Quesito

Gentile Padre Angelo,
tempo fa sono andata a confessarmi da un sacerdote della città in cui studio e non dal mio sacerdote di fiducia ed…ecco il punto dolente: io ho detto al sacerdote che offrivo le mie fatiche quotidiane e anche le mie sofferenze per la conversione dei peccatori e per il bene della Chiesa e costui mi ha detto che non crede a questa pratica e che la considera appunto una pia pratica devozionale e anche un po’ pietistica. Mi ha detto inoltre che il male non ha mai senso e quindi non ha senso offrirlo. Io sono rimasta un po’ allibita, soprattutto pensando a tanti santi che, trovandosi in atroci sofferenze, offrivano il loro dolore al Signore proprio per la conversione dei peccatori e per il bene della Chiesa oppure a santi che hanno considerato addirittura un dono la Croce… Ho pensato inoltre alla “Salvifici doloris” di Giovanni Paolo II in cui si sottolinea, come dice il titolo stesso, il valore salvifico della sofferenza!!! Possibile che abbia trovato un sacerdote completamente eretico?
La ringrazio per l’attenzione e le esprimo i miei più vivi complimenti per la serietà e la perizia con cui risponde alle domande di noi visitatori. Che Iddio la benedica!!
Titti


Risposta del sacerdote

Cara Titti,
mi spiace molto che tu ti sia imbattuta in un prete che ti ha detto simili cose, ma, purtroppo, non mi meraviglio.
Penso in questo momento a santa Edith Stein, patrona dell’Europa e morta in una camera a gas durante la seconda guerra mondiale.
Prima di entrare al Carmelo era docente di filosofia ed era ricercata in tutta la Germania per le sue conferenze.
Al momento dell’ingresso in clausura, la Madre Priora si sentì in dovere di dirle che facendosi monaca non avrebbe più potuto girare il mondo per le sue lezioni o conferenze. Edith Stein rispose: “Solo la croce di Cristo salva il mondo, e io chiedo di entrare in Monastero per poter partecipare a questo mistero”.
Penso a quanto l’Eterno Padre disse a santa Caterina da Siena parlando dell’Ordine domenicano: “Sai in su che mensa san Domenico fà mangiare i figli suoi col lume della scienza?
Li fa mangiare in su la mensa della croce, dove si mangiano anime per amore di me
”. Come a dire: non basta la scienza per convertire il mondo. Bisogna essere associati alla passione del Signore e fare della nostra vita, soprattutto delle nostre fatiche, un dono, per partecipare al mistero della redenzione.
Su questa linea troviamo anche San Pio da Pietralcina, il quale diceva che “le anime non vengono regalate a nessuno, ma si comprano tutte con la medesima moneta con la quale ha cominciato a comperarle Nostro Signore” (e cioè con la croce).
In fondo, san Paolo quando ai Corinti scrive: “Anch’io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2,1-2) dice la stessa cosa.
Come tu stessa osservi, Giovanni Paolo II ha scritto l’enciclica Salvifici doloris proprio per mostrare il valore salvifico della sofferenza.
Proprio perché conosceva il valore salvifico della sofferenza Tertulliano (II secolo) poté affermare che “il sangue dei martiri è la semente dei cristiani” (sanguis martyrum, semen christianorum). In questo la Chiesa ci ha sempre creduto.
Pio XII nell’enciclica Mystici Corporis ha scritto: “Mistero certamente tremendo né mai sufficientemente meditato, come cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni a questo scopo intraprese dalle membra del mistico corpo di Gesù Cristo” (MC 42).
Carissima Titti, continuiamo per la strada tracciataci da Cristo, indicata dall’Apostolo san Paolo, dalla testimonianza luminosa dei santi e soprattutto dei martiri.
Preghiamo anche per i sacerdoti e confessori.
Ti prometto un ricordo al Signore, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo