Quesito

Caro Padre Angelo,
(…) La sera stessa ho sentito proferire una bestemmia da mio padre e sono stato molto male, mi sentivo deluso e non ho praticamente più aperto bocca per un pò.
Avrei dovuto reagire in qualche modo? (…).
La ringrazio per le sue preghiere e le assicuro le mie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. alla bestemmia di tuo padre hai reagito senza essertene accorto. E hai reagito nel migliore dei modi.
Quella bestemmia, ne sono certo, per te è stata una ferita al cuore. Hai avuto la sensazione che in quel momento crollasse qualche cosa. Anzi che ti crollasse addosso qualche cosa.
Quella bestemmia ti ha reso in qualche modo muto, incapace di parlare, a motivo del dolore e della umiliazione che hai provato.
Ti sei sentito  come derubato, impoverito, a terra.
Il silenzio è stata la migliore reazione dal punto di vista esterno.
Sono certo che quel silenzio e quel dolore che ti ha reso incapace di sorridere è stato particolarmente eloquente per tuo padre.
Sono convinto che sia stato toccato dal tuo silenzio e che se ne sia subito pentito. Deve aver capito bene la lezione che lo renderà più attento per il futuro.

2. In passato, quando si sentivano delle bestemmie, si insegnava a riparare internamente dicendo le giaculatorie: “Dio sia benedetto, benedetto il suo santo Nome, benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero uomo,…. Benedetta la gran Madre do Dio Maria Santissima…”.
Sono le invocazioni che si recitano dopo la benedizione eucaristica proprio in riparazione delle bestemmie.
Quando ero piccolo sentivo che queste giaculatorie nelle grandi feste venivano cantate dall’assemblea e dalla cantoria col suono dell’organo.
Davano un senso di grandezza. Gli uomini le cantavano con tutta la potenza della loro voce. Era una corale sequenza di gloria e di lode resa a Dio e alla Santa Vergine. Si concludeva la festa con l’animo pieno di gioia e con il cuore che ancora vibrava di quegli accenti.

3. Oggi in alcuni posti non le recitano più e non ne capisco il motivo, perché le bestemmie purtroppo continuano ad essere proferite e hanno bisogno di essere riparate.
La Sacra Scrittura ricorda che pronunciare il nome di Dio o di Gesù Cristo è la stessa cosa che renderli presenti in mezzo a noi con la loro onnipotenza salvatrice.
Ora, proprio dopo le bestemmie, dopo aver insultato Dio, dopo che da noi stessi ci siamo privati della sua presenza e della sua grazia, abbiamo bisogno di ritrovare subito quella presenza.
E questa presenza la si fruisce anche solo pronunziando con devozione il nome di Gesù e di Maria.

4. Questo diventa tanto più urgente se si tiene presente che il secondo comandamento del decalogo è stato espresso da Dio stesso in questi termini: “Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché Dio non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano” (Es 20,7).
“Dio non lascerà impunito”: è certamente un linguaggio antropomorfico che sta a significare che in quel momento ci viene sottratta la grazia di Dio, o meglio, che ci si priva della grazia e della presenza di Dio, che ci si espone al comune avversario e si rimane in qualche modo senza difesa.
Per questo la Sacra Scrittura ricorda che “chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4). E ricorda anche (cfr Gn 34,25) che può lasciare senza difese quelli della propria casa.

5. So che reciti il santo Rosario.
Capitasse ancora qualche altra volta di sentire delle bestemmie, recitalo in riparazione perché la grazia e la benedizione del Signore non manchino mai alla tua famiglia.

Accompagno la tua preghiera con la mia preghiera.
Ti ringrazio molto delle preghiere che fai per me e ti benedico.
Padre Angelo