Quesito

Carissimo Padre Angelo
Mi chiamo M. Ho 35 anni vivo in Tailandia e sono sposato con una donna Tailandese. Mi sono trasferito in Tailandia per lavoro dove ho creato una resort. Quando ero in Italia ero abbastanza attivo in parrocchia. Arrivando al nocciolo della questione quando ho deciso di venire a vivere qui in Tailandia la mia ex fidanzata mi ha lasciato perché non ha voluto venire con me. Mi volevo sposare e avere una famiglia Cristiana. Purtroppo vivendo in Tailandia non ci sono molte donne Cattoliche, ho anche provato ad incominciare una relazione con certe donne del mio paese ma non erano interessate a causa della distanza. Ho provato anche a trovare delle donne nella parrocchia che frequento a Bangkog, ma non ne le ho trovate per me. Dopo 3 anni di ricerca nell’ambito cattolico all’eta di 32 anni ho deciso che era arrivato il momento di dovermi trovare una donna e incominciare una famiglia, anche se la donna che avrei trovato non fosse stata cattolica. Ho trovato la mia attuale moglie, Chang, che ha 10 anni meno di me. Lei è Buddista. Abbiamo due figli. Al riguardo di questo matrimonio Qui giace la mia ragione di mandargli questa email per chiarificare qualche punto. In primis ho cercato di convertirla e farla diventare cattolica, ma non ci sono riuscito. Di conseguenza mi sono dovuto sposare solo civilmente. Anche se l’ho sposata civilmente al momento del mio matrimonio, avevo nel cuore di sposarla secondo i voti cristiani. Sono per la Chiesa sposato? Se no cosa dovrei fare ora?
Secondo punto (e forse il più difficile) riguarda la sessualità. Io vorrei viverla secondo il precetto Cristiano, ma è assai difficile con una donna Buddista. Questo è motivo di molti litigi e crisi matrimoniali e per quieto vivere alcune volte assecondo mia moglie, se pur malvolentieri. Il principio Buddista, detto in termini spiccioli, è vivi la sessualità se non ti provoca dolore. Per capire cosa ci portava dolore, io e mia moglie abbiamo vagliato tutte le possibili sessualità.
Il terzo punto è la fedeltà. Mia moglie mi ha detto che quando è rimasta incinta e non siamo riusciti ad avere rapporti, mi vedeva che soffrivo per la mancanza di sesso. Così mi ha detto che sono libero secondo il Buddismo di praticare rapporti sessuali con un’altra donna a patto che venga pagata giustamente, che non sia sposata con nessun altro e che le provoco dolore.
Quarto punto è la procreazione. Si può secondo mia moglie evitare il concepimento se la donna non se la sente. In questo caso, secondo mia moglie possiamo usare contraccettivi artificiali o il coito interrotto.
Quinto punto: Il Kamasutra. Cosa la chiesa dice a proposito di ciò?
L’ultima domanda: posso ricevere la comunione? So che faccio cose che non dovrei fare nella sessualità di coppia, ma io ho provato con tutto me stesso a trovare una donna Cristiana e a vivere un matrimonio cristiano.
Grazie mille


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la tua mail è per me e credo anche per molti visitatori sorgente di conoscenze nuove inerenti al Buddismo e in particolare sul vivere la sessualità.
Hai sposato una ragazza buddista non per disprezzo della fede cristiana ma solo perché le ragazze di qua non se la sono sentita di cambiare paese, vita e amicizie.
Quelle cristiane che hai conosciuto a Bangkog non erano fatte per te.
Alla fine hai ripiegato su una ragazza buddista.

2. San Paolo dice che il matrimonio deve essere “nel Signore” (1 Cor 7,39), cioè celebrato tra cristiani.
Sant’Ignazio di Antiochia dice che “è dovere degli sposi e delle spose stringere la loro unione con la approvazione del vescovo, affinché il matrimonio sia secondo il Signore” (Lettera a Policarpo, 5,2) e cioè ordinato alla santificazione.

3. Non è impossibile la santificazione nella strada che hai intrapreso ma è molto difficile, e può trovare particolari difficoltà.
Innanzitutto perché il cammino non viene fatto insieme.
In secondo luogo perché diverso è l’obiettivo cui tendete: tu tendi alla santificazione che consiste nell’essere una cosa sola con il Signore con il quale ti sei sposato nel giorno del tuo Battesimo.
Per i buddisti non è chiaro quale sia il senso della vita: probabilmente quello di giungere a non provare dolore attuando una purificazione che aiuti ad entrare nel nirvana, che è forse una comunione con il tutto o forse anche con il nulla.
In ordine a questo obiettivo non ci si sorprende nel sentire che sono ritenuti leciti alcuni comportamenti che per noi sono per lo meno strani, come una certa attività sessuale extraconiugale.

4. Si comprende come mai San Paolo abbia detto che i cristiani debbano sposarsi nel Signore.
La Chiesa non proibisce di sposarsi con una persona di religione diversa. Esorta a non farlo.
Ma quando lo si fa, chiede di celebrare il matrimonio in Chiesa con dispensa per disparità di culto per ricevere, almeno per la parte cattolica, gli aiuti della grazia propria del matrimonio.
Diversamente il matrimonio risulta invalido.

5. È il Codice di Diritto canonico a dichiarare che la disparità di culto è un impedimento che invalida il matrimonio.
Ecco che cosa dice:
Can. 1086 – § 1. E’ invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta e non separata dalla medesima con atto formale, e l’altra non battezzata.
§ 2. Non si dispensi da questo impedimento se non dopo che siano state adempiute le condizioni di cui ai cann. 1125 e 1126.”
I canoni 1125 e 1126 dicono:
Can. 1125 – L’Ordinario del luogo, se è una causa giusta e ragionevole, può concedere tale licenza; ma non la conceda se non dopo il compimento delle seguenti condizioni:
1° la parte cattolica si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica;
2° di queste promesse che deve fare la parte cattolica, sia tempestivamente informata l’altra parte, così che consti che questa è realmente consapevole della promessa e dell’obbligo della parte cattolica;
3° entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse da nessuno dei due contraenti.
Can. 1126 – Spetta alla Conferenza Episcopale sia stabilire il modo in cui devono essere fatte tali dichiarazioni e promesse, sempre necessarie, sia determinare la forma per cui di esse consti nel foro esterno e la parte non cattolica ne sia informata”.

6. Come vedi, il tuo matrimonio civile non è riconosciuto dalla Chiesa ed è considerato invalido.
La Chiesa può dispensare da questo impedimento, ma chiede che vi siano garanzie per vivere la propria fede e per educare i figli nella religione cristiana.
Non è soltanto una questione di forma: nel matrimonio celebrato solo civilmente non viene comunicato l’aiuto della grazia sacramentale.
Inoltre, come tu stesso confermi con quanto hai scritto, vengono fuori tutti i problemi connessi al fatto che non sono state concordate alcune condizioni riguardanti la vita matrimoniale e l’educazione dei figli.
Pur abitando in Tailandia dovevi fare i passaggi previsti.
Pertanto la domanda che tu hai posto alla fine della tua mail trova già qui la sua risposta: al momento presente non puoi recere i sacramenti perché non potrebbero fruttificare.
La Chiesa ti dice che sei sempre suo figlio. Ti dice che sei tenuto ad alimentare la tua vita spirituale nutrendoti della Parola di Dio e partecipando al Santo Sacrificio della Messa, che è ben contenta che ti senta unito alla comunità ecclesiale e che dia la tua collaborazione secondo le tue capacità.
Ma non sei sposato regolarmente secondo i sacri canoni.

7. Ci tengo a dire che pur non essendo valido il tuo matrimonio tuttavia per la Chiesa non sei un convivente, ma uno che si è sposato solo civilmente.
La differenza è notevole perché i conviventi non si prendono impegni davanti alla società, mentre tu sei una persona che si è obbligata con precisi doveri, tanto più adesso che sono presenti dei figli.

8. Per accedere ai Sacramenti il primo presupposto è che tu regolarizzi in Chiesa la tua situazione e che riceva gli aiuti della grazia del sacramento del matrimonio e degli altri sacramenti (Confessione e Santa Comunione) che per te in modo particolare sono importantissimi per far fonte alle difficoltà che ti si presentano, e che non sono comuni.

9. Desidero rispondere anche alle varie domande che mi hai posto.
Mi dici che secondo principi buddisti il criterio che si dovrebbe seguire nell’intimità coniugale sarebbe quello di non provocare dolore.
Per la Chiesa può andare bene che non vi sia dolore, ma non è questo il criterio.
Il criterio è che si tratti di amore vero, di donazione di sé, senza alcuna riserva e questo c’è quando ci si dona in totalità, anche nella capacità di diventare padre e madre, tanto più che ci si congiunge proprio attraverso le potenze generatrici.
Il solo criterio di non provocare dolore è insufficiente, perché di per sé può essere solo concupiscenza, amore egoistico, e non donazione di sé.
Inoltre la sola concupiscenza, che mette sempre più fame e sete di se stessa, spegne la tensione verso la santificazione e impedisce di penetrare nelle sacre realtà nascoste (i cosiddetti sacri misteri) della nostra fede.

10. Ancora: secondo i principi del Buddismo nell’impossibilità di avere rapporti sessuali con la propria moglie in alcuni tempi della gravidanza sarebbe lecito avere rapporti sessuali con un’altra donna a patto che venga pagata giustamente, che non sia sposata con nessun altro e che non le provochi dolore.
Come vedi, in quest’affermazione si coglie bene quale sia il senso della vita secondo il Buddismo: vivere serenamente, non soffrire e non far soffrire.
Di per sé si tratta di cose importanti, ma non costituiscono ancora il senso della vita che per un cristiano è l’unione da cuore a cuore con Dio, la santificazione.
Inoltre la concessione di andare ad alcune condizioni con altre donne priva la sessualità dei suoi valori più profondi, la banalizza, la considera una pura scarica di tensione emotiva e psicologica e la riduce al rango delle funzioni fisiologiche del nostro organismo.
Giovanni Paolo II ricordava che la sessualità nella persona umana tocca l’intimo nucleo di sé e proprio per questo è coinvolge la disposizione di fondo della propria vita che può essere quella di permanere nella logica del dono di sé o al contrario quella della pura libidine.
Come vedi, non è necessario essere cristiani per comprendere questo.
Si tratta di valori umani importantissimi che per noi costituiscono la premessa dell’itinerario della santificazione.

11. Altro punto: per evitare il concepimento si può ricorrere alla contraccezione.
Anche la Chiesa dice che i coniugi possono decidere di non avere altri figli, ma questo va fatto senza ridurre il rapporto sessuale a puro strumento di soddisfazione personale perché questo sarebbe la stessa cosa che ridurre il proprio sposo a oggetto di soddisfazione.
Nella contraccezione il gesto dell’intimità viene privato di ciò che ha più prezioso: il dono di sé senza manipolazione alcuna del proprio sposo, che diversamente viene strumentalizzato in ordine ai propri bisogni.
Anche per questo la contraccezione non è una strada che porta alla santificazione.
Senza dire che tutti i metodi contraccettivi, ad iniziare dal coito interrotto, comportano alcune conseguenze negative a livello psicologico e talvolta anche fisiologico su di lui o su di lei o anche su rapporto di coppia.
E qui il non provocare dolore viene contraddetto da ciò che si dovrà pagare in seguito.

12. Ultimo punto: che cosa dice la Chiesa a proposito del Kamasutra.
Potrei dire che non dice niente, non entra in questi dettagli.
La Chiesa ha il compito di insegnare le vie di Dio anche all’interno dell’intimità coniugale.
Quando dice che questi atti devono servire alla santificazione dei fedeli ha detto già quasi tutto.
La Chiesa si accontenta semplicemente di enunciare due principi. Eccoli:
1°- “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (Paolo VI, Humanae vitae 11) e che per questo:
2°- “è esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (Paolo VI, Humanae vitae 14).

13. Questi due principi vanno intesi all’interno di quanto ha insegnato il Concilio Vaticano II: “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (Gaudium et spes, 51).
Come vedi l’orizzonte non è un benessere umano, l’essere privi di dolore.
È invece un orizzonte di ordine soprannaturale, che si chiama santità, e che ridonda a sua volta in maniera straordinariamente benefica sull’anima e sul corpo.

Ti ringrazio per i vari quesiti che mi hai posto.
Ti auguro ogni bene: in primis la santità tua, quella della moglie e in particolare modo quella dei tuoi figli.
Vi ricordo tutti al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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