Quesito

Caro Padre Angelo,
ho scoperto poco fa il sito in cui Lei risponde ai vari quesiti dei visitatori e allora ho pensato di porre a Lei una domanda che feci tempo fa anche a un’altro sacerdote la cui risposta però non mi soddisfece a sufficienza.
Premetto che per vent’anni ho fatto parte di un culto che si spaccia per cristiano ma che in realtà non lo è (l’ho scoperto appunto dopo vent’anni d’appartenenza e  per questo 3 anni fa l’ho abbandonato), tra gli  insegnamenti di questo culto c’era quello di pregare solo il Padre con parole proprie, in qualsiasi momento della giornata, cosa che, nonostante la mia fuoriuscita dal culto,  condivido tutt’ora.
La convinzione che questo modo di pregare sia il più giusto mi fa sorgere la domanda che ora Le pongo. 
La domanda è questa: a cosa servono le preghiere cattoliche pronunciate a memoria, in continuazione, magari senza nemmeno pensare a quel che si dice visto che la recitazione avviene spesso automaticamente, cosa che potrebbe permettere alla mente di divagare coi pensieri, proprio mentre si sta pregando?
A cosa servono per esempio tutte quelle preghiere ripetute, uguali, innumerevoli volte, durante il Rosario?
E’ questo che Gesù ci ha insegnato a fare rispondendo alla domanda dei discepoli "insegnaci a pregare" e durante il discorso della montagna?
Grazie sin d’ora per la risposta che vorrà darmi e cordialmente La saluto
Maria


Risposta del sacerdote

Cara Maria,
1. vedo che sei al corrente del fatto che il Signore ci ha insegnato a pregare.
Proprio nel capitolo sesto del Vangelo di Matto si legge: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra…. “ (Mt 6, 7-10).
Vedi dunque che il Signore insegna addirittura una formula.

2. Perché la formula?
Perché, lasciàti ai nostri poveri sentimenti, forse diventeremmo proprio ripetitivi e miseri.
Quante volte il nostro cuore è spento e se, lasciato in balìa di se stesso, si muoverebbe solo a chiedere beni di ordine materiale.
Se Gesù ci ha insegna a pregare con una formula “Voi dunque pregate così”, Lui che è Dio fatto carne, vuoi che non ne conosca i motivi?
Vuoi che venga a lezione da noi?
Chi avrebbe chiesto nella preghiera che venga il suo Regno, che sia santificato il suo nome, che sia fatta la sua volontà come in cielo, che impariamo a perdonare, ecc…

3. Tertulliano, un grande scrittore cristiano del II secolo, dice che non vi è preghiera migliore del Pater.
Dice anche che “dopo che il Signore ci ha trasmesso questa formula di preghiera, aggiunge: ‘‘Chiedete e vi sarà dato’ (Lc 11,9)”.
E conclude: “Ognuno può, dunque, innalzare al cielo preghiere diverse secondo i suoi propri bisogni, però incominciando sempre con la preghiera del Signore, la quale resta la preghiera fondamentale”.

4. San Tommaso afferma che “la preghiera del Pater è perfettissima… perché non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell’ordine in cui devono essere desiderate: cosicché questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti”.
Dice anche che questa preghiera è stata composta dal nostro Avvocato presso il Signore, l’Intercessore sapientissimo “nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2, 3). È dunque una preghiera che infonde fiducia.
E questa fiducia diventa ancora più grande se si pensa che colui che ci ha insegnato questa preghiera, è lo stesso che, insieme al Padre, ha il compito di esaudirla, adempiendo quanto è detto nel salmo 91,15: “Mi invocherà e gli darò risposta”.

4. Circa la preghiera del Rosario: se si pensa che il Rosario consista semplicemente nel ripetere le Ave Maria, allora di questa preghiera non si è capito nulla.
Quando si prega col Rosario, mentre le labbra scorrono nel ripetere determinate preghiere, è necessario fare tre cose.
primo: ricreare nella nostra mente l’evento che meditiamo, sentire che Gesù si rende contemporaneo a noi, che ripete a nostro favore quell’evento con la potenza salvifica con cui l’ha compiuto la prima volta.
Secondo: si ringrazia il Signore per quello che ha fatto e si è degnato di ripetere. Qui la nostra anima dovrebbe abbandonarsi in un amore riconoscente senza fine.
Terzo: si supplica Dio in virtù dei meriti infiniti di Gesù che in quel momento vengono messi nelle mani perché ci doni la grazia che gli chiediamo.
Come vedi, il Rosario non è una preghiera così da cretinetti o ebeti. Se così fosse, la Madonna l’avrebbe consigliata con tanta insistenza?
Se ci pensi bene. invece, non trovi preghiera migliore di questa. Per questo Giovanni Paolo II diceva che era la sua preghiera preferita.

5. Le formule hanno poi altri significati.
Le varie parole stimolano la devozione interiore, servono ad accendere i sentimenti interni  e così la mente di chi prega si eleva a Dio.
Inoltre sono bene adatte per la preghiera comunitaria. Come si potrebbe pregare tutti insieme se ognuno andasse per conto proprio?
O ancora: come si potrebbe cantare tutti insieme se non vi fossero formule uguali per tutti?
Anche nell’Antico Testamento si pregava e si cantava con formule: i Salmi non sono forse preghiera già formulata?

Ti saluto, ti ricordo al Signore con una preghiera già formulata e ti benedico.
Padre Angelo