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Quesito

Buongiorno padre Angelo.
Sono un ragazzo che ha il seguente quesito, credo abbastanza difficile da porvi: Perchè in paradiso, non è possibile sposarsi o essere sposati? Ho già letto le risposte che ha dato a domande simili ma non riesco a convincermi.. Dio ci ha promesso che in paradiso saremo felici, a me, personalmente, dispiacerebbe che, ad esempio, i miei genitori non potessero essere sposati come lo sono adesso, in un certo senso è come dire che non esisterà più il valore della famiglia. Nel vangelo c’è scritto: “In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio Nome, egli ve la darà “(gv 16,23) e poco dopo  “chiedete ed otterrete perchè la vostra gioia sia piena” anche nel vangelo secondo luca: “Chiedete ed otterrete; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”. Da queste frasi credo di poter affermare che, se per mio volere, chiedo al Signore che in paradiso possa esistere il matrimonio, egli lo conceda. Mi sembra tanto strano che Dio ci toglierà questa grande gioia. Nella sua risposta a una domanda simile ha scritto che : “il matrimonio è nell’ordine dei mezzi, ma non è il fine. Il fine è l’unione con Dio.” Ma Potrebbero conciliarsi il fine e il mezzo, anche se sussistono tutti e due non entrano in contrasto tra loro. So bene però, che quello che ho appena detto (che logicamente potrebbe essere vero), si contraddice con il racconto dei sadducei riportato dal vangelo di Marco e Matteo: “Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo”. In questo stà il mio dubbio, perchè si contrastano queste affermazioni. Ponendo la domanda all’incontrario; se fosse vero che in paradiso non ci si sposa, se una persona volesse che questo fosse possibile, Dio lo concederebbe perchè ha detto:”qualsiasi cosa chiederete al Padre nel mio nome egli ve la darà”. Oppure, se per tutta la vita una persona avesse desiderato stare assieme a qualcuno che ama veramente, ma per qualche motivo non ha potuto, perchè non dargli questa possibilità in paradiso?
Non so se esista una risposta possibile a questa domanda o se rientri in uno dei misteri, la ringrazio anticipatamente per la risposta.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. in paradiso rimangono i vincoli di parentela, così come si rimane moglie e marito.
Certamente ci ameremo tutti in Dio, ma proprio per questo tali rapporti saranno visti e vissuti in un’ottica appena inimmaginabile per noi.
In Paradiso, però, le realtà tipiche del tempo presente non ci saranno più: “le cose di prima sono passate” si legge nell’Apocalisse 21,4.

2. L’ipotesi da te avanzata: di domandare a Dio di potersi sposare fiduciosi della sua promessa e di poter vivere come si fa di qua, non è decorosa per Dio. È come se il paradiso che ci ha preparato non fosse sufficiente, come se mancasse qualche cosa.
Se nel paradiso mancasse qualcosa, non si tratterebbe più di paradiso.
E questo ci porta al punto essenziale: il paradiso è il possesso e il godimento di Dio, e in Lui di ogni altro bene.

3. San Tommaso sembra alludere alla tua domanda quando si chiede se in paradiso sia necessaria la presenza degli amici.
Ricorda che il Paradiso è quello stato di vita cui nulla manca e dice “se parliamo della beatitudine perfetta, che ci attende nella patria, allora non si richiede necessariamente per la beatitudine la compagnia degli amici, poiché l’uomo ha in Dio la pienezza della sua perfezione.
Tuttavia la compagnia degli amici dà completezza alla beatitudine. Per cui S. Agostino scrive che «le creature spirituali per essere beate non trovano soccorso che dall’interno, nell’eternità, verità e carità del Creatore. Se però si dicesse che sono aiutate dall’esterno, forse si dovrà ridurre l’aiuto al fatto che esse si vedono reciprocante e che godono in Dio di tale compagnia” (Somma teologica, I-II, 4, 8).

4. Ma per andare ancora più in là bisogna dire che in paradiso non ci si può sposare perché si è già sposati con Dio.
Il matrimonio del tempo presente è stato voluto da Dio certamente per il perfezionamento reciproco dei coniugi e la generazione ed educazione dei figli, ma anche perché fosse per gli uomini e per gli sposi stessi un segno e un richiamo permanente di un altro matrimonio: quello che Dio vuole fare con ognuno di noi.

5. Per comprendere questo tipo di matrimonio bisogna rifarsi ai matrimoni di una volta, quando lo sposo andava a prelevare la sposa e la portava nella sua casa, costituendola proprietaria e signora di tutti i suoi beni.
Così fà Dio con noi.
Già il profeta Osea aveva detto a nome di Dio: “E avverrà in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: Marito mio” (Os 2,18); “Ti farò mia sposa per sempre, mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore” (Os 2,21).
Gesù si presenta come il vero Sposo dell’umanità e di ciascuna persona. Anzi si definisce come lo Sposo: “Possono gli invitati a nozze digiunare mentre lo Sposo è presente?” (Lc 5,34).
Nell’Apocalisse, infine, la Chiesa e ognuno di noi vengono presentati come la sposa che invoca insieme allo Spirito la venuta dello Sposo: “Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!»” (Ap 22,17).

6. Cerco di comprendere ulteriormente la tua domanda: fin che siamo di qua pensiamo che Dio sia uno dei tanti beni. Per cui aggiungere qualcosa a Dio non farebbe mai male.
In realtà Dio è il bene sommo e in paradiso in Lui troveremo ogni altro bene, anche la compagna del marito e della moglie e della altre persone care, evidentemente “senza le cose di prima che sono passate”.

Ti ringrazio della domanda, ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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