Quesito

Caro Padre Angelo,
sono, ho … anni e pur, essendo nato nel Cattolicesimo, ho abbandonato la Chiesa per 5-6 anni per un percorso di “ricerca personale” sulle fedi cristiane, salvo poi ritornare nel 2009 a far pienamente parte della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, passando attraverso la scoperta della Forma Straordinaria del Rito Romano.
Oggi sono lettore, corista e catechista nella parrocchia del mio paese (Forma Ordinaria). Per poter svolgere il mio compito di catechista, ho approfondito per mesi alcuni libri della Scrittura, specie quelli più screditati quanto alla loro storicità. Le chiedo dunque cosa pensa della storicità dei libri di Giuditta e di Daniele. Sul primo so che la storia non consente una lettura storicista, tuttavia ritengo che nessun Padre della Chiesa abbia mai dubitato che vi sia un fondo storico di qualche genere. Di recente ho letto della possibilità che Giuditta sia lo pseudonimo per Salomé Alessandra e che Nabucodonosor sia in realtà Tigrane II. Mi chiedevo se una posizione del genere sia compatibile col Magistero cattolico, perché la trovo accattivante.
Quanto al Libro di Daniele, so che molti esegeti negano ogni storicità a questo libro, anche se Gesù parla del “profeta Daniele” come realmente esistente. Mi chiedevo cosa pensa della storicità di questo personaggio che ritengo esser stato un grande santo profeta, e se vi siano ancora fonti cattoliche pronte a sostenere l’accuratezza storica del testo di Daniele, anche se magari un po’ maltrattato dai copisti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il libro di Giuditta è catalogati tra i libri storici della Sacra Scrittura.
Per libri storici non s’intende semplicemente una cronaca degli eventi succeduti.
Vi sono certamente anche questi e in maniera cospicua.
Ma talvolta può trattarsi di ricostruzione storica di un evento o di eventi successi con l’intendimento di fare teologia della storia più che cronistoria.
Per teologia della storia intendiamo quell’ottica di fede per mezzo della quale si vuole vedere la mano di Dio.
 Nel nostro caso, si vuole vedere la mano di Dio che si serve di mezzi deboli per annientare il nemico.

2. Questo è quanto si legge ad esempio nel Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico (curato da E. Galbiati): “L’autore mira a una teologia della storia (la vittoria finale della causa di Dio) e si serve dei materiali biblici disponibili e sembra abbia riunito, in un solo racconto, ricordi di avvenimenti che risalgono a diverse epoche”.

3. Dobbiamo ricordare che il libro di Giuditta è un libro ispirato, che ha per autore principale lo Spirito Santo.
Sicché dobbiamo ritenere che Dio abbia guidato il compositore del libro a raccogliere alcuni eventi per far comprendere la sua azione salvifica a favore del suo popolo.
Azione che è stata propiziata dalla fedeltà all’unico Dio, dalla preghiera e dai digiuni del popolo e in particolare da parte di un suo membro eletto, che qui compare chiaramente come prefigurazione di Maria, di cui viene detto “Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra, ed è privo della testa” (Gdt 14,18).
Le ricostruzioni storiche, come quella che tu presenti, sono interessanti, ma sono tutte secondarie rispetto al contenuto salvifico della narrazione.

4. Analogo discorso vale per Daniele.
“Secondo la tradizione, il libro è attribuito a un profeta Daniele vissuto nell’epoca dell’esilio babilonese. Oggi si preferisce pensare che il libro sia stato scritto per intero da un autore, ignoto, del II secolo a.C., che si era servito di materiale più antico e che aveva scritto il libro perché fosse di aiuto ai giudei durante la rivolta dei Maccabei, durata dal 167 al 134 a.C.
Lo stile del libro è apocalittico.
Il libro riprende gli eventi del passato con l’interpretazione che di essi hanno dato i profeti e proietta questi significati verso il futuro, fino all’avvento del Messia. Per la prima volta, nel libro di Daniele, al Messia viene attribuito il titolo di «Figlio dell’uomo» (Dn 7,13)” (Dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico).

5. Il libro è destinato a sostenere la fede e la speranza dei Giudei perseguitati da Antioco Epìfane.
Daniele e i suoi compagni vengono sottoposti alle prove dell’abbandono delle prescrizioni della Legge e sono esposti alla tentazione di idolatria.
Ma ne escono vincitori e gli antichi persecutori dovranno riconoscere la potenza del vero Dio.

6. Poiché anche il libro di Daniele è parola di Dio, sempre via e attuale, il Signore vuole ricordare con questa narrazione che il persecutore, evidentemente sotto forme diverse, è sempre presente nella storia e ha grande potenza.
Ma viene il tempo della sua fine e verrà spazzato via per far posto ad una realtà nuova, il regno dei santi, governato da Colui che viene chiamato col nome messianico di “figlio dell’uomo”, il cui impero non passerà.

Ti saluto, ti ricordo al Signore come hai chiesto e ti benedico.
Padre Angelo