Il nesso che Benedetto XVI individua tra cultura greca e cristinesimo

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Il nesso che Benedetto XVI individua tra cultura greca e cristinesimo

Quesito

Caro Padre Angelo,
in questi ultimi giorni abbiamo purtroppo dovuto assistere a pesanti strumentalizzazioni di un passettino del discorso tenuto dal Papa a Ratisbona. Dispiace anche perchè se qualcuno, invece di criticare, quel discorso lo avesse letto per intero, avrebbe scoperto alcuni elementi di grande interesse. Io, per esempio, sono rimasto molto colpito da almeno due fatti:
– Il nesso che Benedetto XVI individua tra cultura greca e cristianesimo, che fa da sfondo a quasi tutto l’intervento. Anzi, di più, il Papa non solo individua questo nesso, ma lo difende dalle ondate successive di dis-ellenizzazione.
– La critica della concezione moderna della ragione, perchè si esclude che essa possa dare il suo contributo al raggiungimento del divino.
Riguardo al primo punto, vorrei chiederle: dove, in particolare, va individuato questo nesso? Infatti, non mi è del tutto chiaro. San Paolo, citato dal S. Padre, quando si recò in Grecia non fu accolto molto bene, anzi: la Scrittura ci descrive quel viaggio come un mezzo fallimento. E dunque, in cosa pensiero greco e cristiano sono simili e in cosa diversi?
Grazie anticipatamente per la risposta,
Emanuel


Risposta del sacerdote

Caro Emanuel,
1. quando si parla di pensiero greco non ci si riferisce, in genere, a tutte quelle correnti di pensiero che si erano date appuntamento ai tempi di San Paolo all’Areopago di Atene.
Gli Atti degli Apostoli 16,18 riferiscono infatti di “certi filosofi epicurei e stoici” e dicono anche che “tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare” (At 16,21). Noi diremmo che costoro erano scettici e facevano i sofisti!
Ma tutti costoro non rappresentano “il pensiero greco” che è quello che si rifà soprattutto alla grande filosofia di Platone e di Aristotele.
Il Papa fa riferimento implicitamente a Platone e ad Aristotele, non lla filosofia minore.

2. Mi chiedi i contenuti di questo pensiero greco che ha inciso così profondamente nella cultura cristiana.
Ti porto solo qualche esempio.
– Le vie dell’esistenza di Dio presentate da San Tommaso si riferiscono a questa cultura greca.
S. Agostino, giunto a Roma, proprio leggendo le opere di Platone, si convinse razionalmente dell’esistenza di Dio. E non era ancora convertito e battezzato.
– La distinzione della realtà in sostanza e accidenti (le famose categorie aristoteliche) è servita alla teologia cattolica per tante cose, ma soprattutto per elaborare il fatto della transustanziazione che avviene nell’Eucaristia.
– La costituzione della realtà in materia e forma (potenza e atto) e la nozione di Dio considerato come Atto puro, senza mescolanza di potenza è servita per dire chi sia Dio (almeno in maniera negativa, vale a dire affermando quello che Egli non è).
Questa stessa costituzione della realtà in materia e forma permetterà alla teologia e anche al magistero di distinguere nei sacramenti un elemento potenziale (la materia) e un elemento determinato (la forma).
– La costituzione dell’uomo in corpo e anima spirituale deriva proprio dalla cultura greca.
La teologia morale elaborata sui trattati delle virtù della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza hanno come loro primi ideatori Platone e soprattutto Aristotele.
Se guardi a San Tommaso d’Aquino, il grande teologo della Chiesa cattolica, i suoi commenti alle opere di Aristotele sono notevoli e tutti di grande importanza.

3. Ma al di là dei singoli argomenti, caro Emanuel, ciò che vi è di importante nella filosofia e nella cultura greca è questo: il riconoscimento della capacità della nostra mente di conoscere oggettivamente la realtà.
Oggi invece, a partire dal razionalismo di Kant per giungere alla filosofia analitica o del linguaggio, si nega alla mente la capacità di conoscere l’essere: di qui l’impossibilità di conoscere l’esistenza di Dio e la negazione dell’esistenza del diritto naturale (il quale, anche se ci fosse, per noi rimarrebbe inconoscibile).
E passare di qui al soggettivismo e al relativismo il passo è molto breve.

Ti ringrazio, caro Emanuel, di avermi riportato alle tematiche di fondo della magistrale lezione di Benedetto XVI a Regensburg.
Ti saluto, ti seguo con la preghiera, ti benedico e ti faccio tanti auguri per i tuoi studi.
Padre Angelo

Di |2006-10-01T15:00:00+00:0001 ottobre 2006|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|