Il timore della morte

Quesito

Caro Padre Angelo,
E’ normale per un cristiano avere timore della morte?
Il timore della morte non può forse celare il timore della giustizia divina?
Mi è stato di grande aiuto leggere, rileggere e meditare il prologo del testamento di Paolo VI:
“Fisso lo sguardo verso il mistero della morte e di ciò che la segue, nel lume di Cristo che solo la rischiara e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità che per me si è sempre riflessa da questa mistero e ringrazio il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce”.
Ma una cosa è comprendere questi concetti con la mente, un’altra è assimilarli nel cuore.
Come procedere dalla mente al cuore?
Con viva cordialità in Jesu et Maria.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Sì, caro Alessandro, è normale avere paura della morte.
Essa attenta al bene più profondo che possediamo e per il quale Dio ci ha dotati addirittura di un istinto di conservazione.
Nei confronti della morte c’è un duplice timore:

a) il primo è dovuto al fatto che la morte in se stessa è una pena. San Tommaso dice testualmente: “La morte e ogni difetto corporale e la ribellione della carne allo spirito sono una pena del peccato dei progenitori”.
Inoltre egli afferma che “la morte in quanto toglie il primo bene dell’uomo, quello dell’esistenza, è la massima delle pene”.
Del resto la morte ci tira via inesorabilmente da questo mondo e ci sottrae da tutti quei beni di ordine temporale di cui abbiamo bisogno e ai quali siamo molto affezionati.
Per questo istintivamente ci scansiamo da tutto ciò che può ledere anche minimamente la nostra vita presente.

b) Ma come dici tu, insieme col timore della morte, c’è anche il timore del giudizio di Dio.
Ho letto che un vescovo colpito da un male incurabile, a chi gli chiedeva se avesse paura della morte, rispose che aveva paura soprattutto di ciò che avviene dopo la morte, e che Dio gli presentasse un conto che lui non pensava di avere.
Sì, il giudizio di Dio ci incute timore e ci aiuta a essere meno spavaldi nella vita presente. Non possiamo dimenticare che la Sacra Scrittura dice: “E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell’empio e del peccatore?” (1 Pt 4,18).
Non si deve dimenticare quanto grida un angelo dell’Apocalisse: “Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio” (Ap 14,7). Il nostro San Vincenzo Ferreri aveva fatto di questo versetto il suo cavallo di battaglia e portava moltissimi a conversione.
Mi piace anche ricordare quanto si legge in Lc 23,39-40: “Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena?”.

Si tratta dunque di due timori molto salutari:
– il primo ci porta a custodire la vita presente;
– il secondo la vita eterna.

Grazie per l’attenzione con cui ci segui.
Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo.