Quesito

Caro Padre Angelo,
ho intenzione di consacrarmi a Gesù per mezzo di Maria come San Luigi Maria di Monfort propone nel suo libro, il trattato della vera devozione.
Tuttavia non riesco bene a comprendere un passaggio cruciale della santa pratica e spero che lei possa aiutarmi: il punto riguarda la questione dei beni meritori e soddisfattori. Non mi è ben chiaro, infatti, come mai il valore meritorio della buone azioni sia incomunicabile agli altri mentre il valore soddisfattorio che riguarda peccati personali invece sì ( come è scritto nel trattato).
La mia domanda è la seguente: non dovrebbe essere il contrario, cioè non sarebbe il valore meritorio quello comunicabile agli altri e quello soddisfattorio personale e incomunicabile? Ovviamente mi sbaglio, poichè il testo dice il contrario, e vorrei che lei mi aiutasse a far luce su questo aspetto.
La ringrazio, non è la prima email che le scrivo e mi ha sempre aiutato a dissipare miei dubbi nella fede.
Grazie per il servizio che svolge e stasera propongo di raccomandarla al Signore nelle mie preghiere.
Cordialmente
Pasquale


Risposta del sacerdote

Caro Pasquale,

  1. le affermazioni che hai riportato sono vere.

Le virtù sono incomunicabili. Si potrà contagiare gli altri con le proprie virtù, ma in questo caso è sempre il soggetto che le fa sue.
Ad esempio: uno non può dare la propria fede o la propria castità a un altro. Si può comunicarne il fascino. Ma nel momento in cui vengono fatte proprie sono acquisizione del soggetto.

2. La stessa cosa vale per le grazie, che sono doni o miracoli che il Signore concede ai singoli. Se uno riceve un’apparizione, non la può donare a nessuno.
Potrà comunicarne i contenuti, ma con le proprie forze non può rendere altre persone soggetto dell’apparizione.

3. La stessa cosa vale per i meriti.
Essi sono legati alle azioni di chi se li è procurati.
Si potranno comunicare i benefici dei meriti, ma l’azione meritoria rimane di chi l’ha compiuta.

5. Per questo Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia ha ricordato che “in ogni uomo non c’è nulla di tanto personale e intrasferibile quanto il merito della virtù o la responsabilità della colpa” (RP 16).

6. Tuttavia se non possiamo donare i nostri meriti, possiamo però meritare per gli altri.
Si può meritare davanti a Dio con le opere buone compiute in grazia.
Tuttavia è necessario dire come si può meritare.

7. Ebbene, si può meritare in due maniere: o per stretto rigore di giustizia (i teologi direbbero: per una specie di diritto, come chi ha lavorato ha diritto per giustizia di essere pagato), oppure a titolo di amicizia e di familiarità.
Il primo tipo di merito viene chiamato merito de condigno.
Il secondo viene detto merito de congruo.

8. Allora, se si è in grazia, si può meritare de condigno solo per se stessi.
Ciò significa che possiamo meritare beni di ordine sopranaturale come l’aumento della grazia, della fede, della speranza della carità e dei doni dello Spirito Santo.
Se siamo in grazia, possiamo meritare per gli altri solo de congruo, e cioè solo a titolo dell’amicizia e della familiarità con Dio.
Pertanto sotto quest’aspetto possiamo pregare per gli altri e anche meritare per loro, perché il Signore doni loro la fede, la salute, i beni che sono loro necessari. Ma meritando solo a titolo di amicizia non abbiamo a rigore il diritto di essere ascoltati.
In ogni caso la preghiera fatta merita sempre per chi la fa.

9. La soddisfazione invece consiste nello scontare la pena.
Ora la pena è un atto esteriore inflitto da un altro e come tale può essere diminuita o estinta dalla bontà di terzi.
In questo senso uno può pagare per un altro la multa ricevuta.
Alla società interessa di essere risarcita nel danno subito.
Non le interessa sapere se chi risarcisce sia il colpevole o un benefattore.

10. Per questo San Tommaso dice che “quando due uomini sono uniti nella carità l’uno può soddisfare per l’altro.
Non è così invece per la confessione e per la contrizione: poiché la soddisfazione consiste in un atto esterno” (Somma teologica, III, 48, 2, ad 1).
La confessione, in quanto è richiesta di perdono, non può essere che un atto personale e insostituibile. È un atto di virtù, e come tale è intrasferibile da chi lo compie, come ha detto Giovanni Paolo II.
La stessa cosa vale per il pentimento o contrizione. Nessuno può pentirsi al posto di un altro. Il pentimento rimane sempre un atto personale e intrasferibile.

11. A proposito della soddisfazione per i peccati di altri  abbiano un grande esempio in Nostro Signore il quale “è venuto nel mondo precisamente per espiare il peccato del genere umano” (Somma teologica, III, 14, 1).
Ma questa soddisfazione non esime il soggetto dal pentimento e da quanto è necessario fare per attingere la soddisfazione di Cristo, e cioè la confessione sacramentale.

12. Mi compiaccio per la tua volontà di consacrarti al Signore per mezzo di Maria.
Maria è sempre la strada migliore e soprattutto è sempre la strada più breve.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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