Quesito

Gentile Padre,
avrei bisogno di spiegazioni in merito a questo passo della Bibbia, ossia Gc 1,5-8: "Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni".
Questo sembra voler dire che è impossibile che Dio possa concedere un miracolo, un segno, un aiuto o comunque un qualsiasi bene a chi glielo chieda esitando (dove per "esitando", come si evince anche da alcuni commenti in ambito cattolico, sembra si faccia riferimento al dubitare), ossia con una fede frammista a dubbio (e mi riferisco sia al dubbio sull’esistenza di Dio che al dubbio sul fatto di ricevere effettivamente quanto chiesto a Dio), che possiamo quindi definire imperfetta. Ciò proprio in quanto in Gc 1,7 sta scritto "un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore".
Ecco dunque la mia domanda: come si spiegano allora alcuni episodi evangelici in cui si rileva che Gesù (fermo restando che Egli ci chiede una fede piena, cioè priva di dubbio), da Amore immenso qual è, ha concesso miracoli anche a chi glieli ha chiesti con fede imperfetta (cioè con fede frammista a dubbio)?
La ringrazio tanto anticipatamente e le auguro ogni bene.
Cordiali saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
Leggo in un Commentario biblico:
1. “Si deve domandare a Dio la vera sapienza, la quale è indispensabile per ogni cristiano.
Qui si tratta della sapienza cristiana, che nelle tribolazioni ci fa conoscere la mano di Dio, il quale per mezzo di esse ci guida alla perfezione e alla salvezza, e ci insegna a soffrire con gioia e con rassegnazione.
Come è chiaro, questa sapienza è necessaria per ogni cristiano.
La chieda a Dio. La preghiera è il gran mezzo per ottenere ogni grazia da Dio. Che dà a tutti abbondantemente. (…).
Egli non rimprovera coloro che gli presentano suppliche né rinfaccia i benefici altre volte concessi”.
 
2. E ancora: “La preghiera per essere efficace deve essere accompagnata dalla fede, ossia dalla fiducia nella bontà e nella potenza infinita di Dio.
 Senza esitare, ossia senza dubitare né della sua potenza, né della sua bontà, né della sua fedeltà nel mantenere le promesse fatte.
Chi esita, ossia chi prega ora sperando di ottenere e ora diffidando che Dio gli conceda ciò che domanda, è simile al flutto del mare, vale a dire si mostra incostante. Ora Dio ha promesso le sue grazie a coloro che avrebbero perseverato nella preghiera (Lc 11,9; 18,1).
Per conseguenza un uomo così, che dubita, non deve pensare di ottenere qualcosa di quello che chiede dal Signore. Dice Sant’Agostino (Serm. 15): se manca la fede, l’orazione perisce… la lede è la fonte dell’orazione”.

3. Come vedi, la lettera di Giacomo parla della sapienza e poi dalla sapienza passa al chiedere in generale.
Tu invece intendi per il “qualcosa” di cui parla Giacomo: “un miracolo, un segno, un aiuto o comunque un qualsiasi bene”.
Ebbene qui è necessario distinguere.
Perché un conto è il miracolo, un altro conto è un bene qualunque, anche prezioso.
I miracoli si possono domandare, ma non si possono meritare.
Sono grazie straordinarie date per l’utilità comune, e più precisamente per manifestare la santità di vita di una persona oppure l’ortodossia della sua dottrina.
I miracoli concessi per intercessione di un santo, come gli altri carismi in senso stretto, Dio li concede a beneficio anche dei peccatori perché si convertano.
E per questo Gesù li ha concessi anche a persone che certamente avevano commesso dei peccati perché a un tale ha detto: “Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio” (Gv 5,14).

4. In teologia si dice che questi carismi non sono né oggetto di merito (e cioè non si possono meritare) né soggetto di merito (e cioè che li compie non avanza in santità in virtù del miracolo che ha ottenuto).
Si avanza nella santità solo in virtù di un amore più grande e cioè di una carità più intensa verso il Signore e verso il prossimo.
Pertanto un conto è domandare una grazia, un altro conto è domandare un miracolo

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo