Quesito

Caro padre Angelo,
Io e il mio ragazzo stiamo facendo il corso prematrimoniale all’istituto “…”, ci sposeremo a luglio 2009 e abbiamo chiesto al prete che ci sta facendo il corso di sposarci.
Se non che è nato un problema con lui.
Io e il mio ragazzo siamo conviventi, né io né lui siamo stati sposati prima ma stiamo affrontando un periodo di prova prematrimoniale.
Il prete si è rifiutato alla messa di sabato scorso di darci l’eucarestia rispedendoci a posto. Nessuna spiegazione né prima né dopo. Il mio ragazzo c’è rimasto molto male. Ha addirittura pianto, ha detto che avrebbe almeno potuto dirci due parole prima della funzione dato che presenziavano tutte le altre coppie del corso. Lei cosa ne pensa?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. probabilmente non sei al corrente della dottrina della Chiesa sull’ammissione alla Santa Comunione.
La Santa Comunione va fatta nella maniera più pura.
Ti ricordo quanto dice San Paolo in 1 Cor 11, 27-30: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti”.
Quando la Chiesa non ammette alcune persone alla Santa Comunione non lo fa per esercitare un dispotismo nei loro confronti, ma per un atto di misericordia: vuole che non si danneggino da se stessi.

2. Il Codice di diritto Canonico dice che non si può dare la Comunione a chi ostinatamente persevera in peccato grave manifesto (can. 915).
La convivenza di due persone che si comportano fra loro come fossero marito e moglie rientra nel caso di chi ostinatamente persevera in peccato grave manifesto.
La convivenza infatti tra le sue componenti ha anche la relazione sessuale, e questa, compiuta fuori del matrimonio, è al di fuori del progetto di Dio e la svuota del suo vero significato.
Secondo il progetto di Dio l’atto sessuale è il segno della donazione totale dei due, che ormai si appartengono irreversibilmente l’uno all’altro.
Ma i conviventi sanno di non appartenersi l’un l’altro in questo modo. Anzi, scelgono la convivenza proprio per evitare la definitività che il matrimonio comporta.
E tuttavia compiono gli atti che sono propri ed esclusivi del matrimonio.
C’è una finzione in quell’atto.
Inoltre questa finzione aumenta per il fatto che l’atto sessuale viene svuotato del suo intrinseco ordinamento alla procreazione.
Per questo Giovanni Paolo II diceva che i rapporti prematrimoniali sono menzogneri, e cioè una bugia.

3. I conviventi sanno di non appartenersi. E per questo chiamano il proprio socio o la propria socia “compagno” o “compagna”.
Sanno benissimo che essere sposi è una cosa diversa. Sanno di non esserlo. E con la convivenza escludono, almeno per ora, di esserlo.
In poche parole, sanno che col matrimonio diventano davvero uno proprietà dell’altro.
Ed è per questo che il gesto sessuale non corrisponde alla realtà delle cose, ma è una deformazione e una profanazione di quanto è tipico degli sposi.
Proprio perché non è vissuto secondo il disegno di Dio è un peccato grave.

4. La perseveranza in questo comportamento oggettivamente e manifestamente peccaminoso preclude la possibilità di accostarvi alla Santa Comunione con le disposizioni dovute.
Con un peccato del genere, voi avreste dovuto confessarvi prima di accostarvi alla Comunione. E in tal caso il sacerdote vi avrebbe detto che non poteva darvi l’assoluzione se voi non promettevate di separarvi e di vivere castamente, come Dio vuole, fino al matrimonio.
Solo in questo caso poteva assolvervi e voi potevate fare la Santa Comunione.

5. Sono d’accordo con te nel riconoscere che il sacerdote doveva dirvi qualcosa o prima o dopo.
Da parte mia sono convinto che voi non avevate alcuna intenzione di profanare il sacramento. Semplicemente vi portava lì la vostra buona fede o per meglio dire (permettimi di dirlo) la vostra… ignoranza religiosa.
Se io fossi stato al posto del sacerdote, anziché rispedirvi al posto in maniera secca, vi avrei detto: “non posso darvela; finita la Messa, venite il sacrestia e vi dirò il motivo”.
Può darsi che il sacerdote in questione abbia atteso in sacrestia la vostra richiesta di spiegazione e che sia rimasto deluso di non avervi più visto.
Come vedi, i motivi di incomprensione vicendevole sono davvero tanti.

6. Ormai mancano pochi mesi al vostro matrimonio.
Se mi permetti un consiglio, vi direi di tornare nelle vostre rispettive case, di vivere castamente e nel frattempo di imparare i metodi naturali di regolazione della natalità (la contraccezione, come ti ho detto, è un peccato grave anche nel matrimonio).
Sarebbe un bel gesto anche nei confronti di tanti che saranno rimasti male e dispiaciuti della vostra convivenza prematrimoniale.

7. Se non fosse più possibile tornare nelle vostre case, vi direi di vivere insieme solo come amici, senza rapporti sessuali.
L’edificio del matrimonio, per rimanere in piedi e per resistere a tutte le difficoltà, ha bisogno di solide basi.
E la convivenza, proprio perché si esprime con le finzioni sessuali (perché di finzioni si tratta), non è una solida base; anzi è non solo sdrucciolevole, ma sdrucciolevolissima.

Ti ringrazio per la fiducia, assicuro per te e per il tuo fidanzato la mia preghiera, soprattutto nella santa Comunione che stasera farò per voi, e vi benedico.
Padre Angelo