Quesito

Caro Padre
oggi la mia ragazza che sta facendo un percorso di conversione mi ha posto questa domanda alla quale non ho saputo rispondere cioè. … se c’è un Dio, perché esistono tante religioni diverse?
Coloro che muoiono credendo nella loro religione saranno salvati?
La ringrazio e la abbraccio.
Eugenio


Risposta del sacerdote

Caro Eugenio,
1. la domanda che ti ha posto la tua ragazza rimanda al peccato originale.
Con questa dolorosa vicenda l’uomo si è separato da Dio ed è cessata quella comunicazione tra Dio e l’uomo che caratterizzava il Paradiso terrestre.
Cessata la Rivelazione soprannaturale, l’uomo è vissuto con il ricordo di quanto aveva appreso.
Nello stesso tempo la creazione ha continuato a parlargli del suo Creatore.
Ma con il passare dei secoli e dei millenni l’idea di Dio si è deformata e gli uomini in molti casi si sono dati all’idolatria, che per San Paolo (cf 1 Cor 10,20) è la stessa cosa che dare culto ai demoni, alla superstizione e anche a pratiche di occultismo.

2. Ciò significa da una parte che il pensiero e il desiderio di Dio non si è mai cancellato dal cuore dell’uomo e dall’altra che per avere una retta conoscenza di Dio è necessario che Dio stesso si sveli e parli all’uomo.

3. Sulla religiosità come caratteristica naturale dell’uomo osservava a suo tempo lo storico pagano Plutarco (46-127 d.C): “Se tu andassi in giro per il mondo, potresti trovare città prive di mura, che ignorano la scrittura, non hanno re, non fanno uso di monete, non conoscono teatri e palestre; ma nessuno vide né vedrà mai una città senza templi e senza divinità” (Contro Colote, 31).

4. Questo fatto ha permesso ad un noto etnologo e antropologo, J. L. A. de Quatrefages (1810-1892), di dire che l’uomo è un animale religioso.
Di qui il proliferare delle varie religioni come risposta ad un bisogno insito nel cuore dell’uomo.
Per questo il Concilio Vaticano II afferma  che “gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell’uomo: la natura dell’uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l’origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l’ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo” (Nostra aetate, 1).

5. Gesù Cristo è la risposta piena alla domanda religiosa dell’uomo, perché Gesù è Dio stesso che parla, che si rivela e nello stesso tempo che rivela all’uomo la sua vocazione.
Dunque vi è un’esistenza abissale tra tutte le varie religioni e il cristianesimo. Mentre le varie religioni hanno al loro inizio un uomo che come nel caso dell’islam dice di avere avuto una rivelazione da Dio, il cristianesimo invece ha al suo inizio Dio stesso, perché Gesù è Dio in persona che si è fatto uomo.

6. Circa la salvezza di coloro che non hanno potuto conoscere Cristo o ne sono tuttora impediti ecco che cosa insegna il Concilio Vaticano II: “Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. (…).
Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: ‘Predicate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16,15), mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni” (Lumen Gentium 16).

7. Per questo la Chiesa è piena di speranza per la salvezza eterna di tutti coloro che senza loro colpa non hanno conosciuto Gesù e vivono con retta coscienza.
Dice infatti il Concilio: “E ciò vale anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia.
Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale” (Gaudium et Spes 22).

7. Questo è sempre stato creduto dalla Chiesa.
Già S. Tommaso affermava: “Dal fatto che tutti gli uomini sono tenuti a credere esplicitamente alcune verità per salvarsi, non c’è inconveniente alcuno che qualcuno viva nelle selve o tra gli animali bruti. Poiché appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua. Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male, si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est) che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con S. Pietro e Cornelio (At 10,1 55)” (De Veritate, 14, 11, ad 1).

Auguro a te e alla tua fidanzata ogni bene, vi ricordo al Signore e vi benedico.
Padre Angelo