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Quesito

Gentile Padre Angelo,
nell’augurarLe un ottimo anno nuovo (2020), vorrei chiederle per coloro che in vita lo hanno ricevuto che valore o significato avrà in Paradiso il carattere indelebile che viene conferito nei tre gradi del Sacramento dell’Ordine.
Le chiedo infine una cortesia: preghi per me e mi ricordi nel Sacrificio Eucaristico, affinché il Signore Nostro Dio, Uno e Trino, possa assistermi in questo 2020, che sarà un anno molto importante per me.
Grazie sempre di tutto!

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. San Giovanni scrive nell’Apocalisse: “Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono” (Ap 14,13).
In Paradiso, oltre a godere della visione beatifica che i teologi chiamano gloria essenziale, si gode di altri beni, chiamati gloria accidentale, che consistono tra l’altro anche nel potere beneficare quelli che sono quaggiù quasi prolungando quanti facevano di qua.

2. I vescovi nella vita presente hanno principalmente il triplice compito di dedicarsi alla preghiera e al ministero della parola, di santificare i credenti per mezzo dei sacramenti e di governare i fedeli loro affidati verso il Cielo.
In Paradiso non cessa la loro carità pastorale. Con i loro meriti (ecco le loro opere che li accompagnano!) e le loro preghiere continuano ad essere intercessori in modo particolare per coloro che Dio aveva loro affidato sulla terra.

3. I sacerdoti attraverso il carattere impresso nella loro anima sono diventati immagini vive di Gesù buon pastore che illumina, santifica e guida i fedeli verso il Cielo.
Quando sono in Paradiso, Dio sazia il loro desiderio di vedere i fedeli santificati.
Chissà quante grazie di illuminazione, di santificazione e di correzione per la loro vita ottengono per quelli che erano stati loro affidati.
Non dobbiamo dimenticare che Cristo ha promesso ai suoi servi che quelli troverà pronti li farà sedere a tavola e passerà a servirli (Lc 12,37).

4. Inoltre adesso che si trovano in Paradiso comprendono meglio la grandezza e la preziosità del loro ministero. Per cui con i loro meriti e le loro preghiere supplicano per i loro confratelli nel sacerdozio che sono rimasti quaggiù affinché abbiano una coscienza sempre più profonda della loro vocazione: “So di chi siamo ministri, a quale altezza ci troviamo e chi è Colui verso il quale ci dirigiamo.
Conosco la grandezza di Dio e la debolezza dell’uomo, ma anche la sua forza.
Chi è dunque il sacerdote? È il difensore della verità, si eleva con gli angeli, glorifica con gli arcangeli, fa salire sull’altare del cielo le vittime dei sacrifici, condivide il sacerdozio di Cristo, riplasma la creatura, restaura in essa l’immagine di Dio, la ricrea per il mondo di lassù, e, per dire ciò che vi è di più sublime, è divinizzato e divinizza” (San Giovanni Crisostomo, Orationes 2,73).

5. Ai diaconi vengono imposte le mani “non per il sacerdozio, ma per il servizio”.
Il loro servizio è triplice: servono all’altare, si dedicano al ministero della parola e all’esercizio della carità.
Come di qua il diacono in forza della sua ordinazione è tenuto a conformarsi sempre di più a Cristo servitore così dal Paradiso continua a servire in  particolare la sua Chiesa suscitando in tutti i medesimi sentimenti di servizio.

6. Questa preziosità del ministero che i nostri Vescovi, i nostri sacerdoti e i nostri diaconi esercitano dal Paradiso andrebbe maggiormente messa a disposizione di tutti.
Il Concilio Vaticano II ricorda il legame fruttuoso fra il Cielo e la terra: “A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santità, nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e in molteplici maniere contribuiscono ad una più ampia edificazione (cfr. 1 Cor 12,12-27).
Ammessi nella patria e presenti al Signore (cfr. 2 Cor 5,8), per mezzo di lui, con lui e in lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr. 1 Tm 2,5), servendo al Signore in ogni cosa e dando compimento nella loro carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1,24).
La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine” (Lumen gentium 49).

7. E ancora: “La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti e, «poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati», ha offerto per loro anche suffragi.
Che gli apostoli e i martiri di Cristo, i quali con l’effusione del loro sangue diedero la suprema testimonianza della fede e della carità, siano con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto; li ha venerati con particolare affetto insieme con la beata vergine Maria e i santi angeli e ha piamente implorato il soccorso della loro intercessione.
A questi in breve se ne aggiunsero anche altri, che avevano più da vicino imitata la verginità e la povertà di Cristo e infine altri, il cui singolare esercizio delle virtù cristiane e le grazie insigni di Dio raccomandavano alla pia devozione e imitazione dei fedeli” (Lumen gentium 50).

Ti ringrazio di aver attirato l’attenzione sul contributo prezioso che i ministri ordinati svolgono dal Cielo.
A questo loro ministero dovremmo ricorrere di più.
A te assicuro la mia preghiera, soprattutto nella celebrazione del Santo Sacrificio.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo