Il mio viceparroco dice pubblicamente, nelle omelie o catechesi mensili, che…

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Il mio viceparroco dice pubblicamente, nelle omelie o catechesi mensili, che…

Quesito

Caro padre Angelo,
il mio viceparroco dice pubblicamente, nelle omelie o catechesi mensili, che certe prescrizioni della Chiesa non sono peccati mortali. Ad esempio, se non si fa il digiuno eucaristico di un’ora e si fa ugualmente la comunione, non si va per questo all’inferno: si va all’inferno solo quando si trasgredisce alla Parola di Dio, e cioè al comandamento dell’amore (a Dio e al prossimo) e non quando si trasgredisce alla tradizione. Così come non conduce all’inferno, dice lui, tralasciare qualche volta la messa domenicale (sottinteso: anche se non ci si confessa prima di ricevere l’Eucaristia).
Io ho sempre pensato che questi precetti fossero inderogabili per poter ricevere degnamente l’Eucaristia (fermi restando ovviamente tutti i motivi giustificabili non derivati dalla propria volontà), altrimenti non vedo perché dovremmo rispettarli con tanto impegno… Ritengo che, se la Chiesa nella sua sapienza materna ha prescritto questi precetti, ci sia alla base un preciso intento educativo ispirato dallo Spirito Santo e che non si possa perciò eluderli per leggerezza. Ad esempio se ho il mal di testa, non posso in questo trovare la scusa per non andare alla santa Messa domenicale, almeno mi pare.
Aspetto da lei la illuminante e circostanziata (come sempre) risposta. La ringrazio, non solo per la sua attenzione e risposta, ma anche per tutto il suo prezioso lavoro.
Lorena


Risposta del sacerdote

Cara Lorena,
1. L’amore per Dio non è un vago sentimento dell’animo, ma si esprime nell’osservanza dei comandamenti.
Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 14,21). E ancora: “Da questo sappiamo d’averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui” (1 Gv 2,3-4).
Dunque: amore di Dio e osservanza dei comandamenti alla fine coincidono.

2. Gesù ha anche detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16).
A Pietro in modo particolare e ai suoi successori ha garantito: “A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»” (Mt 16,19).
Pertanto se Pietro dice che l’osservanza di un precetto da lui stabilito è grave, è grave anche davanti a Dio.

3. Venendo ai casi che mi hai riportato, devo dire che la santificazione della festa non è soltanto un comando della Chiesa, ma un precetto divino, che affonda le sue radici nel terzo comandamento: “Ricordati di santificare le feste”.
Nell’Antico Testamento per la violazione di questo precetto era prevista la pena di morte (Es 31,14; 35,2).
Il libro dei Numeri riferisce la pena severa data ad una persona che aveva violato il sabato: “Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori dell’accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell’accampamento e lo lapidò; quegli morì secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè” (Nm 15,32-36).

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dopo aver ribadito diverse volte l’obbligo di partecipare alla Messa la domenica e nelle altre feste di precetto, afferma che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco)” (CCC 2181) e che “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave” (ib.).

5. Il precetto del digiuno eucaristico è antichissimo. Era già rigorosamente praticato, e dalla mezzanotte, ai tempi di sant’Agostino (IV secolo).
Il Codice di diritto canonico dice al can. 919:
§ 1. Chi intende ricevere la santissima Eucarestia si astenga per lo spazio di almeno un’ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l’acqua e le medicine.
§ 2. Il sacerdote, che nello stesso giorno celebra due o tre volte la santissima Eucarestia, può prendere qualcosa prima della seconda o terza celebrazione, anche se non sarà intercorso lo spazio di un’ora.
§ 3. Gli anziani, coloro che sono affetti da qualche infermità e le persone addette alle loro cure, possono ricevere la santissima Eucarestia anche se hanno preso qualcosa entro l’ora antecedente”..

6. Il digiuno eucaristico in passato è sempre stato considerato un obbligo grave.
Oggi i teologi, visto l’alleggerimento della disciplina della Chiesa, tralasciano la discussione se sia grave.
In ogni caso è disciplina della Chiesa. E allora perché non ci si dovrebbe conformare?
Fa parte anche questo della serietà con la quale ci si dovrebbe accostare a questo sacramento.
Non capisco le ragioni per cui il tuo viceparroco sminuisce l’importanza di questa pratica con la quale anche corporalmente ci si mette in atteggiamento di attesa.
Il tuo viceparroco ha accettato di essere ministro della Chiesa. Il non manipolare la disciplina a suo piacimento rientra nella fedeltà all’incarico che gli è stato affidato e che lui ha accettato di compiere.

Ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2018-09-11T17:42:24+00:0018 luglio 2010|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|