Insegnamenti di vita religiosa

Dalle lettere circolari all’Ordine domenicano del beato Giovanni da Vercelli, sacerdote.
(Firenze 1281; in MOPH V. Rom. 1900, pp. 121-122)

Il predicatore della parola divina mediti assiduamente giomo e notte la legge del Signore e alla fervida orazione succeda una lettura non curiosa, ma soda e utile.
Per attingere più copiosamente alle acque pure della Sacra Scrittura, che dovrà poi effondere a salute del prossimo, ami la cella che lo nasconde agli occhi del mondo e quivi si dedichi a tale opera che formi il decoro dei suoi costumi e gli apporti insieme la scienza la santità: cosi dalle stesse Sacre Carte tarrà gli acuti strali per ferire a salute i cuori dei fedeli.
Nei vostri colloqui, anche con persone estranee, appaia la scienza acquisita ed infusa, affinché le maniere corrette attestino la grazia di Dio e la testimonianza delle opere renda efficace quanto insegna la parola del predicatore. La tumida superbia, detestabilissima, non vi faccia invanire; ma la placida umiltà, cara a Dio e agli uomini, vi sia decoro e bellezza. Per quanto è da voi, benché molestati e provocati da altri, abbiate con tutti quella pace
senza cui il Signore non esaudirà alcun vostro voto. Né la fortezza del vostro proposito s’infranga innanzi allo sdegno altrui, ma sotto l’usbergo della pazienza persistete inviolabili nella vostra fermezza.
Onorate lella debita riverenza quanti occupano un grado elevato, mostratevi socievoli e aperti nei convenienti discorsi cogli uguali ed evitate la troppa
familiarità con chi è da meno di voi. Col silenzio a tempo e luogo debito, che purtroppo da alcuni è trascurato, si freni il cicaleccio cui assai spesso va
compagna la macchia del peccato.
E sempre da temere che l’aspetto di Cristo pieno d’ineffabile dolcezza per i figli della grazia, diventi terribilmente severo per i peccatori. Bisogna sempre trepidare del rigoroso esame nel finale giudizio, quando non sarà caduto un capello del capo, né perduto un minuto di tempo di cui non debba rendere ragione. Quindi con la confessione disponete il volto del divin giudice, cercatelo e placatelo con presenti di giustizia, desideratelo e stringetelo con tutte le vostre aspirazioni e con gli amplessi di una mente purificata, affinché il giudice riconosca misericordiosamente riformata la sua immagine secondo la quale aveva creato l’uomo, né dica di non conoscere quelli che aveva voluto redimere a tanto caro prezzo. Beato colui che prevedendo tali cose se ne sta sempre pavido, né crede gli basti l’abitare coi santi, se ivi non compie opere sante.