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Quesito

Buongiorno caro padre Angelo,
le scrivo dopo aver letto, riguardo al tema in oggetto, alcune risposte che ha già dato ad altri utenti su questo argomento ma desidererei comprendere con chiarezza qual è la dottrina della chiesa a riguardo e in che modo rispondere a certe affermazioni.
Recentemente sono venuto a contatto con un gruppo di preghiera cattolico che afferma che per le anime dei defunti condannate all’inferno c’è in realtà ancora tempo per la loro redenzione (fino al giudizio universale) e quindi è giusto e necessario pregare per dar loro la forza di venirne fuori.
A dar maggior vigore a queste dichiarazioni vi sono, stando al gruppo ovviamente, delle apparizioni di anime (dell’inferno), che riceverebbe una di loro, che chiedono appunto che si preghi e si facciano dire sante messe per loro. Queste anime a volte dicono parolacce e persino bestemmiano, impossibile quindi, anche se fossero fatti veritieri, che siano anime del purgatorio.
Ero anche a conoscenza del fatto che se un fedele è soggetto a eventi potenzialmente soprannaturali deve rivolgersi ad un sacerdote e comunque all’ordinario del luogo per un serio discernimento. Mi è stato risposto che la chiesa militante è ancora in cammino e che non conosce ancora tutto. Cosa rispondere ad affermazioni così gravi e che, a mio parere, diffondono tra i fedeli dottrine veramente eretiche. Grazie.
La ringrazio per tutto quello che fa e le assicuro le mie preghiere.
Claudio

Risposta del sacerdote

Caro Claudio,
1. se fosse vero quanto asserito da alcune persone non ci sarebbe nessuna distinzione tra purgatorio e inferno.
Se l’inferno non è eterno, vuol dire che è assimilabile al purgatorio.

2. Ma questo è contrario all’insegnamento del Signore e della Chiesa.
Gesù ha detto: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (mt 25,41).

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell’infinita misericordia divina. “Non c’è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c’è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” (CCC 393).
E ancora: “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno” (ccc 1035).
E: “Le affermazioni della sacra scrittura e gli insegnamenti della chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”  (Mt 7,13-14 ).
Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti” (CCC 1036). 

4. San Tommaso, ponendosi la domanda se i suffragi possano giovare ai dannati dell’inferno risponde riportando anzitutto la sentenza di Sant’Agostino: “A coloro che partono da questo mondo senza la fede operante per la carità e senza i sacramenti della fede, sono inutili i servizi religiosi fatti dai loro parenti (Sermone 172).
San Tommaso conclude: “Ma i dannati si trovano tutti in queste condizioni.
Dunque i suffragi a loro non giovano” (Supplemento alla somma teologica, 71, 5, sed contra).

5. Afferma poi che l’opinione di chi dice che i suffragi possono aiutare i dannati “è presuntuosa, perché contraria alle affermazioni dei santi padri; e inconsistente, perché non si appoggia su nessuna autorità: ed è irragionevole. Sia perché i dannati sono fuori del vincolo della carità, mediante la quale i defunti partecipano alle opere dei vivi. – Sia perché essi sono giunti al termine dello stato di viatori, ed hanno ricevuto la retribuzione finale per quello che hanno meritato, come i santi che sono nella patria celeste.
Il fatto che manchi ancora qualcosa alla gloria o alla pena del corpo, non li pone nello stato di via; perché tanto la gloria dei santi come le pene dei dannati sono essenzialmente e radicalmente nell’anima.
Perciò né può essere mitigata la pena dei dannati, né aumentare la gloria dei santi riguardo al premio essenziale” “(Supplemento alla somma teologica, 71, 5). 

6. San Tommaso si chiede ancora se per la misericordia di Dio possa terminare la pena dei dannati.
A tale proposito scrive: “Come dice Sant’Agostino (de civitate Dei 21, 17.23), fu un errore di Origene ammettere che dopo un certo tempo anche i demoni sarebbero stati liberati dalle pene per la misericordia di Dio. 
Ma questo errore fu condannato dalla Chiesa per due motivi. Primo, perché contraddice apertamente le affermazioni della Scrittura, tra le quali questa dell’Apocalisse: “E il diavolo loro seduttore fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono già la bestia e i falsi profeti, e saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli” (Ap 20,10): espressione quest’ultima che nella Scrittura sta a indicare l’eternità. 
Secondo, perché se da una parte Origene esagerava la misericordia di Dio, dall’altra la restringeva. Infatti è identica la ragione per cui si ammette che gli angeli buoni permangano nell’eterna beatitudine e che gli angeli cattivi siano puniti eternamente. Perciò, come ammetteva che i demoni e le anime dei dannati a un dato momento verranno liberati dalle pene, così ammetteva che gli angeli e le anime dei beati dovranno finalmente essere sottoposte alle miserie della vita presente” (Supplemento alla somma teologica, 99, 2). 

7. A proposito dei doni soprannaturali che il Signore dona alla sua Chiesa, va detto che il primo criterio di discernimento sulla verità di tali carismi è l’umiltà.
È vero che la Chiesa è sempre in cammino sotto la guida dello Spirito Santo, ma è anche vero che lo Spirito Santo chiede di stare sotto la guida di coloro che Egli stesso ha posto come pastori: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio” (At 20,28).

8. Per questo il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium ha dichiarato: “Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «a ciascuno la manifestazione dello spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1 Cor 12,7).
E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione.
Non bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari, né sperare da essi con presunzione i frutti del lavoro apostolico. Il giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (cfr. 1 Ts 5,12 e 19-21)” (LG 12).

9. Pertanto le sole affermazioni che hai riportato sono sufficienti per dire che non si tratta di carismi.

Ti auguro ogni bene, ti ringrazio delle preghiere e ti assicuro volentieri le mie.
Ti benedico.
Padre Angelo