, tu ritieni questo, ma non puoi negare che Cristo che è Dio fatto carne ne sappia ben più di te dell’essenza di Dio.
E se attraverso la sua rivelazione ci ha detto: “Dio è amore” (1 Gv 1,4) vuol dire che la sua essenza è amore.
Non comprenderemo tutto.
Ma certo vi è da escludere che la nostra vita sia sotto il fato, il destino, le beffe o tutto quello gli antichi greci e romani ci mettevano nelle loro divinità.

3. Mi dici che hai accresciuto in te “uno spiccato senso critico nei confronti della chiesa e della dottrina cattolica, fino anche a sospettare che la fede non sia, davvero, un oppio dei popoli”.
Beh, credo che qui siamo un po’ fuori dalla realtà.
Guarda che cosa ha fatto anche solo sotto il profilo sociale la predicazione del Vangelo: ha generato incessantemente fame e sete di giustizia, ha soccorso i poveri di ogni condizione indipendentemente dalla loro fede (le opere misisonarie lo testimoniano), ha istituito gli ospedali, le scuole, le università, gli orfanatrofi, i ricoveri…
Tutto è venuto fuori dalla Chiesa ben prima che gli Stati moderni prendessero consapevolezza dei loro compiti.
Nel mondo romano gli schiavi non potevano sposarsi perché dovevano rimanere soggetti al loro padrone e la loro unione era considerata un concubinato. La Chiesa invece fin dall’inizio ha riconosciuto il loro diritto, dichiarando il loro matrimonio sacramento, del medesimo valore di quello contratto dalle persone libere.
Ha nobilitato il matrimonio e la famiglia estinguendo quella poligamia che tiene le donne in balia del marito.
Ha attuato la preparazione e la soppressione della schiavitù mentre ancor oggi in altre religioni gli uomini e le donne sono divisi in caste.
Ha nobilitato il lavoro manuale, che dai greci era considerato indegno dell’uomo colto. Gesù Cristo, Dio fatto carne, ha lavorato con le proprie mani per trent’anni.
Né lascia senza pensare il fatto che a soccorrere i popoli del terzo mondo si muovano sempre le nazioni di radici cristiane.
Così non si può dimenticare che la Chiesa nel medioevo ha salvato e promosso la cultura nei monasteri prima, nelle scuole delle cattedrali dopo e infine nelle università.
Il patrimonio artistico del passato a partire dal medioevo è quasi tutto cristiano.

4. La Chiesa oppio dei popoli?
Solo una mente che è accecata e vuole rimanere accecata lo può sostenere.
Senti che cosa ha detto uno spirito liberale, non cristiano (nel senso di cattolico praticante), quale è stato Benedetto Croce:
In un opuscolo inviolato “Perché non possiamo non dirci cristiani” scrive: “Il cristianesimo è stata la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto (altro che oppio dei popoli come diresti tu!, n.d..r.): così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo.
Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono al suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate… E le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni… non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e perdura il suo…
La ragione di ciò è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale e si travagliò in modi nuovi tutt’insieme fervida e fiduciosa, col senso del peccato che sempre insidia e col possesso della forza che sempre gli si oppone e sempre lo vince, umile ed alta, e nell’umiltà ritrovando la sua esaltazione e nel servire il Signore la letizia… E il suo affetto fu di amore, amore verso tutti gli uomini, senza distinzione di genti e di classi, di liberi e di schiavi, verso tutte le creature, verso il mondo che è opera di Dio e Dio che è Dio d’amore, e non sta distaccato dall’uomo, e verso l’uomo discende, e nel quale tutti siamo, viviamo e ci muoviamo” (b. croce, Perché non possiamo non dirci cristiani, La Locusta, pp. 6-10).

5. Scrivi: “Ho sempre ritenuto che credere o non credere non faccia differenza alcuna”.
Sì, tu dici questo. Ma è vero?
Dio fatto carne la pensa diversamente. Ha detto infatti: “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 318-19).
E ancora: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” Mc 16,16).
Come vedi, per Dio non è proprio la stessa cosa.
E siccome alla fine dei nostri giorni dobbiamo rispondere a Lui, conviene riconoscere che la sua parola è più credibile delle nostre e in particolare della tua.

6. Scrivi ancora: “Il fatto che una persona non creda in Dio non vuol dire che Egli non creda in quella persona, il fatto che non ami Dio ma ami la giustizia, il rispetto e gli umili dovrebbe garantirmi ugualmente la possibilità di accedere i paradiso!”.
Anche qui vi sono delle grandi confusioni che giungono ad identificare Dio con una norma morale.
La persona di Dio, dal tuo argomentare, non conta. Conta la rettitudine morale (la giustizia).
Ora certamente la rettitudine morale è una gran cosa. Nessuno lo mette in  dubbio.
Ma se siamo persone noi, che siamo solo delle creature, Dio che è l’artefice anche delle persone, sarebbe qualche cosa di amorfo, di impersonale, un insieme di valori morali?.

7. Ancora: “il fatto che non ami Dio ma ami la giustizia, il rispetto e gli umili dovrebbe garantirmi ugualmente la possibilità di accedere in paradiso!”
Parli di Paradiso, usi un termine biblico e teologico.
Presumo che tu ne conosca il contenuto.
Il paradiso è l’amicizia con Dio, l’unione con Dio portata alla massima perfezione.
Ora chi ti darà il diritto di essere amico e intimo di Dio, soprattutto quando della sua persona, della sua amicizia e della sua grazia in terra non hai voluto avere a che fare?

8. Per entrare in paradiso è necessario essere giusti e purificati.
Ma questo non è ancora sufficiente. Secondo quello che ha detto Dio è necessario essere rivestiti della veste nuziale di cui parla il Signore nel Vangelo e che i teologi chiamano grazia.
Come vedi i criteri per diventare intimo e amico di Dio non li stabilisci tu né li può stabilire qualsiasi altro uomo.
Questi criteri li ha stabiliti e li ha rivelati Dio.
Sei libero di rifiutarli, di essere non credente.
Ma non puoi dire: di quello che ha detto Dio non mi interessa. I criteri per andare in paradiso li stabilisco io.
Questo è la logica a dirlo.

9. Circa l’inferno!
Hai detti tante cose.
Ma Gesù Cristo che è l’unico a conoscere con certezza queste cose e ce le ha rivelate non ha detto quello che dici tu.
Una sola citazione per tutte e ne avanza: “Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio” (Lc 13,23-29). 

10. “Capisco la gravità di alcuni peccati (meno la masturbazione, visto infatti, che è scientificamente provato che il 90% degli uomini compie di questi atti impuri, saremmo quasi tutti spacciati, dacché dovremmo confessarci ogni due giorni) ma mi chiedo se sia tutto qui!”.
Intanto non è vero che il 90 % degli uomini si comporti così.
Perché si tratta soprattutto di un problema adolescenziale, anche se taluni se lo portano dietro per molto tempo.
Ma la tua confessione “dacché dovremmo confessarci ogni due giorni” la comprendere anche questo: “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato” (Sap 1,4).
Per vedere Dio, per possedere la sua amicizia e per godere di Lui è necessario essere puri: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8).

11. “Dio è infinitamente misericordioso, e si dice che l’inferno è la conseguenza della nostra libera scelta (…) ma Dio quindi è schiavo delle leggi che esso stesso delibera? Se volesse salvarci tutti, infatti, potrebbe farlo”.
Dio ci vuole salvare tutti.
Ma non c’è salvezza senza amore e non c’è amore senza libertà.
Allora: può Dio costringere una persona ad amarlo se questa non vuole?
Sarebbe amore questo?

12. “Inoltre Dio non dovrebbe giustificarci? per giustificazione intendo considerare le circostanze che ci hanno spinto al peccato: rabbia, delusione, tristezza (si ha peccato però…)”.
Certo Dio considera tutto perché è onnisciente ed è per questo che la nostra valutazione rimane esterna. I cuori li conosce lui.
Ciò non toglie che talvolta noi stessi possiamo essere vittime delle nostre stesse azioni, accecare la nostra coscienza fino al punto da non saper distinguere oggettivamente ciò che è bene e ciò che è male.

13: “se è quello di un Dio che incurante delle intenzioni, dei propositi e delle buone azioni, aprirà il fascicolo dei peccati, e mi manderà all’inferno se dovesse trovarne uno mortale non confessato!”
Ho già detto che il criterio è quello della veste nuziale, dell’amicizia con Dio, della grazia.
Il Signore che conosce tutte le intenzioni e i buoni propositi fa sempre di tutto perché la sua grazia possa risplendere in ogni anima.
Lo fà anche al di là dei sacramenti, perché questi rimangono le vie ordinarie della salvezza.
Ma Dio, come ha sempre riconosciuto la Chiesa, ha anche vie straordinarie, perché “vuole che tutti gli uomini si salvino” (1 Tm 2,4).

14. “Mi dica Lei padre cosa dovrei fare o in cosa dovrei credere perché io non lo so, e a questo punto, o ascolto me stesso, oppure, visto che le speranze di salvarsi sono così poche, abbandono tutto e almeno penso a questa vita, che è sicura!”
Carissimo, ti consiglio quello che ti consiglia Dio: “Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (Ap 3,18).
Nella confessione acquisti oro purificato (i meriti di Gesù, il suo Sangue che purifica), le vesti bianche (la grazia che opera per mezzo delle virtù teologali) e collirio per vedere meglio (si ravviva la fede).
Questa è solo la porta. Poi ci sarà tutto il resto.

Mi auguro che tu possa varcare presto questa porta.
E per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo