L’infallibilità del Papa nel caso di Galileo

L’infallibilità del Papa nel caso di Galileo

Quesito

Caro padre,
lei scrive:
"Per il caso di Galileo, come sai, ci fu il pronunciamento del sant’Ufficio. E il S. Ufficio, che non è il Papa, non ha emesso (e non ne ha il potere) nessun dogma.
Cristo ha garantito qualcosa a Pietro e al collegio dei Vescovi, ma non ha garantito nulla al S. Ufficio"
Ma il Santo Uffizio fino a Paolo VI ebbe a capo, come prefetto, lo stesso Papa, e le decisioni che venivano prese erano tutte sottoposte al papa che le avvallava "vivae vocis oraculo": l’operato del Sant’Offizio, insomma, godeva formalmente dell’autorità pontificia e ne era espressione.
Galilio fu accusato di eresia. la materia in gioco, cioè, fu altissima. E come non pensare che un pronunciamento di questo tipo non sia da considerarsi ex cathedra?
il Sant’offizio, presieduto dal Papa, decretò eretica la posizione di Galileo (proprio lei mi ha suggerito l’espressione "anathema sit" pronunciata in alcuni concili come "suggello" dell’infallibilità papale: nel caso di Galilieo la minaccia non era solo di scomunica ma verosimilmente di morte)
Grazie ancora per l’attenzione,
Giuseppe C.

P.S.: A proposito della responsabilità del Papa sui pronunciamenti del S. Offizio, faccio notare che, nel Denzinger, accanto ai documenti dei Papi trovano proprio spazio anche  alcuni pronunciamenti del S. Offizio. 


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. vedo che a tutti i costi vuoi che ogni pronunciamento del Papa sia infallibile.
I cattolici direbbero che vuoi essere più papista del Papa.
Ti ho riportato l’insegnamento della Lumen gentium n. 25. Perché non ti basta?

2. Torno a ripetere.
Bisogna distinguere tra magistero straordinario e magistero ordinario.
Il magistero straordinario, in questioni de fide vel de moribus, è sempre infallibile.
Il magistero ordinario lo è secondo il tenore di Lumen gentium n. 25.
Fuori di questi casi ci troviamo di fronte a magistero ordinario autentico della Chiesa, e questo magistero viene espresso nei seguenti modi in ordine decrescente:
le encicliche,
le Costituzioni apostoliche,
le esortazioni apostoliche,
le lettere apostoliche,
i “motu proprio”,
i documenti delle congregazioni romane…

3. Tutti i documenti delle Congregazioni romane, e non solo quelli della Dottrina per la fede, ricevono l’approvazione del papa: “Il Papa ha letto, ha approvato e ne ha autorizzato la pubblicazione”.
La “Donum Veritatis” (un documento della Congregazione per la dottrina della fede) dice che il Papa esprime il suo magistero “con l’aiuto degli organismi della Curia Romana, ed in particolare della Congregazione per la Dottrina della Fede per ciò che riguarda la dottrina sulla fede e sulla morale. Ne consegue che i documenti di questa Congregazione approvati espressamente dal Papa partecipano al Magistero ordinario del successore di Pietro” (n.18).
Come vedi, non dice che si tratta di magistero ordinario, ma che partecipano al Magistero ordinario non straordinario.
Un ferro messo dentro il fuoco non diventa fuoco, ma partecipa della natura del fuoco.
Nel nostro caso, il documento della Congregazione rimane sempre firmato dal prefetto della Congregazione.
Quando si trattava del sant’Ufficio, l’atto non era firmato dal Papa, ma dal segretario del Sant’Ufficio con l’approvazione del Papa.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2007-06-28T15:00:00+00:0028 giugno 2007|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|