Quesito

Gent.mo p. Angelo,
lettore assiduo della sua rubrica, desidero trasmetterle alcune affermazioni del mio parroco che mi hanno lasciato perplesso:
risorgeremo con il corpo ma non si sa perfettamente come sarà, in particolare non è certo del fatto che riconosceremo altre persone (mi sembra che invece lei, rispondendo ad una domanda, abbia elencato alcune proprietà: impassibilità, agilità, sottigliezza, splendore).
Cordiali Saluti
Claudio


Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. mi auguro che tu abbia capito male perché il tuo parroco prima mette tutti in paradiso indipendentemente dai meriti e dal pentimento, e poi dice che di là forse non ci riconosciamo.
Ma che paradiso è quello dove non ci si conosce e non ci si ama?

2. È vero che l’oggetto primario del Paradiso è lo stare sempre col Signore, come dice San Paolo in 1 Ts 4,17.
Ma è anche vero che san Paolo dice che “anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui” (1 Ts 4,14).

3. A questo punto sorge anche una domanda: se di là non ci riconosciamo, come potremo essere in comunione piena con la Beata vergine Maria, con san Giuseppe, con gli angeli e i santi?
Delle due l’una: o hai capito male, o il tuo parroco – nella sua grande confusione – non sa quello che dice.

4. Mi chiedi anche se sappiamo qualcosa della condizione del corpo glorioso.
Sì, lo sappiamo. Ce l’ha detto san Giovanni: “Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3,2).
Allora, se “saremo simili a Lui”, le quattro proprietà che San Tommaso ha contemplato nel corpo glorioso di Cristo, saranno anche le proprietà dei corpi glorificati.

5. Alla fine della tua mail dice: siete due sacerdoti con un sentire diverso. Siete della stessa Chiesa?
La tua domanda è provocatoria perché sai bene che il criterio della verità non è né quello che dice Padre Angelo né quello che insegna il tuo parroco.
Il criterio della verità è il Magistero della Chiesa.
Come sacerdoti, accettando di essere ministri e portavoce di Cristo, abbiamo accettato anche di essere ministri e portavoce della Chiesa.
Ad ogni ministro e ad ogni portavoce si richiede che sia fedele.

Ti chiederei infine di non fare polemica col parroco, soprattutto in pubblico.
Se dice qualcosa di meno conforme all’insegnamento della Chiesa, tu ricorda che il criterio veritativo della fede non è la fede di Tizio o Caio, ma è la fede della Chiesa, anzi la fede di Pietro. A lui Cristo ha detto: “ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).
Ti ringrazio di essere nostro assiduo lettore; insomma, ci sei affezionato.
E anche per questo noi lo siamo di te, con tutto il cuore.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo